VYASA KRSNA-DVAIPAYANA.
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MAHA-BHARATA.
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Parte 2.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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            Testo fornito dal progetto:
    SATHYA - ANANDA. Le verit che danno gioia.
  Referente Luca Pistolesi. email: pistluca@ats.it.
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Indice di questa parte.
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Libro 6: BHISHMA PARVA.
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86. Dritarashtra si prepara alla grande tragedia.
87. Sanjaya inizia a raccontare.
88. La Bhagavad-gita.
89. Il primo giorno.
90. Il secondo giorno.
91. Il terzo giorno.
92. Il quarto giorno.
93. Il quinto giorno.
94. Il sesto giorno.
95. Il settimo giorno.
96. L'ottavo giorno.
97. Nella tenda di Bhishma.
98. Il nono giorno.
99. I Pandava da Bhishma.
100. Il decimo giorno.
101. La caduta di Bhishma.
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Libro 7: DRONA PARVA.
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102. Sanjaya torna ancora dal campo.
103. L'undicesimo giorno.
104. Il voto dei Trigarta.
105. Il dodicesimo giorno.
106. La caduta di Bhagadatta.
107. Il tredicesimo giorno - Abhimanyu.
108. Jayadratha chiude la breccia.
109. La morte di Abhimanyu.
110. Il voto di Arjuna.
111. Gli avvenimenti della notte.
112. Il quattordicesimo giorno.
113. L'avvicinamento di Arjuna.
114. I timori di Yudhisthira.
115. Satyaki, il grande eroe.
116. Bhima nella scia di Satyaki.
117. Il duello fra Bhima e Karna.
118. Bhurishrava.
119. La morte di Jayadratha.
120. La guerra notturna.
121. Ghatotkacha.
122. Il quindicesimo giorno.
123. Drona cade.
124. La rabbia di Asvatthama.
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Libro 8: KARNA PARVA.
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125. Sanjaya racconta.
126. La nomina di Karna - il sedicesimo giorno.
127. Il diciassettesimo giorno.
128. La tragica fine di Dusshasana.
129. Il duello fra Arjuna e Karna.
130. La caduta di Karna.
131. Duryodhana e il segreto di Karna.
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Libro 9: SHALYA PARVA.
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132. Shalya nominato comandante.
133. Il diciottesimo giorno.
134. Duryodhana si immerge nel lago.
135. Preparativi del duello finale.
136. Duryodhana sconfitto.
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Libro 10: EPILOGO.
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137. I festeggiamenti per la vittoria.
138. Il massacro notturno.
139. La punizione di Asvatthama.
140. L'abbraccio mortale.
141. L'incoronazione di Yudhisthira.
142. Shanti Parva.
143. La nascita di Parikshit.
144. Le istruzioni di Vidura.
145. Gli avvenimenti di Prabhasa.
146. Krishna torna nel suo mondo.
147. Dvaraka invasa dalle acque.
148. I Pandava si ritirano.
149. La meta celeste.
150. Parole conclusive.
Glossario.
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Fine Indice.
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Libro 6: BHISHMA PARVA.
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86. Dritarashtra si prepara alla grande tragedia.
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Vyasa, osservando le due armate sconfinate appartenenti ai suoi discendenti, schierate l'una ad ovest e l'altra a est, grazie ai suoi poteri di chiaroveggenza, con nitidezza pot scorrere le pagine cruente della futura battaglia di Kurukshetra. Fu a quel punto che decise di andare ad Hastinapura a trovare suo figlio Dritarashtra.
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"La guerra che avete accuratamente preparato durante questi lunghi anni  divenuta una realt, oramai," gli disse. "Ho visto i due eserciti schierati in posizione di combattimento sulle rive del Gange e io ti avverto che saranno trascorsi solo pochi giorni dal suo inizio che ti ritroverai a piangere la perdita delle persone alle quali tieni maggiormente."
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Dritarashtra non rispose. Sapeva bene che ci che Vyasa diceva si sarebbe rivelata un'amara verit, ma dentro di s rimaneva sempre un barlume di speranza, alimentato dalla sicurezza che gli derivava dalla forza immensa del suo esercito.
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"Se vuoi osservare ci che avverr a Kurukshetra posso darti la possibilit di vedere ci che avviene sul campo di combattimento," aggiunse poi.
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"Padre mio," rispose lui, "io non desidero vedere il massacro fraticida che avverr a partire da domani. Per non voglio neanche ignorare la realt dei fatti. Fa in modo che qualcuno possa raccontarmi tutto nei minimi dettagli."
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"Cos sar. Accorder a Sanjaya il potere di osservare simultaneamente ci che accade in ogni angolo della sconfinata terra di Kurukshetra. Potr percepire i sentimenti e captare i pensieri pi reconditi di coloro che si apprestano a morire o a sopravvivere; inoltre quando si trover sul campo di battaglia, sar invulnerabile all'urto di qualsiasi arma. "Momenti tremendi si apprestano, figlio mio, ed io prevedo, senza ombra di dubbio, che la vittoria non potr mai essere dei tuoi figli."
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Detto ci Vyasa part. Con l'animo turbato e la mente in subbuglio, Dritarashtra chiese a Sanjaya di parlargli dei numerosi luoghi santi e delle regioni di Bharata-varsha, cos da dimenticare almeno per un p la terribile ansiet che lo opprimeva.
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Sanjaya, che era un grande erudito, gli parl allora di delicati e controversi problemi filosofici quali le tre suddivisioni delle entit viventi che popolano l'intero universo e le complesse interazioni dei cinque elementi che compongono l'aspetto grossolano della creazione materiale. Ancora, descrisse fantastici luoghi come l'isola Sudarshana, Bharata-varsha ed altri, soffermandosi su ogni dettaglio e specificando persino la durata della vita dei loro abitanti.
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And avanti a parlare per diverse ore, poi, terminato il discorso, si rec sul campo di battaglia. Torn ad Hastinapura dieci giorni dopo.
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"O re, la politica demoniaca dei tuoi figli sta gi dando i suoi primi frutti. Insieme a numerosissimi altri re e soldati, il grande e invincibile Bhishma, che ha provveduto a te nei primi anni della tua vita come se fossi stato suo figlio, il figlio di Ganga che possiede perfetta conoscenza dei principi che governano questo mondo e l'altro,  caduto sul campo ferito a morte, trafitto dalle centinaia di frecce scoccate dagli archi di Arjuna e Shikhandi. Egli sta ora aspettando il momento propizio chiamato Uttarayana per abbandonare le sue spoglie mortali."
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Dritarashtra si sent come fulminato: non trovava le parole per descrivere il suo dolore. Poi, riavutosi, riusc a dire: "Come  stato possibile? Bhishma era invincibile e invulnerabile praticamente a qualsiasi arma, e sarebbe potuto morire solo quando lo avesse desiderato. Come hanno fatto? Egli  riuscito persino a confondere Parashurama e neanche i deva stessi avrebbero voluto incontrarlo sul campo di battaglia. O Sanjaya, appaga la mia curiosit, racconta gli eventi di questi primi dieci giorni di battaglia." Sanjaya gli si sedette accanto e inizi a parlare.
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87. Sanjaya inizia a raccontare.
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Non lontano dal lago Samanta-panchaka, creato in tempi antichi dall'avatara Parashurama, stazionava la grande armata dei Pandava. Quando quella mattina uscirono dalle loro tende, tutti videro in lontananza un brulicare di stendardi e capirono che i Kurava erano arrivati. I loro cuori guerrieri, sempre assetati di battaglie, esultarono. Krishna e Arjuna soffiarono con forza nelle loro conchiglie devadatta e panchajanya per dar loro il benvenuto e i Kurava, anch'essi pieni di eccitazione, risposero con conchiglie, trombe e tamburi.
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La mattina stessa i generali delle due parti si incontrarono per stabilire le regole da osservare durante la battaglia; poi il fermento delle ultime preparazioni tattiche riprese, pi febbrile che mai.
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"Dobbiamo dare il nostro massimo appoggio a Bhishma," disse Duryodhana al fratello Dusshasana mentre erano indaffarati ad organizzare le truppe, "specialmente durante gli attacchi di Shikhandi, che  predestinato ad uccidere Bhishma.
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Nella vita precedente egli era Amba e grazie a severe austerit  rinata come Shikhandi: il suo cuore  pi che mai colmo di odio, e in questa vita non desidera altro che vedere ai suoi piedi il nostro amato e vecchio nonno. Proteggiamolo dunque con cura, poich in assenza di Karna la nostra vittoria dipende da lui."
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Intanto Bhishma, alla testa dell'undicesima falange, incoraggiava i soldati risvegliandone il loro ardore guerriero. Ognuno non aspettava altro che cominciare la battaglia, pronto a vincere o a morire. Fin dall'inizio sette tra i migliori si posero con i loro carri intorno a quello di Bhishma per proteggerlo dagli attacchi del figlio di Drupada. All'infuori di Karna, tutti erano sul campo, pronti a combattere.
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Dall'altra parte i Pandava osservavano lo sterminato esercito avversario. In quegli attimi di sottile tensione Krishna, per nulla preoccupato, ebbe per l'amico Arjuna, parole incoraggianti e fiduciose. Poi le manovre terminarono e sulla sconfinata piana cal un gran silenzio. Si sentiva solo il soffio leggero della brezza e il cinguettio degli uccelli.
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Ma inaspettatamente Yudhisthira scese dal carro, si tolse l'armatura e gett le armi sul terreno, seguito dai suoi fratelli. E tutti e cinque si diressero a piedi in direzione dell'esercito nemico, nel punto in cui si notavano i cavalli bianchi di Bhishma. Tutti erano stupiti: che voleva fare? che intenzioni aveva il figlio di Dharma?
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"Sicuramente ha paura e cerca la protezione dell'anziano per evitare la sconfitta e salvare la sua vita e quella dei suoi fratelli," disse qualcuno. "Come  potuto nascere un simile codardo nella razza kshatriya?", dissero allora altri. "La sua pazienza e la sua rettitudine erano invece una copertura alla sua vigliaccheria."
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Nessuno capiva cosa stesse succedendo. Solo Bhishma, Drona e Kripa guardavano con un sorriso sulle labbra. Arrivati di fronte all'anziano parente, Yudhisthira lo salut con grande rispetto e gli disse: "Sono venuto a porgerti i miei omaggi e a chiederti il permesso di combattere contro di te. Senza il tuo accordo noi non potremmo porci di fronte a te neanche per pochi istanti. Accordaci le tue benedizioni."
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Bhishma sorrise e benedisse i nipoti. A quel punto i Pandava andarono da Drona e Kripa e chiesero anche a loro la stessa cosa. I tre maestri furono felici nel vedere quanto i figli di Pandu fossero umili e rispettosi nell'osservare i sottili principi della religione. Ottenuto il consenso dai suoi maestri e superiori, Yudhisthira annunci a voce alta che la guerra sarebbe cominciata immediatamente.
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Tornati indietro, i cinque cominciarono a rimettersi le armature con movimenti talmente vigorosi ed energici che nessuno riusciva a distogliere lo sguardo dalle loro figure. Era uno spettacolo vederli in piedi sui loro carri, con lo sguardo fermo e solenne e splendenti come cinque Indra.
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Duryodhana, dopo aver osservato attentamente la disposizione dei nemici, si rec da Drona. "Guarda, o maestro, la grande armata guidata dal tuo intelligente discepolo Drishtadyumna. Guarda quanti eroi, tutti potenti come Arjuna e Bhima. Anche dalla nostra parte ci sono guerrieri invincibili come Bhishma, te stesso e altri ugualmente forti. Tuttavia noi sappiamo che essi tenteranno di colpire l'anziano Bhishma; per questo chiedo a voi tutti di dargli la massima protezione."
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A quel punto il figlio di Ganga, notando la preoccupazione di Duryodhana, pens di rincuorarlo suonando la sua conchiglia: a ruota fu seguito da tutti i soldati Kurava. Si produsse un suono assordante. Ma quando i Pandava risposero, il suono delle loro conchiglie giunse fino ai pianeti celesti, causando un vivo terrore nei cuori dei soldati Kurava.
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88. La Bhagavad-gita.
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E in quel momento il figlio di Pandu, seduto sul carro con l'emblema di Hanuman, avendo visto il possente esercito nemico schierato con grande sapienza tattica, disse a Krishna: "O infallibile, guidami tra le due armate cos che io possa vedere chi, in disprezzo della propria vita,  venuto a partecipare a questa guerra."
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Condotto da Krishna nel mezzo dei due schieramenti, Arjuna scorse i suoi parenti e amici, tutti armati e pronti a morire. Prevedendo il tragico destino che attendeva la maggior parte di loro, fu sopraffatto dalla compassione e con voce tremante per l'emozione disse: "Krishna, dopo aver visto tanti che conosco e mi sono cari, ho perso la voglia di combattere.
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Come posso scagliare le mie armi contro i miei amici e parenti, che amo e rispetto pi di ogni altra cosa? Io credo che da questa guerra non possa venire fuori niente di buono. A che ci servono gli onori e le ricchezze se li conquistiamo al prezzo della vita altrui? La morte di queste persone causerebbe solo grandi dolori e disordine in tutto il mondo e noi, che crediamo di essere virtuosi, saremmo macchiati dal peccato per l'eternit."
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Dicendo queste parole, Arjuna gett in terra il suo arco e le sue frecce, e si sedette sul carro, disperato, con la mente ansiosa e le mani rese malferme dall'agitazione. A quel punto disse: "O Govinda, io non combatter."
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Vedendo Arjuna depresso a causa della compassione che sentiva per tutti i suoi cari, Krishna disse: "Mio caro Arjuna, quelle che hai detto solo apparentemente sono parole giuste. In realt sei prigioniero di un'impotenza degradante che non conduce all'elevazione ma all'infamia. Non cedere a questa debolezza sentimentale e risorgi."
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Arjuna, giungendo le mani in segno di rispetto, disse: "O Madhusudana, mi sento confuso. Non so quale sia la cosa pi giusta da fare. Per favore, dimmelo tu. Io sono tuo discepolo: istruiscimi."
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E Shri Krishna cominci a parlare: "Il saggio non si lamenta n per i vivi n per i morti, in quanto sa che l'anima  eterna, che non nasce n muore mai. Cos come in questa stessa vita l'anima spirituale passa dal corpo di un fanciullo fino a quello di un anziano, in modo analogo al momento della morte passa in un altro corpo: una persona sobria non deve lasciarsi disturbare da questo fenomeno naturale.
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"In questo mondo la sofferenza e il dolore appaiono e scompaiono periodicamente proprio come le stagioni; tali variazioni provengono dalla percezione dei sensi e non hanno realt assoluta. Devi dunque imparare a tollerare senza esserne disturbato. Solo colui che raggiunge questo stadio di imperturbabilit  degno della liberazione.
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Considera, o discendente di Bharata, che ci che pervade il corpo  eterno e indistruttibile e che solo il rapporto che lo lega ad esso  temporaneo; combatti, dunque, con animo sereno.
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"Ma se anche tu credi che l'anima sia parte integrante di questo meccanismo di morti e rinascite, non hai ragione di lamentarti, in quanto la morte non sarebbe altro che un momento come un altro della storia dell'esistenza. "Combattere  un tuo dovere naturale, che hai acquisito al momento della nascita e quindi devi farlo. In caso contrario la gente non creder che tu l'abbia fatto per compassione, ma per paura, e il tuo nome sar deriso per sempre. Dunque abbandona questa debolezza, alzati e combatti.
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"Tuttavia poich credi che le tue azioni sarebbero macchiate dal peccato, ti spiegher come potrai agire pur restando libero dalle conseguenze.
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"Ci sono uomini che sono attratti dal linguaggio fiorito dei Veda, che raccomandano attivit interessate allo scopo di raggiungere i pianeti celesti o nascite migliori per una vita di gioie e opulenze: essi sostengono che niente  superiore a ci. Nelle menti di costoro non pu attecchire la determinazione per il servizio devozionale al Signore Supremo.
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Ma tu devi ergerti oltre le influenze della natura materiale, trascendere questo mondo, e per ottenere ci devi agire secondo i tuoi doveri prescritti, ma senza pretendere di gioire dei frutti delle tue azioni; la tua perfezione consiste dunque nell'atto stesso e non nell'esito che potr rivelarsi piacevole o meno.
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Non devi mai essere attaccato al successo o provare repulsione davanti al fallimento, ma fa tutto come servizio disinteressato alla Suprema Personalit di Dio. Avari sono coloro che vogliono godere dei risultati delle loro azioni.
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"Se dunque ti comporterai secondo tale coscienza spirituale, in questa stessa vita trascenderai ogni condizionamento, sarai libero dal ciclo delle morti e delle rinascite e raggiungerai lo stadio che  al di l di tutte le miserie."
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Arjuna chiese: "O Krishna, da quali sintomi si pu riconoscere colui che ha raggiunto la trascendenza?"
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Shri Bhagavan rispose: "Colui che ha abbandonato ogni desiderio per la gratificazione dei propri sensi, che nascono dalla speculazione della mente, e quando questa, cos purificata, trova soddisfazione solo nel s, puoi essere certo che  situato in pura coscienza trascendentale. E colui che non  pi disturbato dalle miserie della vita materialistica, che non gioisce o si lamenta nelle situazioni di felicit o di sofferenza, che  libero da attaccamento, paura e rabbia,  un saggio dalla mente ferma.
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Arjuna, l'attaccamento per le cose di questo mondo si pu vincere solo provando un gusto superiore, altrimenti i sensi, che sono pi impetuosi e inarrestabili del vento, trascineranno nuovamente l'anima condizionata nel pozzo dell'esistenza materiale.
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E' attraverso la contemplazione degli oggetti dei sensi che un uomo sviluppa attaccamento per essi, e per tale ragione perde la propria intelligenza. Ma se controlla i sensi servendosi dei principi regolatori della libert, pu ottenere la misericordia del Signore, riacquistare la propria intelligenza e raggiungere la vera pace. E al momento della morte pu entrare nel regno di Dio."
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Krishna continu: "O Arjuna senza peccato, a questo punto ti spiegher meglio perch ti sto esortando a combattere. Non puoi ottenere la perfezione astenendoti dall'espletamento dei tuoi doveri, poich tutti sono forzati ad agire secondo le caratteristiche che la natura materiale ha imposto loro. In funzione di ci se anche ritirassi i tuoi sensi dall'azione, la mente rimarr comunque sugli oggetti dei sensi, e prima o poi ritorneresti su di loro. Dunque ti dico di agire, ma in spirito di devozione; agisci offrendo le tue azioni a Vishnu, per la sua soddisfazione, e queste non ti legheranno al mondo fenomenico n sarai nel peccato.
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Persino se tu fossi al di l di questo mondo e fossi gi liberato, dovresti assolvere i tuoi doveri, poich gli altri seguirebbero il tuo esempio e saresti causa di rovina per la societ intera. Devi dunque armonizzare queste due cose, imparando a conoscere bene la differenza tra azione in spirito di devozione e azione motivata da interessi materialistici.
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Se tu offri a Me tutto ci che fai senza volere nulla in cambio e senza credere che qualcosa ti appartenga, sarai libero da ogni peccato. Dunque, o Arjuna, combatti."
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Arjuna chiese: "Cos' quell'energia che spinge un uomo a peccare, come se fosse costretto da una forza superiore?"
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La Suprema Personalit di Dio rispose: "E' la lussuria, Arjuna, il nemico che tutto divora; essa nasce dal contatto con l'influenza della passione e poi si trasforma in collera. Questa lussuria non pu mai essere saziata, brucia come il fuoco ed  l'eterno nemico della pura coscienza dell'entit vivente. O Arjuna, impara a controllarla fin dall'inizio, regola i sensi ed elimina questo assassino della conoscenza e della realizzazione spirituale."
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Shri Krishna continu: "Questa scienza suprema che ti sto offrendo  la stessa che in tempi antichi impartii a Vivashvan. Io ti sto introducendo nei suoi meandri perch sei mio amico e devoto."
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Arjuna chiese: "Come puoi aver trasmesso questa conoscenza a Vivashvan, che  molto pi anziano di te?"
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Shri Bhagavan disse: "Noi abbiamo vissuto molte esistenze, ma mentre Io posso ricordarle tutte, tu non ne sei in grado. Sebbene Io sia il non-nato, di millennio in millennio discendo in questo mondo nella mia forma trascendentale personale, ogni qualvolta si verifichi un declino nelle pratiche religiose. E chi viene a conoscenza della natura spirituale della Mia apparizione e delle Mie attivit non prender pi nascita in questo mondo materiale.
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"Ora ricorda le differenze che esistono tra azione e inazione: colui che agisce libero dal desiderio di gratificazione dei sensi  un saggio i cui peccati sono stati bruciati dal fuoco della conoscenza perfetta; egli, sebbene si impegni in numerose attivit, in realt non agisce affatto e non si macchia di alcun peccato.
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Cos, pur agendo in svariate maniere, si dirige verso la Meta Suprema. Tutto ci devi impararlo da un maestro spirituale autentico, ponendogli domande e servendolo, e allora, se anche dovessi venire considerato dagli altri il peggiore dei peccatori, in realt grazie a questa conoscenza trascendentale potrai attraversare l'oceano delle miserie materiali."
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Arjuna chiese: "O Krishna, prima Tu hai parlato di rinuncia all'azione, poi mi hai raccomandato l'azione devozionale. Puoi dirmi quale delle due  la migliore?"
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E Shri Krishna disse: "Entrambe conducono alla liberazione, ma di esse l'azione devozionale  la migliore, perch comprende anche l'altra; infatti colui che non odia n desidera i frutti del suo lavoro  gi rinunciato e sciolto dalle catene della dualit. E' gi completamente liberato.
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Lo studio analitico del mondo materiale (sankhya- yoga) e il servizio devozionale (karma-yoga) non differiscono affatto tra di loro e conducono allo stesso fine. Rinunciare ad agire senza impegnarti nel servizio devozionale non ti render felice, ed  anche pericoloso. Un saggio, sebbene sembri impegnato in normali attivit mondane, in realt le ha gi trascese e vive felicemente persino in questo mondo."
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Shri Bhagavan continu: "Dunque il vero rinunciato  colui che lavora come se vi fosse obbligato, con la mente distaccata dai frutti della propria azione. Questo  vero yoga: nessuno pu diventare uno yogi a meno che non rinunci al desiderio per la gratificazione dei sensi. Ma devi imparare a controllare la tua mente, o Arjuna, la quale pu essere la tua migliore amica o la tua pi aspra rivale. Controllala, e liberati dai desideri e dal senso di possesso. Meditando su di Me, potrai raggiungere la Mia eterna dimora."
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Arjuna disse: "O Madhusudana, il metodo di realizzazione che mi hai appena riassunto mi sembra difficile, in quanto la mente  troppo instabile e irrequieta, e credo che sia difficile da controllare ancora pi del vento."
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Krishna rispose: "Tale impresa  sicuramente difficile, o figlio di Kunti, ma diventa possibile se segui una giusta disciplina. In tal caso il successo  assicurato."
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Arjuna chiese: "Cosa succede a colui che inizia il cammino della liberazione e per qualche ragione non raggiunge la meta? Viene forse privato di ogni successo e perisce come una nuvola solitaria?"
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La Suprema Personalit di Dio rispose: "Colui che tenta la via della realizzazione e non conclude il cammino, dopo tanti anni di gioie nei pianeti dove vivono coloro che sono pii, rinasce in una famiglia di gente virtuosa, avanzata nella saggezza. E grazie a tale nascita, la sua coscienza divina si risveglia e riprende il cammino interrotto fino ad ottenere successo completo.
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"Questa natura materiale  composta di otto elementi, e oltre ad essa esiste un'altra energia, costituita dalle entit viventi che cercano di sfruttare a proprio vantaggio le risorse della materia.
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E sappi anche che oltre a queste esisto Io, che ne sono l'origine e la dissoluzione, che non vi  verit superiore a Me, e che tutto in Me sussiste proprio come le perle di una collana sono tenute insieme dal filo. Io sono l'origine di tutto, o Arjuna, e solo chi si sottomette a Me potr attraversare il vasto e difficile oceano dell'ignoranza."
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Il Signore Supremo continu: "Mio caro Arjuna, poich tu non sei invidioso di Me, ti impartir la conoscenza pi confidenziale. Questo intero universo  pervaso dalla Mia forma non manifestata e tutti gli esseri sono in Me, ma Io non sono in loro. Io sono il Creatore e il Mantenitore di tutto ci che esiste.
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Alla fine del millennio tutto torna in Me e per Mio volere tutto automaticamente si manifesta ancora per poi essere nuovamente distrutto. Io controllo tutti i fenomeni dell'universo.
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"Dunque, per liberarti dai legami dell'azione, fai tutto offrendolo in sacrificio a Me. Pensa sempre a Me, diventa Mio devoto, offriMi omaggi; cos assorto nella Mia persona sicuramente verrai a Me."
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Arjuna disse: "Tu sei la Suprema Personalit di Dio, il rifugio ultimo, il pi puro, la verit assoluta. Tu sei l'eterna e trascendentale persona suprema, il non-nato, il pi grande. Tutti i saggi pi puri come Narada, Asita, Devala e Vyasa confermano questa verit e ora Tu stesso me l'hai dichiarata.
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O Krishna, io accetto come verit qualsiasi cosa Tu mi abbia detto. Tu sei il Signore di tutto ci che esiste. Ora, dunque, parlami delle Tue varie forme su cui posso meditare; descrivimi le Tue potenze infinite."
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E il Signore, per accontentare il Suo intimo amico, le descrisse, poi gli mostr la forma universale. Confuso e sbigottito nel vedere quell'aspetto del Signore, Arjuna lo preg di ritornare alla sua originale forma.
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Poi torn a chiedergli: "Chi deve essere considerato pi elevato: colui che  impegnato correttamente nel Tuo servizio devozionale o colui che adora il Brahman impersonale?"
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Shri Bhagavan disse: "Colui che fissa la mente sulla Mia forma personale ed  sempre impegnato nell'adorarmi con grande fede trascendentale,  senz'altro il pi avanzato. Anche chi medita e desidera raggiungere il non manifestato Brahman arriva a Me, ma arduo  il suo cammino. Al contrario libero velocemente dall'oceano di nascite e morti i miei devoti.
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"Caro Arjuna, se desideri fissare la tua mente in Me senza mai deviare, allora segui i principi regolatori del bhakti-yoga; in questo modo svilupperai il desiderio di raggiungerMi. Ma se non riesci a fare neanche questo, allora cerca di agire per Me. Se anche questo ti riesce difficile, allora rinuncia ai risultati delle tue attivit. E se anche ci ti sembra impraticabile, coltiva la conoscenza trascendentale."
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Arjuna chiese: "O Hrishikesha, spiegami cosa sono la rinuncia (tyaga) e l'ordine di rinuncia (sannyasa)."
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La Suprema Personalit di Dio disse: "La cessazione di quelle attivit che hanno il solo fine di soddisfare i propri desideri materiali  ci che gli eruditi chiamano ordine di rinuncia; e l'abbandono dei risultati che provengono da esse  ci che i saggi chiamano rinuncia (tyaga).
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"Ogni cosa dovrebbe essere compiuta come se fosse un obbligo, senza attaccamento e senza aspettarsi alcun risultato. Mai devi astenerti dal compiere i tuoi doveri prescritti, poich tale rinuncia  condizionata dall'influenza dell'ignoranza; se agisci in tale coscienza non sei toccato dalle reazioni del peccato.
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"Solo attraverso il servizio devozionale puoi realizzarMi cos come sono in realt, e cio la Suprema Personalit di Dio. E quando sarai in piena coscienza di Me grazie a tale devozione, entrerai nel Mio regno trascendentale.
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"Cos ti ho parlato degli aspetti pi confidenziali della conoscenza, la quale non dovrebbe essere spiegata a coloro che non siano austeri, o devoti, o che siano vittime dell'invidia.
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Rifletti su tutto ci che ti ho detto e poi agisci come meglio credi. Abbandona ogni dharma e sottomettiti a Me. Io ti liberer da ogni reazione peccaminosa. Non temere.
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"Colui che studia questa nostra sacra conversazione Mi venera con la sua intelligenza, e se ascolta con fede e senza invidia si liberer dalle reazioni peccaminose e perverr ai pianeti pi alti."
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Arjuna disse: "O Acyuta, la mia confusione  svanita. Grazie alla tua misericordia, ho riguadagnato la pace e ora sono libero dai dubbi e pronto ad agire secondo le tue istruzioni."
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Cos, o Dritarashtra, per la misericordia di Vyasa ho ascoltato la conversazione tra le due grandi anime, Krishna e Arjuna. Essa  stata cos meravigliosa che sento i capelli rizzarsi sulla testa e sensazioni di estasi pervadono il mio corpo; quando mi si ripresenta dinanzi agli occhi la sublime forma del Signore Krishna, la mia gioia  sempre pi intensa.
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Dovunque c' Krishna, il Signore di tutti i mistici, e Arjuna, il supremo arciere, l sono certamente presenti l'opulenza, la vittoria, il potere sovrumano e la moralit. Questa  la mia opinione.
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89. Il primo giorno.
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Riprese le armi con grande determinazione, Arjuna risal sul suo carro da guerra. Un silenzio ricco di attesa cal tra i soldati. Poi i due eserciti si mossero dapprima con lentezza, poi aumentando gradualmente la velocit, fino a lanciarsi con decisione l'uno contro l'altro. L'urto fu terribile.
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Un frastuono assordante si ud particolarmente nel punto in cui Dusshasana aveva sferrato l'attacco, prontamente contrastato da Drishtadyumna. Nonostante il rumore si levasse altissimo, si poteva distinguere nettamente il ruggito di Bhima, che era stato attaccato contemporaneamente da dodici dei fratelli di Duryodhana.
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Nel vedere il valido combattente oppresso da un nugolo di avversari assetati della sua vita, i cinque figli di Draupadi, Abhimanyu, Nakula e Sahadeva vennero in suo aiuto e il nemico fu ricacciato indietro. Erano passati solo pochi minuti che gi era possibile capire cosa sarebbe stata quella battaglia: lo spettacolo di morte era tale da far rizzare i peli per il terrore.
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Bhishma si ritrov di fronte il battaglione capeggiato da Arjuna, e i soldati Kurava si resero immediatamente conto di cosa significasse avere di fronte il Pandava: l'arco Gandiva non si fermava un momento, le sue frecce erano fitte come le gocce di pioggia durante un tremendo temporale, e i soldati cadevano senza neanche accorgersi da chi o da cosa fossero stati colpiti.
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In diverse parti dello sconfinato campo di battaglia si notavano fantastici duelli come quello fra Satyaki e Kritavarma, fra Abhimanyu e Brihadbala, e fra Yudhisthira e Shalya. La battaglia infuriava sempre pi, tanto che il tumulto divenne indescrivibile. In un inferno di armi che saettavano tra corpi umani e animali, e carri di varia foggia, l'ardore kshatriya dei guerrieri si sfog in tutta la sua violenza.
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Uno dei punti pi caldi si rivel quello in cui Bhima si ritrov di fronte il battaglione di Duryodhana; avendo finalmente davanti a s l'odiato cugino, questi scese dal carro e, da solo, contando unicamente sulla mazza che portava sempre con s, si scagli contro i soldati che lo circondavano provocando il panico e la fuga generale.
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Ma fra tutti, colui che stava causando il maggior numero di vittime era sicuramente il figlio di Ganga, che sembrava il fuoco della dissoluzione quando, alla fine del tempo concesso all'esistenza dell'universo materiale, brucia i mondi. A causa sua i Pandava contavano, alla fine del pomeriggio, pesanti perdite.
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Bhishma era stato incontenibile; ogni qualvolta veniva in contatto con le truppe avversarie, queste sembravano squagliarsi come il burro quando lo si accosta a un grande fuoco.
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Abhimanyu, che osservava quella catastrofe da vicino, a un certo punto non riusc pi a tollerare la vista di cotanta distruzione e attacc il vecchio e venerabile guerriero; il pi giovane contro il pi anziano.
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Il figlio di Arjuna, nato dall'energia di Soma, era un grandissimo combattente, per cui riusc a ferire Bhishma, Shalya e Kritavarma, facendo addirittura cadere la bandiera del carro dell'anziano; agit cos tanto le acque gi tempestose della battaglia che i suoi soldati ripresero coraggio e speranza, e ritornarono ad affrontare il nemico con baldanza.
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Abhimanyu aveva dimostrato che Bhishma non era invincibile: tale riprova fu di fondamentale importanza per il morale delle sue truppe.
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Le uniche perdite importanti che i Pandava quel giorno avevano subito, erano stati i due figli di Virata: il giovane Uttara e suo fratello Sveta, entrambi uccisi da Bhishma. I due ragazzi si erano battuti con grande valore.
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Il sole aveva cominciato a celarsi dietro l'orizzonte e la luce pareva avere esaurito i bagliori pomeridiani; il generale pi anziano, suon la conchiglia che ordinava il rientro delle truppe. Il primo giorno della pi sanguinosa guerra mai combattuta era finito.
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Bhishma era stato tanto terribile che Duryodhana si sentiva ebbro di contentezza. Diceva a tutti che se il nonno avesse continuato a combattere in quella maniera, tutto sarebbe finito molto presto, e con la loro vittoria. I Pandava invece erano demoralizzati: avevano subito pesanti perdite.
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"Hai visto cosa sa fare Bhishma?" si lament Yudhisthira alla presenza di Krishna. "Egli  invincibile, non  possibile stargli di fronte neanche per qualche secondo. Ora realizzo quanto sia stato sciocco credere in una vittoria contro un esercito forte della sua presenza. Sarebbe stato meglio per tutti se avessi continuato a stare nella foresta. Che si pu fare contro di lui e Drona?"
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"Non hai niente di cui preoccuparti," rispose Krishna. "Nessuno dei tuoi pi cari amici  caduto, e io sono ancora qui con te, e anche Arjuna e tutti gli altri. Di cosa ti preoccupi? Domani troveremo il modo di fermarlo."
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Ai guerrieri sembr che le ore della notte passassero in un istante; appena il tempo di chiudere gli occhi ed era gi l'aurora, che annunziava il secondo giorno.
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90. Il secondo giorno.
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Con l'immagine di Bhishma ancora davanti agli occhi, i Pandava schierarono le loro truppe nella forma chiamata krauncha, ritenendola pi efficace a contrastare la sua azione. Vedendo ci, Duryodhana si allarm e and da Drona e Kripa, i quali lo incoraggiarono con parole sagge.E i due eserciti si ritrovarono ancora l'uno al cospetto dell'altro.
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Lo scenario di morte non fu meno terribile del giorno precedente: in pochi minuti il massacro si ripet in maniera cruenta: il sangue cominci a scorrere a ruscelli, i corpi umani ad ammucchiarsi l'uno sopra l'altro, insieme a quelli dei cavalli e degli elefanti e sopra il campo, in attesa di iniziare il loro pasto, volavano i falchi, gli avvoltoi e i corvi.
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Quando videro avvicinarsi Bhishma, un grande numero di eroi Pandava, fra cui Abhimanyu, Bhima e Satyaki conversero in quella direzione, tentando inutilmente di fermarlo e di ricacciarlo indietro; ma l'anziano sembrava pi un essere sovrannaturale che un uomo, e non c'era maniera di arrestarlo. Era come un tornado che al suo passaggio lascia solo distruzione.
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Il figlio di Indra, avendo sentito il frastuono assordante di quella devastazione, si rivolse a Krishna e disse: "Ascolta questi tremendi boati: sono prodotti dalle armi celestiali di Bhishma. E le grida appartengono ai nostri soldati che fuggono. E ascolta questi sibili: sono le sue frecce che cercano vite da spegnere. O Krishna, portami immediatamente dal grande figlio di Ganga, o egli incenerir il nostro esercito in pochi secondi."
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Quando furono sul posto, Arjuna non pot fare a meno di fermarsi un momento ad ammirarlo. Se non fosse stato per il fatto che stava perdendo tanti bravi soldati, non si sarebbe mai stancato di vederlo lottare. Ma poi decise di agire e gli si lanci contro.
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Vedendo avvicinarsi Arjuna, Bhishma lasci perdere il crudele massacro di tutti quei soldati che nonostante il loro grande valore militare erano veramente indifesi davanti a lui, e si prepar a ricevere colui che solo egli stesso, Drona e Karna potevano fronteggiare. E il fantastico duello cominci.
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Le frecce che scaturivano dai loro archi erano cos numerose che il sole ne fu oscurato, perch quelle, scagliate con maestra sovrannaturale, si scontravano in cielo sprizzando scintille.
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Talvolta Arjuna deviava con una freccia cento di quelle di Bhishma, e altre volte l'anziano riusc con una sola a spezzarne cento di quelle dell'avversario: ne risult uno spettacolo meraviglioso. Molti guerrieri sospesero persino i duelli in atto per guardare i due sciorinare i loro repertori marziali umani e divini.
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Ad un certo momento Bhishma cominci ad avere la peggio. Ma accortosi che il comandante delle sue truppe veniva pressato con violenza, Duryodhana, seguito da Drona, Vikarna e Jayadratha accorse in suo aiuto.
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Pure il Pandava, il cui arco sembrava un cerchio di fuoco emanante armi micidiali, li tenne tutti lontani. Immediatamente anche Satyaki ed altri valorosi corsero in aiuto del maestro e si potr concepire con gran facilit cosa pot causare un accentramento di forze di tale portata.
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Arjuna e Krishna sembravano presenti in pi punti contemporaneamente, e ovunque venivano visti il risultato era sempre lo stesso: morte e distruzione.
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Le prodezze di Bhishma del giorno precedente furono ripetute dal Pandava in quella sola mattinata; dinanzi a un Duryodhana sempre pi allibito e incapace di reagire, il terzo figlio di Kunti distrusse una grossa porzione dell'esercito Kurava.
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Terrorizzato, Duryodhana corse da Bhishma. "Da come si stanno mettendo le cose, sembra che questa combinazione di Krishna e Arjuna causer la nostra totale dissoluzione, e ci sta accadendo perch tu e gli altri non volete combattere al massimo delle vostre possibilit. Se tu solo lo volessi, potresti ucciderlo in un momento, ma lo ami troppo per farlo. Ah, se avessi Karna qui con me. Per favore, unisciti a Drona e agli altri e fermali."
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Punto da quelle parole e disgustato dall'atteggiamento del nipote Bhishma, maledicendo di essere nato kshatriya, avanz in direzione di Arjuna e il duello tra i due riprese, affascinante come quello di Indra contro i pi grandi asura.
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Intanto da un'altra parte del campo Drona e Drupada si erano ritrovati dopo tanto tempo di fronte e tutto il vecchio rancore era riesploso l, a Kurukshetra. Aiutato da Drishtadyumna, Drupada stava gi mettendo le forze dell'acarya a dura prova quando Bhima, nel vedere il suo generale impegnato in quell'aspra battaglia, lasciando dietro di s solo morte e devastazione, accorse e mise Drona in grave difficolt.
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Ma Duryodhana si accorse che il guru stava cominciando a vacillare sotto i colpi del nemico e mand in suo soccorso il monarca di Kalinga con le sue truppe. Subito Bhima lasci Drona a Virata e Drupada e si prepar a ricevere i nuovi arrivati.
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Mentre calava da solo contro le truppe, il Pandava si leccava le labbra: ne riusc una distruzione totale: il re di Kalinga, i suoi figli e le sue truppe furono tutti trucidati da Bhima mentre i sopravvissuti, terrorizzati al solo sentire quei terribili ruggiti, fuggivano il pi lontano possibile, ovunque non ci fosse il pericolo di incontrare ancora quel dio della morte.
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Intanto Shikhandi, Drishtadyumna e Satyaki, vedendo Bhima circondato di nemici, erano accorsi nella zona dove questi ancora danzava come un leone impazzito, mai sazio di vittime: e i quattro, uniti, agitarono le falangi nemiche come un mare in tempesta.
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Alla vista di un tale sterminio, Bhishma intervenne nel tentativo di dividerli; un giavellotto distrusse il carro di Bhima e lo mise in una posizione svantaggiosa, ma Satyaki intervenne, uccise l'auriga di Bhishma e lo costrinse alla ritirata.
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I due si congratularono vicendevolmente per i successi che avevano riportato. Era mezzogiorno.
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In un'altra parte del campo Asvatthama stava causando serie difficolt ai figli di Draupadi, ma Abhimanyu accorse e salv i cugini dalla rabbia del brahmana. Tanto si muoveva con grazia ed efficacia sul campo di battaglia che sembrava un secondo Arjuna. Per tutto il pomeriggio padre e figlio seminarono il terrore dovunque si trovassero.
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Fu verso sera che Bhishma e Drona si incontrarono, e ambedue esternarono serie preoccupazioni al riguardo delle gesta del Pandava."Oggi Arjuna  talmente furioso che non si pu contenere," disse il primo. "Neanche io riesco a fermarlo. Per nostra fortuna il sole sta tramontando. Ordiniamo subito la ritirata; domani vedremo cosa fare."
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Cal la sera, e tutti tornarono nelle proprie tende. Gli eroi Kurava erano visibilmente preoccupati, i soldati semplici terrorizzati. L'armata aveva cominciato a perdere i primi grandi: Kalinga, Sakradeva, Bhanuman e tanti altri erano caduti, e quasi l'intera armata Kalinga era stata distrutta da Bhima.
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Solo nella sua tenda, Duryodhana sconsolatissimo cominciava a realizzare che quella guerra non sarebbe finita tanto velocemente come aveva immaginato la sera precedente. Come in un incubo, non riusciva a cancellare l'immagine di Arjuna e Bhima che massacravano i suoi soldati con impeto inaudito.
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Quella sera per la prima volta cominciava a scorgere delle verit nelle parole di Bhishma, di Vidura e di tanti altri, i quali avevano sempre tentato di metterlo in guardia riguardo alla forza dei cugini. Ma fino a quel giorno non aveva mai realizzato quanto fossero forti in realt.
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Nell'altro accampamento si respirava ben altra atmosfera. Tutti, in special modo gli eroi della giornata, e cio Bhima, Arjuna e Abhimanyu erano in visibilio per come era andata quella giornata di combattimento.
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91. Il terzo giorno.
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La disfatta del giorno precedente aveva messo in guardia Bhishma, che organizz pi prudentemente i suoi eserciti nella formazione garuda. Nel becco del gigantesco uccello s'era posto egli stesso; negli occhi stazionavano Drona e Kritavarma; Asvatthama e Kripa, con i loro battaglioni, formavano la testa; i Trigarta e Jayadratha erano nel collo, ed il corpo era formato da Duryodhana con tutti i suoi fratelli. Nella coda infine c'era Brihadbala, il re di Koshala.
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Tutti erano ovviamente accompagnati dalle rispettive armate. Prima di lanciarsi ancora all'attacco, Bhishma parl ai soldati, rinnovando in loro il coraggio che sembravano avere smarrito.
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Quando Arjuna vide la formazione nemica avanzare verso di loro, si consult con Drishtadyumna: i due decisero di rispondere all'attacco con l'assetto a mezzaluna. Nella prima punta, con la sua armata, c'era Bhima; lungo il fianco, in crescente densit, Drupada e Virata; poi Nila e Drishtaketu; dopodich si ammiravano il possente Drishtadyumna e suo fratello Shikhandi; seguivano Yudhisthira con il suo esercito di elefanti, Satyaki e i cinque figli di Draupadi.
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Anche Abhimanyu e il fratellastro Iravan erano nelle vicinanze. Infine Ghatotkacha e i Kekaya. All'altra punta, incutendo terrore a chiunque li guardasse, si erano posti Arjuna e Krishna, che teneva le redini in mano. Tutti erano ansiosi di tornare al combattimento.
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Bhishma, con il suono della sua conchiglia, diede il segnale dell'inizio della battaglia. In un fitto polverone che impediva una chiara visuale, l'anziano, aiutato da Drona, fu affrontato da Bhima e dal figlio Ghatotkacha; ma gli sforzi dei due eroi non servirono ad impedirgli il solito immane massacro.
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Simile a un enorme fuoco che muovendosi fra batuffoli di cotone, l'incendia in un batter d'occhio, Bhishma fece il vuoto attorno a s, costringendo ancora una volta Arjuna a dirigersi verso di lui.
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Vedendolo arrivare, i soldati che coprivano le spalle al Kurava si batterono al massimo delle loro forze, volendo permettere al loro generale di continuare la sua opera di devastazione. Shakuni riusc persino a distruggere il carro di Satyaki, ma non riusc ad ucciderlo.
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L'eroe Vrishni salt sul carro di Abhimanyu, dal quale continu a combattere. E mentre Bhishma e Drona si dirigevano verso Yudhisthira, che intanto veniva protetto dai gemelli di Madri, la confusione divent indescrivibile.
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Chi si mise veramente in luce, quel giorno, fu Ghatotkacha, che si mosse con furia terribile, incutendo spavento ancora pi di quanto avesse fatto il padre sino ad allora. Scontratosi con Duryodhana e il suo battaglione, lo annient completamente, risparmiando quet'ultimo solo per non rompere il giuramento del padre.
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Vedendolo combattere come ispirato, Bhima accorse e si scagli contro l'odiato nemico, che pot salvarsi solo grazie all'intervento dei due anziani maestri. Essi riuscirono a portarlo fuori dal campo e a farlo curare dalle numerose ferite che gli erano state inferte.
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Passarono pochi minuti e Duryodhana torn, in tempo per vedere la sua armata martoriata dai prodigi di Bhima e di Satyaki. Non sopportando la vista di tale carneficina, corse da Bhishma.
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"Perch guardate quei due massacrare i nostri uomini e non fate nulla per impedirlo?" grid infuriato. "Eppure tu sei ancora in vita, e anche Drona, e suo figlio Asvatthama, perci come potete permettere che tutto ci accada? Potevate dirlo subito che amate i Pandava cos tanto da volere la loro vittoria. Se avete gi perso la voglia di lottare ditemelo, e io chieder a Karna di venire a combattere per me."
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Bhishma lo guard e gli rise in faccia. "Sono anni che ti sto dicendo che i Pandava non possono essere vinti, che persino Indra stesso non sarebbe in grado di affrontarli in battaglia; ma non hai mai voluto ascoltarmi, non hai mai voluto prestare attenzione a ci che ti dicevo.
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Tutti noi stiamo facendo ci che  nelle nostre capacit, specialmente io che sono oramai vecchio e non posso fare pi di quanto non stia gi facendo."
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Ma poich Duryodhana continuava a rimproverarlo Bhishma, punto dalle parole aspre del nipote, si lanci con furia decuplicata nella mischia.
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E la situazione di quella mattina, che era stata fin troppo favorevole ai Pandava, si capovolse al punto che tutti dovettero risvegliarsi alla dura realt di quella presenza asfissiante. L'arco del vecchio guerriero sembrava cantare, e il sibilo delle frecce, che correvano alla velocit della luce, ne era l'accompagnamento.
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Colpiti a centinaia, i soldati Pandava cadevano mutilati e fiumi di sangue ripresero a scorrere: lo stesso Bhishma sembrava correre alla velocit delle sue frecce. Accorgendosi di quell'esplosione di aggressivit, Arjuna tent di opporsi, ma gli riusciva difficile individuarlo: in un momento sembrava materializzarsi a est, l'istante dopo a ovest, in altri ancora non riusciva a vederlo affatto.
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Sembrava che Bhishma avesse preteso il palcoscenico del campo tutto per s, che solo lui ne fosse diventato il protagonista, e che il suo solo desiderio fosse diventato ad un tratto distruggere, senza l'aiuto di nessuno, l'intera armata dei Pandava. Vedendo tutto ci, Krishna rimprover l'amico Arjuna.
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"Perch guardi questo massacro e non intervieni? Tu potresti fermarlo e non lo fai perch ami e rispetti questo grande uomo; ma hai dimenticato il tuo dovere di kshatriya? hai dimenticato i soprusi che hai dovuto subire dai Kurava? e la promessa che mi hai fatto?"
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"Guida il carro dove si trova ora il grande Bhishma," ribatt il Pandava in tono risoluto.E i due si scontrarono ancora.
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Il combattimento elegante ma efficace di Arjuna fu applaudito apertamente da Bhishma, il quale man mano che questi sciorinava il suo vasto repertorio di maestria marziale, sottolineava quelle meraviglie gridandogli: "Ben fatto!", oppure, "bravo Arjuna!", oppure, "continua cos, figlio di Indra."
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Ma nonostante fosse in totale ammirazione per il nipote, egli combatteva sempre con rabbia tremenda. Arjuna invece si manteneva morbido, quasi gentile, parendo timoroso di offendere quella grande personalit. Tutti lo notarono. Krishna guard Satyaki.
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"Amico mio," gli disse, "io ho promesso a Draupadi di vendicarla di tutte le sofferenze che ha subito, e ho anche promesso di liberare questo pianeta dall'assillo degli asura. Ma Arjuna ama troppo i suoi parenti e i suoi maestri, rispetta troppo Bhishma e Drona e non mette cuore nella battaglia.
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Se continua cos, non riusciremo mai a vincere. Ora, siccome la mia promessa non pu mai riuscire vana e giacch non vuole prestarsi al mio servizio, far io ci che avrebbe dovuto compiere lui."
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E mentre parlava con Satyaki, la sua furia aumentava visibilmente, finch il divino Krishna abbandon la forma umana e assunse quella del distruttore Narayana.
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Non appena ebbe assunto tale aspetto, pens alla sua arma, il Sudarshana che immediatamente, brillante come mille soli, comparve nella sua mano destra. Era terribile e nel contempo affascinante vederlo sul carro di Arjuna con il disco che gli girava a una velocit vertiginosa intorno all'indice destro. Tra nuvole di polvere Krishna salt gi dal carro, con il cipiglio di un leone infuriato.
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Tutti, fermandosi, pensarono: "Ora Krishna distrugger il mondo intero."
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Nessuno poteva distogliere lo sguardo da quell'immagine. E mentre avanzava verso Bhishma con tutta l'intenzione di ucciderlo sul posto, le gocce di sudore si mischiavano alla polvere, mentre i suoi lunghi capelli venivano mossi delicatamente dal vento. A quella scena fantastica, Bhishma scese dal carro e s'inginocchi in terra.
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"O Signore dei Signori," preg con umilt, "io mi inchino davanti a Te. Non merito l'onore della Tua furia quando potresti distruggermi semplicemente volendolo. Ma poich vuoi benedirmi, ti scagli contro di me brandendo Sudarshana. O Narayana, non pu esserci gloria pi grande di questa. Vieni, dunque; togliendomi la vita mi libererai della compagnia empia dei Kurava."
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Vedendo Krishna che si avvicinava minacciosamente all'anziano eroe, Arjuna salt gi dal carro e gli corse dietro, afferrandolo il Signore per il braccio che brandiva il disco. Poi cadde ai suoi piedi.
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"Amico mio, non devi rompere un giuramento per colpa mia: tu hai promesso che non avresti preso le armi in questa battaglia. Ora se tu lo facessi, la tua reputazione verrebbe compromessa. Non adirarti con me, non uccidere Bhishma personalmente; io ti giuro che lo frontegger con maggiore impegno e che lo fermer."
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Placato dalle parole di Arjuna, Krishna torn sul carro e riprese le redini in mano: poi alz la conchiglia trascendentale panchajanya e la suon con forza, imitato dal Pandava. Quei suoni fecero perdere ai loro nemici ogni coraggio, ogni speranza di vittoria.
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Scosso dall'insolita visione del volto furioso di Krishna, quel giorno Arjuna combatt come non mai, usando contro Bhishma le sue armi celestiali e causando una terribile carneficina.
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Fu una grande fortuna per i Kurava che mancasse poco al tramonto, cosicch i generali Kurava poterono richiamare i loro eserciti. Qualora la battaglia fosse continuata, Arjuna avrebbe distrutto l'intero esercito nemico quella sera stessa.
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Nella sua tenda, Duryodhana era l'immagine della disperazione. Per la prima volta aveva visto le terribili capacit del cugino, e ne era terrorizzato. Poi, scesa la notte, trov un p di sollievo nel sonno.
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92. Il quarto giorno.
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Il quarto giorno ripropose i soliti temi: Bhishma da una parte, Arjuna dall'altra imperversarono nelle file nemiche, seminando morte e terrore. Ma quella mattina anche Abhimanyu fu tremendo. Sembrava addirittura che non ci fosse differenza tra il padre e il figlio: quest'ultimo infatti con le sue prodezze stup moltissimo i soldati amici e nemici, che non riuscivano a capacitarsi di come un ragazzo appena sedicenne potesse combattere in quel modo.
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Vedendolo opprimere celebri guerrieri quali Bhishma, Shalya, Citrasena e Asvatthama, Arjuna intanto lo incoraggiava e lo applaudiva, lanciando grida guerriere. Comunque per non correre rischi, Drishtadyumna era l pronto ad aiutarlo.
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Quella mattina cadde un altro eroe, il figlio di Shala, ucciso dalla mazza di Drishtadyumna. Vedendolo cadere al terreno senza vita il padre, con le lacrime agli occhi, accorse per vendicarlo, e con lui Shalya; in quel punto del campo lo scompiglio divenne frenetico.
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Pi in l intanto Satyaki veniva apertamente applaudito per essere riuscito a mettere in fuga il rakshasa Alambusha. A un certo punto della giornata, per nulla dimentico del suo voto di uccidere personalmente tutti i figli di Dritarashtra, Bhima ne adocchi un gruppo e si lanci contro di esso, ingaggiando subito una lotta furibonda.
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Appena Duryodhana vide la scena, impaurito per la vita dei fratelli, accorse e si batt con valore; ma il Pandava non sembrava affatto preoccupato del numero degli avversari che tentavano invano di proteggere i figli di Dritarashtra, e continuava la sua opera di distruzione, uccidendo senza alcuna discriminazione uomini, cavalli ed elefanti.
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Per tutto il tempo danz alla stregua di un leone inferocito che ha trovato le sue prede. E quando quello stato di esaltazione fu giunto all'apice Bhima, con la mazza sollevata sopra la testa, corse contro i figli di Dritarashtra e con un tremendo colpo ne uccise il primo. "Ne mancano novantanove, ora," grid in preda a un raptus omicida.
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Nel proferire quelle parole il tono della sua voce risult spaventoso. Impazzito dalla furia ed ebbro, nel contempo, di gioia, ne uccise otto in pochi minuti. Sembrava completamente fuori di s.
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Vedendolo in quello stato, Bhishma incaric il grande Bhagadatta di proteggere i fratelli del re, sui quali incombeva quella tremenda minaccia. Il nobile monarca, che combatteva sulla groppa di Supratika, un magnifico, gigantesco elefante, si lanci all'inseguimento di Bhima.
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Sotto l'incedere dei suoi zoccoli la terra sussultava, e tutti fuggivano per non essere calpestati. Appena furono vicini, l'anziano e venerabile Bhagadatta scagli contro il Pandava un pesante giavellotto, colpendolo in pieno petto.
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Per la violenza del colpo, veloce e possente come un fulmine, Bhima svenne. Ghatotkacha vide il padre in difficolt e corse in suo aiuto, riuscendo a mettere in fuga il re, che si era visto incapace di sostenere la furia del rakshasa.
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Bhima, che in pochi minuti aveva riacquistato i sensi, insegu insieme a suo figlio insegu Bhagadatta e la sua armata; e ripresero il combattimento.
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Preoccupato per quella micidiale accoppiata, e in ansia per la vita del re di Prajyotisha, Bhishma chiam a s diversi eroi, tutti molto forti, e con loro accorse sul posto in cui i due stavano compiendo un autentico massacro. Ma essi, per nulla impensieriti dall'accorrere di numerosi e valorosi nemici, si leccarono le labbra pregustando il piacere dell'imminente lotta.
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L'impatto fisico dei corpi fu terribile. Bhima e Ghatotkacha, in pochi istanti, spazzarono via migliaia di vite. Vedendoli pi simili a spettri invasati che a uomini, Bhishma cap che non era possibile combattere contro di loro in quel momento e ordin la ritirata.
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E per quarta volta da quando era iniziata la terribile battaglia di Kurukshetra, il sole tramont. Nel loro accampamento i Pandava si complimentarono con Ghatotkacha. Sicuramente l'eroe della giornata era stato lui.
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Solo quando si ritrovarono nelle loro tende i Kurava realizzarono quanti morti avevano lasciato sul terreno: quel giorno avevano perso decine e decine di migliaia di soldati. Esausti e scoraggiati, tutti andarono a dormire senza quasi proferire parola.
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Ma Duryodhana no. Piangeva sconsolato, non riuscendo a scacciare l'immagine dei fratelli, uccisi da Bhima sotto i suoi stessi occhi. Pensava che se questi avesse continuato in quel modo li avrebbe avuti uno ad uno tutti massacrati: a tale pensiero sent un tremito irrefrenabile invadergli il corpo. Tent di dormire, ma dopo svariati e vani tentativi decise di andare a trovare Bhishma.
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"Otto dei miei fratelli sono stati uccisi," gli disse con tono dimesso, "e la furia di Bhima non sembra affatto placata. Come  potuto accadere? Tu, Drona, Kripa, Bhagadatta e tutti gli altri avete guardato senza intervenire e avete permesso questo tremendo eccidio. Io non sapevo che i Pandava e i loro alleati fossero cos forti; credevo che questa battaglia si sarebbe conclusa in pochi giorni con la loro resa. Cosa sta accadendo? cosa li rende invincibili?"
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"Caro figliolo," gli rispose gentilmente Bhishma, "io te l'ho ripetuto per anni fino alla nausea: i Pandava sono pi forti. Sbagli quando ci accusi di aver assistito all'uccisione dei tuoi fratelli senza intervenire. La spiegazione  molto pi semplice: non abbiamo potuto fare niente per loro, come non abbiamo potuto farlo per tutti gli altri.
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"Sei ancora in tempo. Fai pace con Yudhisthira e vivi tranquillamente con gli amici e i parenti che ti rimangono. I Pandava sono pii e non rifiuteranno la tregua n la pace. Se invece sceglierai di continuare sulla strada dell'empiet, allora ti dir subito, se proprio lo vuoi sapere, cosa li rende invincibili: hanno Krishna dalla loro parte, ecco perch nessuno, dico nessuno, pu niente contro di loro. Riconsidera l'entit della nostra forza; quattro giorni di battaglia non sono bastati per farti aprire gli occhi sulla verit?"
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Duryodhana ascolt le parole dell'anziano a testa bassa. Poi, senza aggiungere altro, usc dalla tenda. Bhishma lo conosceva bene; sapeva che la sua natura era tale che mai avrebbe ammesso la sconfitta. Si sdrai e prov a dormire, ma invano. Pensava al duello con Arjuna, a quali strabilianti capacit questi avesse dimostrato, e rivide anche l'incredibile Abhimanyu, che si faceva strada con la potenza di un tornado.
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E poi gli apparve la sua immagine preferita, Krishna, sulla quale meditava ogni giorno, con il bellissimo viso alterato dalla furia che, con Sudarshana nella mano, correva verso di lui intenzionato ad ucciderlo. Pensando al Signore, Bhishma dall'animo puro si addorment.
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93. Il quinto giorno.
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All'alba del quinto giorno Bhishma, sommo maestro del Dhanur-veda, sistem l'esercito secondo la forme del makara. A queste i Pandava risposero con la disposizione tattica del falco.
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Di nuovo i guerrieri si scontrarono con indicibile furore. Il rumore delle spade, il guizzo delle lance e delle frecce, il boato delle esplosioni delle varie armi celestiali e altre decine di spaventevoli fragori si mischiarono alle grida di guerra, ai richiami delle sfide, agli ordini dei comandanti e ai lamenti dei feriti e dei moribondi. Erano terribili scene di morte.
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Deciso a non lasciargli troppa iniziativa, Bhima si oppose al comandante nemico, ma la sua forza sovrumana non gli fu sufficiente. Cos contro il figlio di Ganga dovette intervenire Arjuna, che riusc a fatica a contenerne l'azione devastatrice. Bhima, d'altro canto, non si perse d'animo e, scorti alcuni figli di Dritarashtra nelle vicinanze, si lanci al loro inseguimento.

Duryodhana corse immediatamente da Drona. "Guarda Bhima: sta per lanciarsi contro i miei fratelli. Tu e gli altri cosa fate? Correte in loro aiuto!"
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"Sei uno sciocco," rispose con rabbia l'acarya. "E' inutile che ci rimproveri quando noi stiamo facendo il nostro meglio per portarti alla vittoria. Ma non ti rendi conto di quanto siano forti i tuoi odiati nemici?"
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E senza neanche aspettare la replica del discepolo, Drona torn nel vivo della battaglia, ove fu prontamente affrontato da Satyaki. Il duello che ne scatur fu spettacolare.
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Nel frattempo per la prima volta Bhishma e Shikhandi si erano ritrovati di fronte, faccia a faccia. Shikhandi non era altri che la reincarnazione di Amba che nella vita presente era rinata donna e solo in seguito, grazie a uno yaksha, aveva acquisito gli organi sessuali maschili. Non volendo rispondere agli attacchi dell'avversario, Bhishma subiva senza batter ciglio.
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Intanto Drona, che era seriamente impegnato in una lotta contro Satyaki, si accorse della situazione critica in cui si era ritrovato Bhishma e ricord gli avvertimenti di Duryodhana: l'anziano doveva essere protetto da Shikhandi, perch si sarebbe rifiutato di reagire ai suoi attacchi.
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Nonostante Bhishma fosse del tutto inerme davanti a lui, Shikhandi continuava a colpirlo, trafiggendolo con le sue frecce in pi punti del corpo, tanto da farlo sanguinare abbondantemente. I cinque fratelli Pandava, vedendo il Panchala in posizione di vantaggio, si unirono a lui e attaccarono in forze.
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Il terreno era intriso di sangue e interamente lastricato di corpi, tanto che muoversi con i carri cominciava a essere difficoltoso. Arriv a dar man forte anche Virata, che trafisse Bhishma con una freccia aguzza.
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Intanto Asvatthama e Arjuna avevano iniziato un furioso duello sotto gli occhi di Drona, che sorrideva deliziato nell'appurare quanto il figlio e il suo discepolo favorito avessero imparato a combattere. Ma Arjuna, per rispetto verso il figlio del guru, si spost su un altro fronte ed evit di continuare il duello.
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Bhima e Abhimanyu seguitavano a seminare panico: Duryodhana tent di opporsi al prodigioso ragazzo mentre questi, penetrando all'interno della sua armata, la divideva in due parti; ma fu ferito gravemente al petto.
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Vedendo il padre in difficolt, era intervenuto anche Lakshmana, ma anch'egli era stato ridotto a mal partito e salvato miracolosamente da Kripa.
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Quel giorno il discepolo favorito di Arjuna, Satyaki, era in forma smagliante; tutti riscontrarono in lui la stessa rapidit di movimenti, la stessa leggerezza di tocco e la stessa potenza del maestro. Ne ammirarono la grazia e l'efficacia delle azione, che costrinsero alla fuga l'acerrimo nemico Bhurishrava.
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Al tramonto Bhishma ordin la ritirata; i superstiti, stanchi e feriti, tornarono all'accampamento.Quella sera fu Arjuna a sentirsi particolarmente depresso: odiava dover combattere contro l'amato nonno, contro il venerabile Drona, e Kripa e migliaia di altri amici e parenti. Odiava quella guerra e Duryodhana che l'aveva promossa.
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94. Il sesto giorno.
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Di prima mattina la battaglia divenne subito intensa come il giorno precedente. Drona prefer evitare lo scontro con Bhima e si concentr sulla decimazione dei soldati. Anche lui, come Bhishma, non poteva concepire di uccidere nessuno dei Pandava.
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Ma approfittando di un momento di confusione il Pandava, forte al pari di diecimila elefanti, ordin al suo auriga di puntare verso l'armata avversaria e di penetrarla; e allorch i soldati lo videro sopraggiungere con il suo tipico cipiglio furibondo, ne furono terrorizzati. Si diffuse il panico. "Bhima sta arrivando; fuggiamo, o questo sar il nostro ultimo momento di vita," gridavano.
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Lasciando dietro di s lo scompiglio generale, penetr nelle file nemiche con la rapidit del vento. Ma calcol che la velocit dei cavalli non gli era sufficiente per cui, afferrata la gigantesca mazza, continu la sua corsa a piedi con la stessa violenza di un uragano. Nessuno riusciva neanche a vederlo: il suo passaggio poteva essere dedotto solo dalla scia di distruzione che si lasciava dietro.
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Quando Drishtadyumna seppe che Bhima era penetrato nelle file nemiche senza l'aiuto delle truppe, preoccupatosi volle seguirlo. A un certo punto trov Vishoka, l'auriga del Pandava. "Dov' Bhima, il mio pi caro amico? dov' andato? perch non  pi sul suo carro?" grid.
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"Egli non ha voluto la protezione del carro," rispose questi. "E' sceso con la sola mazza in mano ed  penetrato nelle fila nemiche a piedi. Io gli ho consigliato di non farlo, ma lui non ha voluto ascoltarmi."
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Drishtadyumna, che conosceva bene l'innata impulsivit di Bhima, particolarmente in ansia, decise di continuare a cercarlo finch non l'avesse trovato. E anch'egli si scagli contro il nemico, incuneandosi sempre di pi, e causando come gi l'amico un'immane desolazione. Non andava alla cieca, aveva una traccia da seguire: ovunque vi fossero cadaveri di uomini e di animali ancora sanguinanti, il Pandava doveva essere passato di l da poco.
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D'un tratto riusc a scorgerlo mentre, fumante rabbia e terribile come il dio della morte, era attorniato da migliaia di nemici. Accortosi dell'arrivo di Drishtadyumna, Bhima gli lanci uno sguardo compiaciuto. I due continuarono a combattere insieme con terribile efficacia.
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Alla vista dei due maharatha che fronteggiavano i suoi soldati, Duryodhana si preoccup di quello che avrebbero potuto causare. Mand un gruppo dei suoi fratelli pi forti a proteggere le truppe.
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Dopo aver messo in fuga Drupada, Drona s'accorse che molti fratelli del re erano nelle vicinanze di Bhima: correvano perci un pericolo mortale. E cerc di aiutarli. Ma quando, sulla scia dei Pandava, arriv anche Abhimanyu, divenne inenarrabile la carneficina che ne scatur.
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Terrorizzati da quel trio di indiavolati, i figli di Dritarashtra fuggirono precipitosamente; l'unico che rimase fu Vikarna, che ingaggi un favoloso duello contro Abhimanyu, durante il quale fu impossibile determinare chi tra i due fosse il migliore.
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Duryodhana vide i suoi fratelli scappare e si scagli contro il figlio di Pandu, ma riusc a malapena a mantenere salva la vita. Alla fuga del re Kurava segu un grande massacro. Durante quei durissimi scontri, il sole tramont. Subito dopo le milizie si ritirarono.
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La sera Bhishma and nella tenda di Duryodhana, che soffriva penosamente per le ferite inflittegli da Bhima e lo cur con degli infusi di erbe. Pure la pena causatagli dalle ferite era ben poca cosa in confronto al dolore che gli procurava il suo orgoglio deluso. Una giostra di immagini gli affollava in continuazione la mente ed ognuna riproduceva nitidamente il ghigno furioso di Bhima, l'abilit guerriera di Arjuna e di Abhimanyu, le sue truppe trucidate sul campo.
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95. Il settimo giorno.
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Quando al sorgere del sole i guerrieri si riaffacciarono sul campo di Kurukshetra, realizzarono cosa erano stati capaci di fare il giorno prima. Le vittime erano state molte decine di migliaia.
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Quella mattina ambedue gli eserciti si disposero in formazioni difficilissime da penetrare. E l'inizio della giornata fu testimone di duelli fra i maharatha pi celebri: Drona contro Virata e Drupada, Asvatthama contro Shikhandi, Duryodhana contro Drishtadyumna, Nakula e Sahadeva contro lo zio Shalya; Vinda e Anuvinda tentarono di fronteggiare il figlio di Indra, e Bhima fu affrontato da Kritavarma; Abhimanyu si scontr con Citrasena, Vikarna e Dusshasana, mentre Bhagadatta tent di frenare l'irruenza di Ghatotkacha; Satyaki si ritrov a lottare con il rakshasa Alambusha.
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Le prime battute furono davvero promettenti per quei guerrieri che non temevano la morte e che amavano ammirare ogni prodigio di arte marziale.
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Non lontano da Arjuna c'era la grande armata dei Trigarta. Cos quest'ultimo disse a Krishna: "Amico mio, l comincia il vasto esercito di Susharma, che  sempre stato un nostro nemico. Guida il carro in quella direzione, affinch io possa annientarlo."
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Facendo sentire il suono di Gandiva, Arjunainvoc l'arma chiamata aindra e da una singola freccia ne scaturirono a migliaia; in pochi secondi una tempesta di frecce ruppe la barriera difensiva e diffuse il terrore. I soldati fuggirono da Bhishma per chiedere protezione.
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Vedendo Susharma impotente contro Arjuna, il figlio di Shantanu si precipit in difesa dei Trigarta e il favoloso duello riprese. Ma Duryodhana, che temeva per la vita di Bhishma, non era affatto contento di quei duelli, e ordin di portargli soccorso.
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Virata, che aveva gi perso due figli in quella battaglia, quel giorno ne pianse un terzo: mentre si trovava impegnato in un duello contro Drona, il suo carro era stato distrutto e il figlio Shankha era corso in suo aiuto. Ma proprio mentre Virata saliva sul veicolo da guerra, una formidabile freccia dell'acarya aveva colpito il figlio in pieno petto, penetrandolo fino al cuore. Disperato per la perdita dei suoi tre figli, questi tent di vendicarsi, ma nulla pot contro lo strapotere guerriero del brahmana.
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Gravemente ferito alla fronte da Shikhandi, Asvatthama reag con furia, uccidendogli l'auriga e i cavalli, e tempestandolo di frecce. Il prode Panchala, a terra e senza alcuna protezione, si difendeva facendo roteare la spada, tagliando a mezz'aria le armi che gli venivano scagliate contro, mentre si avvicinava sempre di pi al suo avversario.
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Schivando tutto con la leggerezza di un'aquila, Shikhandi sembrava la regina dell'aria mentre  sul punto di afferrare una preda. Ma d'un tratto fu messo in difficolt; Satyaki, che aveva appena completato la distruzione dell'armata di Alambusha, accorse e lo prese nella protezione del suo carro.
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Pi in l Duryodhana non riusciva a contrastare Drishtadyumna, proprio mentre Kritavarma fuggiva dal cospetto di Bhima. Questi si era appena ritirato che Bhima si concentr sulla sua attivit preferita: il massacro dell'esercito degli elefanti.
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Anche quel giorno gli alleati dei Kurava si prodigarono con tutte le loro forze al fine di fronteggiare valorosamente i Pandava, ma non c'era proprio nulla da fare. Cos come il mare ingoia le acque del Gange e ne dissolve il sapore dolce, alla stessa maniera la bravura dei Pandava dissipava la forza Kurava. Non si poteva rimproverare niente a nessuno perch ognuno si stava impegnando al massimo delle proprie capacit, senza pensare a mantenere la propria incolumit.
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Ma Duryodhana continuava a essere ossessionato dalla stessa domanda: perch stava perdendo? Eppure la risposta, per quanto fosse cos semplice e logica, non riusciva a farsi strada nella sua mente.
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Uno dei duelli pi belli della giornata fu quello tra Bhagadatta che, sul suo elefante, splendeva come un secondo Indra e Ghatotkacha. Quella volta per fu il figlio di Bhima a doversi ritirare.
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Intanto Sahadeva era riuscito a ferire gravemente Shalya, che cadde svenuto sul suo carro. Venne mezzogiorno, l'ora in cui il sole culmina.
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Yudhisthira combatteva come un cobra infuriato contro Shrutayu, costringendo il celebre guerriero a ritirarsi. Il maggiore dei Pandava quel giorno fu irriconoscibile, non sembrava pi la stessa persona gentile di sempre: quel giorno combatt come un ossesso.
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Kripa fu sconfitto da Chekitana, mentre Abhimanyu risparmi di proposito tre dei figli di Dritarashtra e fiss la sua attenzione su Bhishma. Arjuna, che si era accorto dei propositi del figlio, disse a Krishna: "Oggi il nostro giovane leone dar del filo da torcere al figlio di Ganga; per un p non dovremo stare in ansia a causa sua. Possiamo andare da un'altra parte."
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Cos il Pandava perseguit ancora i Trigarta che, spaventati e demoralizzati, cercarono rifugio della fuga. E ad un certo momento la situazione volse in un modo tale che i cinque fratelli Pandava si ritrovarono uniti di fronte a Bhishma: fu una visione da favola, un combattimento come si sarebbe potuto ammirare solo sui pianeti celesti.
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Molti accorsero ad aiutare Bhishma il quale oltre a dover tenere testa ai fratelli aveva di fronte anche Shikhandi, e questo lo rendeva impacciato. Shalya allora intercett il Panchala e lo trascin via dalla scena. Da ogni parte si accesero duelli furibondi, e le armi guizzarono con grande violenza.
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Ma anche quel giorno termin. I Pandava avevano ottenuto grandi successi, specialmente nei duelli personali, ma avevano anche perso molti soldati per opera di Bhishma. Shikhandi era indignato: avrebbe voluto combattere contro l'anziano, ma ogni volta che provava a lanciargli la sfida, questi si girava di spalle e non reagiva.
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96. L'ottavo giorno.
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E il sole sorse per l'ottava volta su quella distesa di uomini, animali e mezzi riuniti a Kurukshetra. Dopo aver compiuto le sue devozioni mattutine, Bhishma si sofferm a riflettere su ci che era successo il giorno precedente e credette giusto organizzare l'armata secondo la urmi, l'oceano. Tale formazione permetteva continui dilagamenti offensivi che si sarebbero potuti diffondere in ogni parte, proprio alla stregua delle onde del mare.
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Yudhisthira, che aveva osservato attentamente il formidabile schieramento nemico, chiese ai suoi generali di rispondere con la shringataka. Praticamente si trattava di molteplici corni che avrebbero potuto penetrare facilmente la formazione nemica.Le ostilit ebbero inizio.
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Deciso a non permettere la solita carneficina giornaliera, Bhima si pose davanti al vecchio Bhishma e non si arrese finch non gli ebbe ucciso l'auriga e distrutto il carro. Ma mentre continuava a combattere contro il nonno, proprio nelle vicinanze scorse con la coda dell'occhio otto figli di Dritarashtra abbastanza vicini l'uno all'altro. Ruggendo di gioia, li attacc con furia tremenda e dopo aspri duelli li uccise tutti.
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Duryodhana, che era l da presso, dovette assistere alla scena senza poter intervenire: come in un incubo gli torn in mente la voce del Pandava che lontana negli anni giurava: "Uccider te e tutti i tuoi fratelli. Che io possa perdere i miei meriti spirituali se non manterr la promessa."
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Ora, a vederlo combattere con quell'ardore, si capiva che Bhima aveva tutta l'intenzione di mettere in atto i suoi propositi. E di nuovo Duryodhana ebbe paura per la propria vita e per quella dei suoi fratelli.
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Ma quando rivel le sue preoccupazioni al maestro, questi gli rispose con gli ammonimenti di sempre. Cos, con le immagini di quell' ennesima tragedia impresse nella mente, riprese a combattere con grande tristezza.
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Giunse il mezzogiorno su quell'immensa carneficina. Quella volta furono Nakula e Sahadeva a destare l'ammirazione di tutti, combattendo con le spade sguainate l'uno a fianco dell'altro. Quel giorno furono tremendi. Tale era la loro velocit che riusciva difficile a chiunque determinare dove fossero: talvolta li si vedeva correre sul terreno roteando le armi, altre volte in aria come se volassero, oppure sui tetti dei carri mentre con incredibile velocit decimavano i loro avversari. Ma bisogna riconoscere che Bhishma e Drona non furono da meno ai gemelli e a Bhima.
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Purtroppo nelle prime ore del pomeriggio fu Arjuna a subire una grave perdita: il figlio Iravan, nato da Ulupi durante il suo tirtha-yatra, cos valoroso da poter essere paragonato ad Abhimanyu, dopo aver messo Shakuni in fuga, cadde in un aspro combattimento per mano di Alambusha.
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E i Kurava, trascinati dalle ali dell'entusiasmo per il successo ottenuto dal rakshasa, sferrarono un veemente attacco che travolse l'armata dei Pandava. Fu Ghatotkacha che, furibondo per la morte del cugino, salv la situazione. Giocando con i nemici come un gatto fa col topo, dapprima sconfisse Duryodhana, poi caus al suo esercito enormi perdite e respinse l'offensiva.
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E ancora ebbe diversi figli di Dritarashtra sotto il suo potere e avrebbe potuto ucciderli, ma non lo fece per rispetto verso il giuramento del padre.
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Come sopracitato, Duryodhana si era ritrovato in balia del rakshasa ed erano dovuti intervenire in forze per soccorrerlo. Ma quando Ghatotkacha aveva visto cos tanti eroi davanti a s non solo non si era spaventato, ma aveva sentito crescere dentro di s l'eccitazione per il combattimento. Ora le sue grida rimbombavano ovunque: era come se milioni di spettri sanguinari avessero invaso il campo e stessero sterminando i Kurava.
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Yudhisthira riusc a distinguere la voce del nipote e fece chiamare Bhima. "Fratello, ascolta, questo  Ghatotkacha. Non c' dubbio che in questo momento  tutt'altro che in difficolt. Sar sicuramente impegnato a uccidere migliaia dei nostri nemici. Ma  meglio essere prudenti. Giacch Arjuna  occupato a difendere i figli di Drupada da Bhishma, ora come ora nessun altro all'infuori di te pu essergli veramente utile; va tu da lui, quindi, e sostienilo nel combattimento.
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Bhima raggiunse il figlio con grande velocit. Sotto i loro colpi possenti sembrava che l'intera armata Kurava fosse sul punto di essere schiacciata, tanto che anche i pi coraggiosi dovevano cercare scampo nella fuga. Duryodhana, schiumante di rabbia, incit il suo auriga a dirigersi verso Bhima, ma non ci mise molto a realizzare che il Pandava era troppo forte; cos nel momento in cui lo vide precipitarsi contro di lui con la mazza sollevata e con tutta l'intenzione di schiacciarlo sotto i suoi colpi possenti, fugg via precipitosamente.
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Appena i soldati videro il re scappare, lo imitarono. Da soli Bhima e Ghatotkacha erano riusciti a mettere in fuga una buona parte dell'esercito nemico.
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Duryodhana corse da Bhishma. "Bhima e il figlio stanno causando una vera devastazione; non si riesce a contenerli. Vieni tu e proteggi le nostre truppe." "Kurava, purtroppo non posso venire personalmente, altrimenti Arjuna e Abhimanyu bruceranno le nostre armate in pochi minuti. Mander Bhagadatta a fronteggiare il figlio di Vayu."
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E ancora l'anziano monarca e il suo elefante Supratika accorsero e riordinarono le truppe in fuga. Poi si scagliarono contro quei due nemici indiavolati.
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Il monarca di Dasharna, che pure cavalcava un enorme e possente elefante, tent di impedire loro l'avanzata, ma dovette battere in ritirata: Supratika, con centinaia di ferite e la testa inondata di sangue, non si curava del dolore, anzi pi veniva bersagliato pi la sua furia distruttrice aumentava. Sentendo i barriti furibondi dell'animale e il guizzo delle armi, Arjuna accorse e il putiferio aument. Fu allora che il figlio di Indra apprese la notizia della morte di Iravan.
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"Cos tanti morti solo a causa dell'invidia di Duryodhana," disse con voce triste a Krishna, "Vidura lo aveva predetto, lui sapeva chiaramente cosa sarebbe successo. Per questo ha sempre cercato la maniera di evitare tutto ci. In una settimana le nostre armate, che pure erano cos imponenti, si sono assottigliate di molto. Quanti morti, quanto sangue."
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La notizia della morte del nipote Iravan arriv anche a Bhima. La sua rabbia divamp. Cerc altri figli di Dritarashtra da immolare sull'altare della vendetta e soltanto quando nel pomeriggio riusc ad ucciderne altri otto sembr acquietarsi un p.
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Sapendo ormai bene che il raptus di follia distruttiva che lo aveva preso in quel momento non si sarebbe del tutto placato fino a che non avesse sterminato qualsiasi uomo o oggetto gli fosse capitato a tiro, i Kurava persero ogni voglia di continuare la battaglia e si ritirarono.
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Scese l'oscurit. I Pandava avevano subito pesanti perdite, ma quelli che avevano avuto la peggio erano stati senz'altro i Kurava.
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97. Nella tenda di Bhishma.
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Ci che era successo durante la giornata era insostenibile per Duryodhana. L'arroganza dei primi giorni era scomparsa: sempre pi stava constatando che non solo la battaglia non si sarebbe conclusa tanto velocemente, cosa di cui invece era sempre stato sicuro, ma al contrario i Pandava sembravano vicini a un'inesorabile vittoria. L'unico che potesse risollevarlo dal suo dolore, pens, era Karna. And a trovarlo nella sua tenda e gli raccont tutto.
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"Le nostre armate sono guidate dai pi grandi generali che esistano al mondo," gli disse Duryodhana sconsolato, "ma essi, Drona, Bhishma, Shalya e Kripa si rifiutano di uccidere i Pandava. E' vero che ogni giorno fanno strage di soldati, ma a che serve? Bhishma assottiglia le loro file e Arjuna fa lo stesso con le nostre, cos la situazione non si sblocca. Per vincere questa guerra dobbiamo uccidere i Pandava, non i loro soldati."
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"So come stanno andando le cose," ribatt Karna, "e vorrei fare qualcosa per vederti vittorioso e felice, ma al momento non posso. Finch Bhishma vivr io non interverr in questa guerra. Tuttavia, se non sei soddisfatto della sua condotta, chiedigli di ritirarsi, per permettere a me di scendere sul campo."
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Rincuorato da quel discorso, Duryodhana decise di andare a parlare con l'anziano. Ma questi, ferito dalle veementi parole del re Kurava, controll a fatica la rabbia.
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"Io non potrei uccidere i Pandava neanche se lo volessi," ribatt con tono forzatamente gentile. "Sono protetti da Krishna, e dunque neanche i deva possono nulla contro di loro; ma non vedi cosa  in grado di fare Arjuna? Comunque domani vedrai cosa sapr fare io."
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Malgrado quella promessa, quando torn nella tenda Duryodhana non si sentiva ancora soddisfatto. Solo Karna aveva la voglia e la capacit di battersi contro i Pandava. Ma questi non poteva combattere a causa di Bhishma. Sapeva gi cosa sarebbe successo l'indomani: l'anziano guerriero avrebbe causato un'enorme carneficina ma i Pandava sarebbero rimasti in vita. Allora, a cosa sarebbe servito?
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Ma se Duryodhana era triste, anche Karna lo era. Sentiva che si stava avvicinando il giorno in cui avrebbe dovuto combattere contro i fratelli. Mentre rifletteva gli torn in mente la forma universale del Signore, cos con quella visione davanti agli occhi riusc un p alla volta a calmare quel turbine di pensieri e si addorment.
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98. Il nono giorno.
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Quella mattina Duryodhana sembrava particolarmente eccitato. "Questo  il giorno della nostra vittoria," disse al fratello Dusshasana. "Il nostro Bhishma ieri notte mi ha assicurato che oggi avrebbe fatto meraviglie. Noi dobbiamo proteggerlo, specialmente da Shikhandi. Va, dunque, e disponi una massiccia protezione intorno a lui."
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Di prima mattina Bhishma organizz l'esercito nella formazione chiamata sarvato-bhadra, impenetrabile da qualsiasi direzione. Dopo aver preso atto delle sue iniziative, i Pandava sistemarono le loro truppe. E per la nona volta i combattimenti cominciarono.
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Colui che sferr il primo attacco fu Abhimanyu. Nonostante la formazione nemica fosse praticamente impenetrabile per chiunque, il ragazzo in pochi secondi vi si insinu e semin il panico. Abhimanyu era un grande devoto del Signore ed era talmente elevato in spiritualit che un'aureola di luce circondava costantemente il suo bel viso.
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Drona e Kripa e Jayadratha e Asvatthama cercarono di fermarlo, ma non ci riuscirono. Allora Bhishma gli mand contro il potente Alambusha, ma i cinque figli di Draupadi accorsero e aiutarono il fratello. Quella volta le arti magiche rakshasa non poterono dargli la vittoria, cos dopo breve tempo anche Alambusha dovette ritirarsi.
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Essendo stato spettatore di quegli incredibili prodigi, Bhishma stesso accorse, ma neanche lui pot fermare quel giovane che sul campo di battaglia sembrava possedere una formidabile combinazione tra le capacit di Krishna e quelle di Arjuna. Abhimanyu era veramente inarrestabile.
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Numerosissimi furono i duelli diretti che si combatterono su tutto il campo. Kripa e Asvatthama erano appena stati sconfitti da Satyaki, quando venne in loro soccorso Drona: l'impatto tra i due guerrieri ebbe lo stesso effetto di uno scontro fra due pianeti. L'arrivo di Arjuna non fece che rendere la mischia ancora pi furibonda.
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A Duryodhana per questi duelli diretti non piacevano. Aveva paura che Shikhandi incontrasse Bhishma, cos come temeva Drishtadyumna che era nato con il compito di uccidere Drona. Ma quella mattina fu Arjuna a incontrare il maestro. Poi il Pandava si scagli contro i Trigarta, i quali dovettero abbandonare precipitosamente la scena. Al pari del fratello, anche Yudhisthira e Bhima ebbero la loro parte in quell'opera di distruzione.
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Ma colui che provoc il maggiore sconquasso fu senz'altro Bhishma. I Trigarta avevano trascinato via il figlio di Indra e ora sembrava che Bhishma avesse deciso di porre fine alla guerra quel giorno stesso. Nel pomeriggio la sua azione si intensific e nessuno poteva niente contro di lui: tutti stavano l a guardare mentre i corpi si ammucchiavano sempre di pi.
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D'un tratto Krishna sembr non tollerare oltre quella scena. "Arjuna, se non intervieni subito, oggi stesso Bhishma annienter il nostro esercito." Ma la tiepida reazione del Pandava fece infuriare ancora una volta il divino figlio di Devaki che, con una smorfia, gett via le redini e salt in terra. Brandendo nella mano destra la ruota di un carro come arma, corse verso l'anziano. Vedendo il meraviglioso Krishna coi vestiti in disordine, i capelli al vento, il viso sfigurato dalla collera, tutti dissero: "Bhishma  morto."
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Ma questi non sembrava per nulla preoccupato del pericolo imminente. "Vieni, vieni, Signore Beato," grid infatti scendendo dal carro e giungendo le mani in preghiera, "Essere Supremo e Protettore dei Tuoi devoti, io non desidero altro che ricevere la morte dalle Tue mani benedette."
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Ma come era gi accaduto qualche giorno addietro, Arjuna rincorse il Supremo Narayana incarnato e lo ferm, promettendogli la vita di Bhishma.
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E il resto del pomeriggio fu tutto all'insegna delle gesta di Arjuna; la sua abilit si rivel doppia di quella di Bhishma e i Kurava non riuscivano a contrastare i suoi attacchi. Poi scese la sera e il massacro fu sospeso.
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Per i Pandava una cosa era chiara: finch l'anziano guerriero fosse stato in vita, non avrebbero potuto vincere quella guerra. Come diceva Krishna, Bhishma doveva morire.
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99. I Pandava da Bhishma.
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Quella sera Yudhisthira era senza parole. Aveva visto da vicino le terribili capacit distruttive di Bhishma e ora si sentiva pi che mai costernato. Se il nonno avesse continuato a combattere in quel modo, per loro la vittoria finale sarebbe rimasta un sogno e niente pi. Si rivolse a Krishna per avere consiglio.
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"Bhishma non  affatto invincibile," gli rispose il Signore, "ma i tuoi fratelli che lo amano e lo rispettano non hanno il coraggio di ucciderlo. D'altra arte non possiamo continuare in questo modo: se domani stesso Arjuna non lo attaccher determinato ad ucciderlo, io prender le armi e far giustizia. Dammi il tuo consenso e distrugger tutti i tuoi nemici."
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"No, non farlo," ribatt Yudhisthira. "Non voglio che il tuo nome rimanga macchiato dall'onta di aver trasgredito a una promessa cos importante. Dobbiamo trovare un'altra soluzione." Per un p il figlio di Pandu rimase in silenzio.
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"Bhishma non  contento di dover combattere questa guerra," riprese poi, "perch Duryodhana  malvagio e non ha alcun riguardo per la moralit e la virt. Io so che odia questa guerra, che non vuole viverla fino in fondo, e che vorrebbe morire. Ma  pur vero che, a meno che non sia egli stesso a decidere di lasciare il suo corpo, nessuno potr mai sconfiggerlo. Una soluzione potrebbe essere questa: fare in modo che egli stesso scelga di abbandonare questa vita."
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A Krishna l'idea parve buona. Cos i cinque Pandava e il Signore, protetti dal buio della notte, si recarono nella tenda dell'anziano e gli offrirono i loro rispettosi omaggi. Contento di poterli rivedere in una circostanza che non fosse il polveroso campo di battaglia, Bhishma sorrise a tutti. "Cosa posso fare per voi?" chiese.
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"Finch tu sei sul campo di battaglia noi non abbiamo nessuna possibilit di vincere la guerra," rispose Yudhisthira, "e d'altra parte non  destino che Duryodhana trionfi. In questo frangente cosa possiamo fare?"
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"E' vero: finch io vivr, non potrete battere i Kurava. Quindi dovrete uccidermi."
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"Ma noi ti amiamo e ti rispettiamo come un padre, e nessuno se la sentirebbe di affrontarti con lo scopo di darti la morte. Non esiste qualche altra soluzione?"
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"No, non ce ne sono altre," rispose Bhishma, "dovete farlo; ma non dispiacetevi troppo perch io ho vissuto su questa Terra a lungo e mi sento tremendamente stanco. Da tempo desidero soltanto ritornare nel mio mondo di provenienza. Inoltre il soggiorno qui, alla corte dei Kurava, mi  diventato intollerabile, specialmente per colpa di Duryodhana, il quale ha rigettato del tutto il senso della virt. Dunque fatelo senza rattristarvi; in realt mi renderete felice.
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"Sar Arjuna a dovermi togliere la vita. In questo mondo infatti ci sono solo due persone capaci di sconfiggermi: uno  Krishna, l'altro  Arjuna. Domani portate Shikhandi sul fronte e fatevi scudo di lui. Io non combatter perch, come si sa,  nato donna e anche perch  giusto che Amba abbia la sua vendetta; dalle sue spalle scagliate contro il mio corpo migliaia di frecce e in questo modo risulterete vittoriosi."
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E ancora una volta Bhishma raccont la tragica storia di Amba; poi i Pandava tornarono al loro accampamento. Quella notte Krishna ebbe il suo da fare a convincere Arjuna che l'indomani avrebbe dovuto uccidere Bhishma.
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100. Il decimo giorno.
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All'alba del decimo giorno, Bhishma si alz d'umore lieto: non sarebbero passati molti giorni e lui, dopo cos lungo tempo, sarebbe ritornato al suo pianeta celestiale, dalla sua compagna e dai suoi fratelli. Era talmente sereno e felice che tutti lo notarono.
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Lo stato d'animo di Arjuna era ben diverso: pensava che era terribile ci che avrebbe dovuto fare tra breve. L'attacco alle armate Kurava sarebbe stato condotto fin dalle prime ore dal valoroso guerriero Shikhandi, spada in pugno, pronto in qualsiasi momento a scagliarsi contro l'odiato anziano della casata rivale. Subito dietro di lui c'erano Arjuna e Bhima. Seguivano Abhimanyu e i figli di Draupadi, e poi Satyaki, Drishtadyumna, Yudhisthira e i gemelli Pandava.
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Il resto dell'armata, guidata da Virata e Drupada, era leggermente pi indietro. Da quella disposizione tutti poterono capire che lo scopo prefisso per quella giornata era di porre fine alla vita di Bhishma.
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Dall'altra parte, come sempre, Bhishma era in prima linea, seguito da Drona, Asvatthama, Bhagadatta, Kritavarma, Kripa e tutti gli altri, ognuno dei quali era scortato dal rispettivo esercito. Il suono dei corni annunci l'inizio delle ostilit.
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Quella mattina si not subito che Nakula e Satyaki erano particolarmente ispirati nel combattimento. N Bhishma fu da meno; anzi, sembr suscitare l'ammirazione generale ancora pi del solito. Tuttavia chi lo conosceva bene not distintamente in lui qualcosa di anomalo: la sua espressione non era la solita, era pi sereno, sembrava addirittura felice.
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Shikhandi lo assal subito, ma egli per l'ennesima volta si rifiut di accettare la sfida, affermando che mai avrebbe combattuto contro una donna. Di nuovo umiliato, Shikhandi sfog la sua furia contro lo stesso Bhishma. Lo colp ripetutamente senza per riuscire a ottenere alcuna reazione.
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In quel frangente giunse Arjuna. "Continua a colpirlo anche se si rifiuta di combattere," gli grid nel clamore della battaglia. "Non lo lasciare un istante."
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In quel momento molti grandi guerrieri accorsero per proteggere Bhishma dal figlio di Drupada; ma Arjuna li respinse tutti. Fin dalle prime ore di quella giornata, quando avevano visto Shikhandi in prima linea, tutti avevano capito le intenzioni dei Pandava; e ora quell'incredibile affannarsi attorno a Bhishma non faceva altro che confermare a Duryodhana il fatto che il loro comandante stava correndo un grosso pericolo.
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Il Kurava riusc a raggiungerlo. "Arjuna sta bruciando la nostra armata al pari di un immenso fuoco," gli grid, "e anche suo figlio Abhimanyu e Bhima ci stanno facendo soffrire terribilmente. Tu sei la nostra sola speranza: proteggici."
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"Fin dall'inizio ti avevo detto che non avrei ucciso i figli di Pandu," gli rispose questi con tono duro, "e ti avevo promesso che ogni giorno avrei eliminato diecimila dei tuoi nemici. Oggi ho quasi completato il numero; il mio debito verso di te  pagato. Ma ormai sono stanco di uccidere, non voglio pi macchiarmi di altro sangue innocente solo per soddisfare i tuoi capricci. Per di pi i Pandava non possono essere uccisi neanche dai deva. Oggi stesso io cadr sul terreno ferito a morte, e spero proprio che almeno questo ti faccia tornare il buon senso."
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Con nessuna voglia di discutere ulteriormente, Bhishma torn a concentrarsi sui combattimenti. Nel frattempo, per tutto il campo infuriavano grandi duelli diretti, come quello fra Arjuna e Dusshasana, fra Bhima e Bhurishrava, fra Alambusha e Satyaki, e tanti altri. Nella lotta ingaggiata tra Alambusha e Satyaki, Bhagadatta dovette intervenire per salvare la vita al rakshasa, che era stato messo in seria difficolt dal Vrishni.
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E sempre intorno a quel duello, si lev un grande clamore quando Duryodhana mand altri generali ad aiutare Bhagadatta. Ma Satyaki, che era amico intimo di Krishna e il discepolo preferito di Arjuna, non trem un solo istante e continu a seminare il terrore e la morte. Pi in l Sahadeva infliggeva una brutta sconfitta all'acarya Kripa.
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Intanto Asvatthama e Drona si erano fermati; tremendi presagi li avevano messi in guardia: qualcosa di infinitamente spiacevole stava per accadere. Quella combinazione di Arjuna, Bhima e Shikhandi in testa alla formazione non faceva prevedere niente di buono. Non ci volle un grande sforzo per capire quali fossero i loro propositi. Subito Asvatthama si affianc a Bhishma nel tentativo di proteggerlo.
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101. La caduta di Bhishma.
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Mentre centinaia di uomini, molti dei quali conosceva di persona, continuavano a cadere per mano sua, d'un tratto il pi anziano dei guerrieri fu assalito da un profondo disgusto verso la guerra, verso il suo stesso valore, verso quella crudelt che lo spingeva a massacrare soldati che davanti a lui erano come bambini inermi. Si avvicin a Yudhisthira. "Desidero smettere di combattere, ora. Fate come vi ho detto ieri notte."
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Allora Shikhandi gli si mise di fronte e lo bersagli con frecce, lance e asce. Era quello il momento pi delicato, Arjuna lo sapeva. I Kurava avrebbero fatto di tutto pur di non permettere la caduta di Bhishma. Dovette combattere come mai aveva fatto in precedenza per creare il vuoto attorno a quel carro d'argento. E ci riusc.
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"Questo  il momento," gli disse Krishna, "poniti dietro Shikhandi e trafiggi Bhishma con quante pi frecce puoi." E mentre gli altri Pandava, Satyaki e Abhimanyu facevano muro per impedire a chiunque di venire a soccorrerlo, Arjuna e Shikhandi lo assalirono con violenza. L'anziano ripens a tutta la sua vita: una profonda mestizia lo prese al pensiero dello stato di degradazione in cui si era ridotta la sua nobile dinastia, a causa di quella guerra fraticida.
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Krishna lesse tutto questo sul suo viso e grid ad Arjuna: "Ora Bhishma vuole veramente concludere la sua partecipazione a questa guerra.".

Fiumi di frecce volarono dagli archi di Arjuna e di Shikhandi, e tutte colpirono il venerabile Kurava trapassandolo da una parte all'altra del corpo. E mano a mano che le frecce cadevano su di lui, Bhishma parlando a voce alta in modo che Dusshasana, che intanto era accorso, potesse sentire, disse: "Queste sono di Arjuna, e queste sono di Shikhandi. Vedi, quelle di Arjuna penetrano pi profondamente e bruciano, mentre quelle di Shikhandi si sentono appena."
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Ma nonostante le frecce continuassero a piovergli addosso, questi ancora volle tentare di combattere. Tutti guardavano l'incredibile scena: trapassato da centinaia di frecce, Bhishma scese dal carro e lanci un giavellotto che Arjuna spezz in tre parti nel momento in cui se lo vide guizzare contro.
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Quando anche quell'arma fall, le grida si placarono: i duelli si interruppero e tutti i soldati restarono con le armi ferme in mano, desiderosi soltanto di vedere Bhishma sommerso dal fiume di armi che cadevano su di lui. Allora il silenzio si fece totale; era un silenzio carico di costernazione e di dolore. Nell'aria si vedeva e si sentiva solo il guizzo delle frecce del Pandava e del figlio di Drupada.
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Il sole al suo calare inond con i suoi raggi soffusi il grande Bhishma che cadeva sul terreno, senza toccarlo: le frecce che lo avevano trafitto lo facevano restare a mezz'aria. Nessuno si muoveva, nessuno proferiva parole, sembrava una finzione scenica.
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Poi si ud una voce eterea provenire dal cielo. "Mahatma Bhishma non  ancora morto, n morir fino a uttarayana. Egli ha deciso di rimanere in quella posizione fino a quel giorno, quando offrir a tutti i suoi insegnamenti di anima realizzata."
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Quando la dea Ganga seppe del figlio, mand i sette grandi saggi nelle sembianze di cigni a porgergli i suoi saluti. Poi essi tornarono e le riferirono le ultime decisioni di Bhishma.
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In tutta Kurukshetra non si combatteva pi: la caduta dell'anziano eroe aveva paralizzato chiunque. I figli di Dritarashtra erano pietrificati e piangevano come bambini spauriti; alcuni persero addirittura i sensi per il dolore. Dimentichi per un attimo della loro aspra inimicizia, tutti, Pandava e Kurava, si riunirono intorno a quella grande personalit.
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Alla visione di quel corpo martoriato e trafitto da mille frecce che gli impedivano di toccare il terreno, tutti maledissero la loro professione di kshatriya.
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Duryodhana era il pi disperato. Drona, che in quel momento stava combattendo su un fronte lontano, apprese la notizia da Dusshasana e per il dolore svenne. Anche se aveva sempre saputo che prima o poi sarebbe dovuto accadere, la cosa gli sembr ugualmente cos inverosimile che stentava ancora a crederci.
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Sull'istante dette l'ordine di cessare ogni combattimento. Tolti i sandali e le corazze e gettate via le armi, furono milioni i soldati che disciplinatamente sfilarono davanti a Bhishma, il quale salut tutti con affetto e amicizia, dando loro consigli e istruzioni.
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"La mia testa pende in gi," disse a un certo punto, "e non riesco a vedervi bene. Per favore, portatemi dei cuscini." Impetuosamente Duryodhana ordin che venissero portati i cuscini fatti con le stoffe pi pregiate; ma quando questi gli furono offerti, Bhishma li rifiut.
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"Questi guanciali non sono degni di un vero kshatriya. Non pogger la testa dove siedono le persone che amano le comodit di questo mondo. Voglio ben altro, io."
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A quelle parole i presenti rimasero interdetti; non capivano che tipo di cuscino desiderasse. Notando l'imbarazzo generale, Bhishma si rivolse ad Arjuna. "Loro sono guerrieri e non sanno che tipo di cuscino dovrebbero usare. Faglielo vedere tu, allora."
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Prontamente, davanti ai soldati stupefatti, il Pandava scagli delle frecce sotto la testa del nonno, in modo che potesse poggiarla sulle estremit delle asticelle. L'anziano sorrise. "Avete visto? Sembra che solo Arjuna sappia quali sono i guanciali che usano gli kshatriya."
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Nel frattempo erano arrivati i dottori che Duryodhana aveva convocato in tutta fretta, ma Bhishma disse loro: "Vi ringrazio per essere arrivati fin qui, ma io non desidero essere curato. Quando uttarayana arriver, abbandoner questo corpo che ho usato per fin troppo tempo e torner sul pianeta da cui provengo."
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Dopo avergli rivolto i propri saluti, i soldati si ritirarono nelle proprie tende. Solo pochi intimi gli rimasero vicino. Bhishma, a voce bassa, disse: "Ho sete; per favore, portatemi dell'acqua."
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Duryodhana fece portare dell'ottima acqua dolce, ma Bhishma rifiut anche quella. "Non  questa l'acqua che voglio. Forse Arjuna sa quello che desidero in questo momento della mia vita."
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Con un cenno del capo il Pandava assent tristemente. E ancora una volta scagli una freccia vicino al suo capo con tanta potenza che essa perfor il terreno fino ad arrivare al Gange: in pochi secondi uno zampillo d'acqua spunt dal terreno, permettendo al valoroso guerriero di bere.
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Grazie ad Arjuna, Ganga in persona era venuta per dissetare il figlio. A quel punto Bhishma guard il re dei Kurava forte intensit e seriet.
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"Duryodhana, vedi cosa pu fare Arjuna? Lui e Krishna sono i saggi Nara e Narayana reincarnati. Non puoi vincerli. Fa in modo che la mia morte serva a fermare questa inutile guerra e fai pace con loro. I Pandava sono pii e non rifiuteranno la tregua, anzi la accetteranno con gioia."
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Duryodhana non rispose. Non lo guardava neanche pi negli occhi, ma osservava con aria mesta il terreno. Quella reazione non sorprese Bhishma; sapeva bene che le sue parole non avrebbero avuto effetto neppure in quel frangente. Chiese allora di rimanere solo; tutti si ritirarono.
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Il saggio si chiuse in s, e cominci la sua meditazione sulla Verit Assoluta Personale, cos ch presto dimentic le miserie di questo mondo. Quando Karna venne a sapere dall'amico Duryodhana della caduta di Bhishma, decise di andare a trovarlo; e quando arriv, accanto a lui non c'era pi nessuno. Si sedette al suo fianco e pianse.
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"Io ti ho sempre trattato duramente non perch ce l'avessi veramente con te," gli sussurr Bhishma, "ma perch non potevo fare altrimenti. Odiavi cos tanto i Pandava che per il loro bene era necessario diminuire la tua energia mentale; in quel modo intendevo proteggere i Pandava dal tuo valore. Del resto, anche tu eri un mio nipote, per cui non avrei mai potuto detestarti veramente."
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Karna era stupito. Anche Bhishma era al corrente del mistero della sua nascita e non gli aveva mai detto niente. "E' stato Vyasa a rivelarmi il segreto," continu l'anziano quasi avesse letto nei suoi pensieri, "ma non potevo dirtelo perch dietro a tutto ci che  accaduto c' un preciso piano divino che non potevo danneggiare.
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Questo mondo  stato sovraccaricato di forze demoniache e deve essere liberato. Noi tutti siamo stati solo degli strumenti nelle mani di un onnipotente volere celestiale."
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I due conversarono a lungo. Poi Karna chiese al venerabile Bhishma di benedirlo, in quanto il giorno seguente sarebbe dovuto scendere sul campo di battaglia. E il virtuoso figlio di Surya, con il cuore pesante, torn alla sua tenda. I suoi sogni furono torturati da mille pensieri desolati.
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Libro 7. DRONA PARVA.
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102. Sanjaya torna ancora dal campo.
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Raccontati i primi dieci giorni di battaglia, Sanjaya torn a Kurukshetra. E altri cinque tremendi giorni trascorsero prima che il re cieco potesse avere altre notizie; l'ansiet lo corrodeva ogni istante di pi, mentre pensava ai figli morti e agli altri che correvano pericoli letali per la potenza di Bhima; a Bhishma che giaceva su un letto di frecce; agli altri amici e parenti che potevano essere gi morti.
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Poi Sanjaya torn. "O re," disse con tono severo, "purtroppo non sono latore di buone notizie. Dopo cinque giorni di comando, dopo aver provocato il panico tra le file del nemico, ed aver mietuto tante vite quanto la stesso Kala, il tuo caro amico e maestro d'armi dei tuoi figli e nipoti, il brahmana Drona, ha abbandonato il suo corpo, con la testa tagliata dalla lama della spada del figlio di Drupada, il prode Drishtadyumna.
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E insieme a lui, durante questi terribili giorni, a causa dell'invidia di Duryodhana, molti altri valorosi eroi e anime pie sono morti, raggiungendo le destinazioni che meritano tali grandi personalit."
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A quella notizia Dritarashtra ebbe un violento malore e svenne. Riavutosi, con animo triste, parl. "Come  potuta mai accadere una simile cosa? E' assolutamente incredibile. Al pari di Bhishma, anche Drona era praticamente invincibile. Allora, come sono riusciti i Pandava e i loro alleati a fare ci?
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Sanjaya, la mia ansiet sta aumentando a dismisura. Io voglio sapere cosa  accaduto a Drona, ai miei figli e a tutti gli altri. Solo con la conoscenza dei fatti la mia angoscia potr mitigarsi un tantino e io avr qualche possibilit di provare un p di sollievo. Per favore, narrami tutto nei dettagli."
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E Sanjaya inizi il racconto. Quella dell'undicesimo giorno era stata un'alba triste per tutti; nessuno si sentiva vinto o vincitore n riusciva a distogliere la mente dal pensiero del mahatma Bhishma disteso in mezzo al campo di battaglia, con mille ferite che gli laceravano le carni.
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Quella era anche la prima volta che i generali Kurava si incontravano per concertare le strategie di guerra della giornata senza di lui. Quando Duryodhana e i suoi fratelli entrarono nella tenda di Karna, lo trovarono indaffarato a prepararsi per scendere sul campo. Insieme compiansero l'anziano guerriero caduto per la loro causa.
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"Ora che egli giace senza potere pi proteggere le nostre truppe," disse Duryodhana, "solo tu puoi darci il conforto della certezza della vittoria. Vieni con noi, dunque, e combatti come solo tu sai fare."
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"Non dovete rattristarvi troppo per lui," rispose Karna, "poich l'anima non muore mai, e a seconda degli atti commessi durante la sua esistenza, dopo aver abbandonato il corpo ottiene la destinazione che merita. Bhishma  un'anima completamente pura e priva di qualsiasi contaminazione materiale, e quindi senza dubbio raggiunger quei pianeti di cui sono degne le persone virtuose. D'altra parte non ci si poteva aspettare che sarebbe vissuto eternamente, giacch ogni essere che nasce  destinato a perire. Da grande guerriero quale egli era ha preferito abbandonare il suo corpo onorando lo kshatriya-dharma."
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Dopo essere andato ancora a rendere omaggi a Bhishma, Karna entr nella tenda dove i generali ogni mattina tenevano consiglio. Quella mattina si discusse della nomina del nuovo comandante in capo ed egli stesso indic Drona come il pi qualificato a guidare le armate Kurava.
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Accettato all'unanimit e acclamato dalle truppe, il maestro sal sul carro, splendente come un secondo Indra. Ma fu la vista di Karna in assetto da guerra che alliet maggiormente i soldati, perch nessuno ignorava che l'acarya amava i Pandava quanto Bhishma.
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I soldati delle due fazioni si riversarono sulla piana di Kurukshetra e si posero ognuno nella propria posizione, secondo le direzioni dei loro comandanti. Quella mattina Drona organizz l'esercito ai suoi ordini a forma di una shakata, che significa "ruota", e i Pandava di krauncha, un particolare tipo di uccello.
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Prima di ordinare l'attacco, Drona volle infondere coraggio e ottimismo in Duryodhana, che aveva visto piuttosto depresso. Gli disse: "Chiedimi un obiettivo particolare che deve essere ottenuto in questa guerra, e io lo far per te."
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Il Kurava ci pens un p sopra, poi parl: "Visto che anche tu come gli altri ti rifiuti di uccidere i fratelli Pandava, allora, se vuoi farmi piacere, prendi prigioniero Yudhisthira."
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Drona esit un attimo a fare una simile promessa, poich sapeva quanto potesse essere vile Duryodhana. "Lo far solo se mi prometti solennemente che non lo ucciderai con metodi sleali."
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"No, non voglio uccidere Yudhisthira," ribatt lui, "non mi conviene. Se lo facessi, quale luogo sarebbe pi sicuro per me, e chi mi proteggerebbe dalla furia di Arjuna e di Bhima? E poniamo che essi non riuscissero a vendicarlo, chi mai potrebbe fermare Krishna, il quale per una cosa del genere fatta a un suo puro devoto  capace di distruggere l'intero pianeta?
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No, io lo voglio vivo e prigioniero, voglio costringerlo a giocare un'altra partita a dadi con me e rimandarlo nella foresta. Solo cos questa guerra potr essere fermata."
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In cuor suo Drona maledisse la mentalit demoniaca di Duryodhana, che col tempo peggiorava sempre pi. "Allora io prender prigioniero Yudhisthira, a patto che Arjuna venga allontanato dal fratello; altrimenti non mi sar possibile. Sta a te, quindi, trovare il modo di farmi assolvere alla mia promessa."
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Duryodhana annu e cominci a riflettere su come tenere lontano Arjuna. Poco dopo le abili spie dei Pandava portarono la notizia di quel diabolico piano. Arjuna divenne furibondo per la grettezza che ancora una volta il cugino aveva dimostrato di avere, e afferm che non avrebbe lasciato il fratello solo neanche per un minuto.
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103. L'undicesimo giorno.
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Quando Drona diede il segnale, le milizie, ancora numerose nonostante la tremenda carneficina dei dieci giorni precedenti, si scagliarono le une contro le altre.
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La prima parte della giornata fu caratterizzata dalla ormai solita serie di fantastici duelli fra i maharatha. Sahadeva e Shakuni, Drona e Drishtadyumna, Vivimsati e Bhima, Bhurishrava e Shikhandi, Ghatotkacha e Alambusha: tutti questi grandi e celebri eroi ingaggiarono lotte feroci che deliziarono gli amanti delle arti marziali.
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Virata fu il primo ad incontrare Karna, e dovette subito riconoscerne le straordinarie capacit. Abhimanyu non fu da meno, mentre Bhima costrinse Shalya a salvarsi saltando sul carro di Kritavarma.
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Quella mattina un altro grande guerriero si mise in luce: Vrishasena, figlio di Karna, provoc serie preoccupazioni all'armata dei Pandava, finch non venne contrastato efficacemente da Satanika, il figlio di Nakula. Ma nonostante l'apporto dei nuovi arrivati, fu l'esercito dei Kurava a soffrire maggiormente quella mattina.
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Drona, che era sempre attento ai movimenti dei Pandava, s'accorse che in quel momento Arjuna non era nelle vicinanze di Yudhisthira, e desiderando ardentemente porre fine a quella guerra sanguinosa, lo attacc con veemenza. Il maggiore dei Pandava si difendeva valorosamente, ma l'acarya si rivel chiaramente troppo forte per lui e solo l'arrivo provvidenziale di Drishtadyumna lo salv dalla cattura.
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In quella zona del campo la mischia si fece furibonda tanto che enormi nuvole di polvere impedivano a tutti una chiara visione. Drona sconfisse prima Satyaki, poi i figli di Draupadi e infine Virata: dava l'impressione di essere inarrestabile. Ma quando sembrava che ormai nulla potesse pi fermarlo dal catturare Yudhisthira, comparve Arjuna.
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"Tu sei stato il mio guru," gli grid, "molto di ci che so lo debbo a te e per questo ti porto il massimo del rispetto; ma non avresti mai dovuto promettere a Duryodhana la cattura di mio fratello. Difenditi contro di me, ora."
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Grazie alla guida eccezionale di Krishna, Arjuna combatt al pari di suo padre Indra quando questi ingaggiava lotte contro gli asura. Non riusciva a capacitarsene: Bhishma era caduto poche ore prima e Duryodhana insisteva con i suoi piani malvagi; neanche la morte di una persona cos cara era riuscita ad indurlo a pensieri pi vicini alle regole della moralit.
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Spinto da una furia incontrollabile e battendosi come mai aveva fatto in precedenza, riusc a respingere l'attacco di Drona. Al tramonto il viso di Arjuna tradiva ancora i segni di una rabbia profonda, ma rivelava anche una malcelata soddisfazione; il maestro gli aveva reso la giornata difficile, pure era riuscito a contenere la sua azione.
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104. Il voto dei Trigarta.
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Mentre i medici si prendevano cura dei numerosissimi feriti e gli stanchi soldati andavano a cercare in qualche ora di sonno un p di sollievo dalle fatiche della battaglia, come ogni sera Duryodhana si lamentava amaramente. Stavolta tocc a Drona risollevare l'umore del Kurava.
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"Tu mi avevi promesso di prendere prigioniero Yudhisthira e nel pomeriggio ne hai anche avuto la possibilit, ma quando tutto sembrava gi fatto ti sei fermato e l'hai lasciato fuggire: perch? Se vogliamo vincere questa guerra devi catturarlo al pi presto. Non possiamo pi sostenere i massacri di Bhima, di Arjuna e di tutti gli altri."
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"Io ti avevo parlato molto chiaro," ribatt seccamente Drona. "Ti avevo avvertito che avrei potuto farlo solo se Arjuna non fosse stato presente. Ma oggi, proprio nel momento in cui mi sono trovato ad avere a portata di mano Yudhisthira,  arrivato Arjuna. Anche Yudhisthira  fortissimo e non posso catturarlo se contemporaneamente devo badare al potente figlio di Indra. Devi essere tu a fare in modo da tenerlo sempre lontano."
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A quella discussione era presente anche Susharma, che decise di intervenire. "Io e i miei fratelli abbiamo un vecchio conto da regolare con i Pandava e in special modo con Arjuna, e non cerchiamo altro che l'opportunit di combattere contro di lui. Stasera io e i miei quattro fratelli pronunzieremo il voto chiamato samsaptaka. Domani stesso, perci, noi lanceremo una sfida ad Arjuna, a cui non potr sottrarsi: si vedr costretto a seguirci nella zona meridionale di Kurukshetra e ad affrontarci. Nel frattempo l'acarya potr catturare Yudhisthira."
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Risollevato da quelle coraggiose parole, Duryodhana abbracci con trasporto l'amico, il quale come aveva promesso, la sera stessa, insieme agli altri fratelli fece il solenne voto di uccidere Arjuna. Se cos non fosse stato avrebbero perso la vita. Quel voto infatti precludeva qualsiasi possibilit di ritirarsi dal combattimento.
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105. Il dodicesimo giorno.
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E ancor prima che le ostilit ricominciassero, i samsaptaka andarono verso il campo nemico, e chiamarono Arjuna a voce alta, lanciandogli la solenne sfida. Poi andarono a prendere posizione a sud.
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Quella novit impensier molto Arjuna. Non era difficile intuire che quella mossa faceva parte di un piano per arrivare alla cattura di Yudhisthira, ma d'altra parte non poteva che accettare. Cos and dal fratello maggiore.
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"I Trigarta mi hanno chiamato. Io non posso lasciar correre una sfida come questa," gli disse. "Quindi per il momento non potr difenderti dagli attacchi di Drona, ma il forte fratello di Drupada, il nostro caro amico Satyajit, che  forte e coraggioso come un leone, sar sempre al tuo fianco e ti sosterr nei momenti cruciali. Ma se l'acarya dovesse riuscire ad ucciderlo, devi giurarmi che fuggirai, che non lascerai che ti prenda prigioniero."
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Rassicurato dal fratello, Arjuna and in direzione del fronte dove i Trigarta lo aspettavano. Quando videro che accettava quella sfida suicida, tutti si sentirono certi che la guerra sarebbe finita quel giorno stesso; chi avrebbe potuto fermare Drona nel suo attacco a Yudhisthira? E tutti sperarono in una sua azione veloce in modo da potersi salvare la vita.
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Nonostante i samsaptaka avessero un'armata numerosa e soprattutto composta da prodi combattenti, Arjuna non volle essere accompagnato dalle sue truppe; prefer andare da solo.Il feroce combattimento ebbe inizio.
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Per i Trigarta si mise subito male; Arjuna aveva fretta di tornare dal fratello e per quella ragione era particolarmente aggressivo. Due dei fratelli di Susharma, Subahu e Sudhanva caddero nel primo mattino, insieme a molti dei loro soldati.
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Arjuna combatteva con crudele sapienza: cosa questa che mand in completa agitazione i guerrieri i quali, ritenendo oramai inutile il loro sacrificio, cominciarono a fuggire disordinatamente. Ma il coraggioso Susharma li rinfranc e li guid in ulteriori attacchi.
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Quando li aveva visti fuggire, Arjuna aveva sperato che la lotta fosse gi terminata. Ma vedendoli tornare, al pensiero che in quel momento il fratello poteva correre grossi pericoli e che lui era impedito dal correre ad aiutarlo, sent una vampata di furore salirgli fino al viso.
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Li attacc con violenza, scagliando un'arma divina che fece perdere ai Trigarta il senso dell'orientamento al punto che avevano l'impressione che Krishna e Arjuna fossero ovunque. Scambiando cos i loro commilitoni per i loro avversari, presero a combattersi fra di loro, e il massacro che ne scatur fu immane.
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Non ancora soddisfatto, lanci anche la vayavya-astra, che cre un terribile tornado, e non solo spavent ma decim ulteriormente i malcapitati Trigarta, che di nuovo si ritirarono disordinatamente. Allora Arjuna pot correre dal fratello. Ma cos'era successo nel frattempo?
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Drona, che sapeva che Arjuna avrebbe messo fine velocemente al suo impegno con i samsaptaka, si sforz al massimo per arrivare a tiro di Yudhisthira al pi presto, attaccando l'armata nemica con decisione. Vedendolo avvicinarsi, Drishtadyumna gli si par innanzi, ma uno dei fratelli di Duryodhana, Durmukha, lo sfid e lo condusse via dalla scena. Fu un bel duello: il Kurava era un valido guerriero, e il suo scopo fu raggiunto.
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Drona si era intanto avvicinato al Pandava e Satyajit lott valorosamente fino alla fine, quando insieme a Vrika, un altro dei fratelli di Drupada, cadde ucciso sul terreno. Quando combatteva con decisione, l'acarya era veramente terribile.
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Nel vedere i due prodi guerrieri morti, attorno a Yudhisthira accorsero numerosissimi eroi che mai avevano conosciuto la sconfitta, eppure fu tutto vano: Drona quel giorno sembrava il distruttore in persona e seminava devastazione ovunque passasse. A quel punto, Yudhisthira si salv fuggendo su uno dei cavalli del suo carro.
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Cos, anche se non era riuscito a catturare Yudhisthira, il suo attacco veemente era servito a scoraggiare i soldati dei Pandava, che fuggivano appena si trovavano nelle vicinanze dell'anziano maestro. Dal canto suo Duryodhana, avendo visto Drona combattere in quel modo, si sentiva risollevato: un gran sorriso gli illuminava il volto mentre diceva a Karna. "Guarda come si batte il nostro maestro. Sono sicuro che oggi stesso i Pandava abbandoneranno ogni speranza di vittoria e si arrenderanno."
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"Non credo che basti questo per smorzare il loro coraggio," ribatt l'amico. "I Pandava hanno ben altre risorse."
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Duryodhana fu sorpreso e sconcertato per le parole dell'amico, il quale non aveva mai dato peso al valore dei cugini; tuttavia, in cuor suo, dovette convenire che quelle parole erano vere. Insieme ad alcuni dei suoi fratelli e a Karna si un a Drona e l'effetto del loro arrivo fu devastante.
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Ma su un altro fronte Nakula e Sahadeva stavano letteralmente bruciando l'esercito Kurava, mentre Bhima compiva la sua solita opera di sterminio dell'armata degli elefanti. Ci inquiet il grande Bhagadatta, che decise di intervenire.
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106. La caduta di Bhagadatta.
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Buona parte della forza di Bhagadatta era rappresentata da Supratika, il suo elefante, enorme e fortissimo, dal temperamento feroce di un leone e che in combattimento non era mai stato costretto alla ritirata; da solo spargeva lo stesso scompiglio dell'amato padrone. Usando le zanne, la proboscide e le zampe e barrendo forte, proprio come Airavata, l'elefante di Indra, seminava il terrore ovunque passasse.
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Supratika sembrava provare un'antipatia particolare per Bhima. Infatti ovunque lo incontrava, lo caricava immediatamente. E allorquando gli furono vicini, lo attacc, schiacciandone sotto le zampe il carro e i cavalli; Bhima riusc a salvarsi solo per una frazione di secondo, tanto che nessuno lo vide saltare via. Cos molti dissero: "Bhima  morto; Supratika lo ha ucciso!"
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Sentendo i soldati dare quella notizia, il re di Dasharna accorse con il suo elefante e riprese il duello che si ripeteva periodicamente quasi ogni giorno. Ma il risultato non fu diverso dalle altre volte: purtroppo fu costretto a ritirarsi. Poi Bhagadatta, vedendo che Satyaki non era lontano, spinse l'animale contro di lui, che si salv per un miracolo di agilit.
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Quando ormai le voci che lo davano per morto erano diventate parecchio insistenti, dal polverone spunt Bhima, con la mazza sollevata, deciso a distruggere il feroce animale. Questo colpo di scena fece tirare un sospiro di sollievo agli amici presenti.
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E i due si ritrovarono ancora di fronte; avvolto Bhima nella sua proboscide e sollevatolo da terra con l'intenzione di scaraventarlo in basso, l'elefante barr con furia. Ma all'ultimo momento il Pandava riusc a districarsi e a saltare gi evitando il mortale impatto con il terreno; dopodich, con mosse agilissime, riusc a schivarne le zampe e a colpirlo ripetutamente sotto la pancia, facendolo esasperare dal dolore.
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Bhagadatta intervenne e riusc a cacciarlo via da quella posizione, ma poi vide Abhimanyu che correva contro di lui e dovette trascurare la sua battaglia contro Bhima. E Supratika riusc a mettere in difficolt persino il giovane figlio di Arjuna, che riusc a salvarsi saltando gi dal carro.
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Cos, mentre il suo elefante martoriava quei grandi generali, dall'alto il glorioso Bhagadatta, che per la sua grandezza d'animo e il suo valore era soprannominato "l'amico di Indra", massacrava i suoi nemici con lance e frecce. Quei due sembravano invulnerabili, nessuna arma sembrava incutere loro reali preoccupazioni.
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Durante quei momenti Arjuna tornava dal fronte dopo aver messo in fuga i samsaptaka. A distanza sent i clamori del terribile combattimento. "Krishna, amico mio, ascolta questi rumori e queste grida di paura. Questi possenti barriti appartengono a Supratika, l'elefante del re di Prajyotisha, Bhagadatta. Io conosco bene entrambi. Quando sono entrati nel vivo della battaglia con animo eccitato, diventano praticamente invulnerabili e capaci di provocare scompigli inconcepibili.
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Le nostre truppe che sono in quella zona stanno correndo un gravissimo pericolo. Dobbiamo affrettarci ch potrebbero sterminarle. Credo proprio che oggi purtroppo saremo costretti ad uccidere l'anziano e nobile guerriero."
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Krishna spron i cavalli alla loro massima velocit. Giunti nelle vicinanze, Arjuna era sul punto di invitare Bhagadatta a iniziare un duello contro di lui, quando furono raggiunti dai samsaptaka, riordinati da Susharma. Preoccupato per la sorte del fratello, del quale non aveva pi avuto notizie e per i danni che Bhagadatta avrebbe potuto procurare, Arjuna si trov davanti a un dilemma: accettare o no la sfida?
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Consigliato da Krishna, il Pandava us la vajra, la micidiale arma preferita da Indra, con la quale ottenne un effetto spaventoso sulle truppe nemiche. Ferito Susharma, ucciso un altro dei suoi fratelli e decimati i suoi soldati, Arjuna prosegu la corsa verso il nemico.
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Quando gli alleati lo videro arrivare, lo salutarono con robuste grida di gioia, sicuri che ormai il pericolo rappresentato da Bhagadatta sarebbe stato scongiurato da quest'ultimo. Ovviamente l'umore dei Kurava subiva invece un forte calo. Dopo essersi velocemente fatto il vuoto attorno, il Pandava si scagli contro Bhagadatta.
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Il duello fra i due fu meraviglioso, avvincente, davvero spettacolare. A un certo punto, viste fallire ogni arma, il re di Prajyotisha, inferocito, prese il bastone che solitamente usava per guidare l'elefante e, pronunziato il mantra di Vishnu, lo scagli contro l'avversario; quando tutti videro l'arma guizzare nell'aria con la velocit e la potenza di un fulmine, dissero: "Arjuna  morto."
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Ma all'ultimo istante Krishna si pose nella traiettoria dell'arma che gli si conficc nel petto, proprio dove aveva il meraviglioso gioiello kaustubha: appena ebbe toccato il corpo del Signore, il bastone si trasform in una ghirlanda di fiori, che parve addirittura aumentare la sua grazia e la sua gloria. Arjuna era salvo, ma leggermente contrariato.
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"Krishna, perch l'hai fatto? Tu non dovevi prendere parte attiva al combattimento, cos hai promesso," sembr rimproverarlo.
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"Forse non avrei dovuto farlo," rispose Krishna sorridendo, "ma quest'arma una volta apparteneva a me. Inoltre prima di lanciarla, Bhagadatta me l'aveva offerta; quindi  pi che giusto che io ne abbia ripreso possesso. Solo per sbaglio il re di Prajyotisha era entrato in possesso di quest'arma micidiale, che avrebbe potuto uccidere chiunque, te compreso. Ma ora che se n' impulsivamente privato, lui e Supratika sono diventati vulnerabili. Ora puoi ucciderli."
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E il duello infuri ancora, terribile anche solo a guardarsi. Cogliendo un momento adatto, Arjuna impresse tutta la sua forza su una freccia e la scagli contro la testa di Supratika, penetrandola. Quel colpo provoc un rumore simile a un tuono e abbatt il maestoso animale, che cadde senza vita sul terreno. 
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Rapidissimo Arjuna, presa una freccia con la punta a mezzaluna, la mir al petto di Bhagadatta e lo colse in pieno. Il prode guerriero cadde morto, accanto al suo elefante. Vedendolo oramai esanime, Arjuna scese dal carro e rese i suoi omaggi al nobile monarca.
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La morte di Bhagadatta sort un colpo durissimo sul morale dei Kurava, che sbandarono vistosamente. Sull'onda dell'entusiasmo tratto dalla vittoria, Arjuna torn al centro del campo di battaglia, dove fu intercettato da due dei figli di Shakuni. In pochi minuti ambedue giacevano in una pozza di sangue.
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Con le lacrime agli occhi per quella subitanea e imprevista tragedia Shakuni, desideroso di vendetta, accorse. Ma pot resistere ben poco tempo di fronte al Pandava, prima di essere costretto a una fuga precipitosa. In quella vasta area si sentiva solo il suono acuto della corda di Gandiva e il sibilo delle sue frecce che fendevano l'aria.
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Vedendolo in quello che sembrava uno stato di grazia guerriera, Bhima, Satyaki, Drishtadyumna, Abhimanyu, Nakula, Sahadeva, Shikhandi e i figli di Draupadi lo raggiunsero e la distruzione causata da quei rinforzi diviene inenarrabile.
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Accortosi di quel gruppo di eroi riunito nello stesso punto del campo, Drona pens che la situazione si stava facendo troppo pericolosa per loro, e cerc di dividerlo. Ma Drishtadyumna riusc a ricacciarlo indietro. Nel corso di quei combattimenti, un altro grande amico dei Pandava, il virtuoso Nila, principe di Mahishmati, perse la vita per opera di Ashvatthama.
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La morte di Nila rattrist e rese furiosi i Pandava, che lanciarono un attacco in massa, insostenibile per i Kurava. Nel caos totale che ne consegu i soldati non riuscivano a distinguere i nemici dagli alleati; era persino impossibile capire cosa stesse facendo l'avversario del momento.
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Al tramonto Arjuna e Karna, ritrovatisi di fronte, ingaggiarono un delizioso duello, che dovette essere interrotto a causa dalle tenebre della sera. Fu Drona a dare il segnale della ritirata.
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Era stato un giorno terribile, molti bravi guerrieri erano caduti; ma colui che aveva impressionato maggiormente era stato Arjuna. Aveva decimato i samsaptaka; era riuscito a eliminare Bhagadatta e il suo elefante; da solo aveva distrutto interi battaglioni di impavidi soldati: nell'accampamento dei Kurava si parlava solo di lui. Duryodhana era sconvolto per quello che aveva visto. Cos Drona cerc di pacificarlo.
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"Non temere," gli disse. "Domani sar il nostro giorno. Credo che organizzer i nostri eserciti nella pi impenetrabile delle formazioni: forse la chakra-vyuha, oppure addirittura la padma-vyuha. Cos nessuno riuscir a penetrare nelle nostra file e se Arjuna sar allontanato di nuovo, ti prometto che catturer Yudhisthira.
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Ma  fondamentale trascinare via sia lui che Krishna, perch entrambi conoscono l'arte di penetrarle, e se saranno presenti tutto per noi si risolver in un disastro."
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Susharma, nonostante fosse ancora sofferente per le ferite che Arjuna gli aveva inferto, volendo mantenere fede al giuramento fatto il giorno prima, coraggiosamente si dichiar pronto a sfidare il Pandava fino a che fosse stato vivo uno solo dei Trigarta.
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Quella notte Duryodhana dorm tranquillamente, sperando che l'indomani sarebbe stato l'ultimo giorno di guerra.
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107. Il tredicesimo giorno  Abhimanyu.
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Il tredicesimo giorno della pi catastrofica guerra che si sia mai combattuta corrispondeva al terzo da quando Bhishma era caduto e da che Drona aveva assunto il comando. Il luogo sacro di Kurukshetra, ove in passato avevano vissuto tanti asceti santi e pacifici, era diventato un immenso cimitero; il cielo sovrastante era pieno di avvoltoi, e durante la notte lupi e iene lo invadevano per cibarsi dei cadaveri.
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I Trigarta furono i primi a muoversi: chiamando Arjuna a voce alta, si diressero verso il versante meridionale e questi, a malincuore, dovette muoversi rapidamente sulla loro scia. Come lo vide allontanarsi, Drona impart le istruzioni per l'organizzazione dell'impenetrabile e complicatissima padma-vyuha, secondo la quale gli eserciti si sarebbero disposti nella forma di un gigantesco fiore di loto.
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I Kurava attaccarono per primi. Privi dell'appoggio di Arjuna, i Pandava soffrirono terribilmente per gli attacchi di Drona e sebbene tentassero strenuamente di fare breccia nella complicata formazione avversaria, a nulla valsero tutti i loro sforzi. Visto fallire ogni attacco e visti i suoi battaglioni decimati dalle ondate degli assalti nemici, Yudhisthira si allarm: se fosse andata avanti in quel modo, il suo esercito sarebbe stato distrutto prima di sera.
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Rimpianse di non poter disporre del fratello, che sarebbe stato impegnato a lungo contro l'ostinato e arrabbiato Susharma e riflett su cosa si poteva fare. Al mondo c'erano solo quattro uomini in grado di penetrare il contorto fronte della vyuha: Krishna, suo figlio Pradyumna, Arjuna e Abhimanyu, e in quel momento era disponibile solo quest'ultimo. Ma, per quanto fosse valorosissimo, il nipote era giovane, e ancora inesperto, per cui Yudhisthira non sapeva decidersi se mettere la sua vita a repentaglio.
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Infine, non tollerando ulteriormente lo sfacelo che Drona stava causando, fece chiamare Abhimanyu. "Vedi la padma-vyuha del nostro acarya? " gli disse. "All'infuori di te, in questo momento nessuno di noi  in grado di creare un varco che possa permetterci di combattere alla pari.
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E guarda cosa sta succedendo: tutti i nostri attacchi svaniscono come bolle di sapone contro le loro difese, mentre essi provocano scompigli fra le nostre truppe. Se si continua cos, questa giornata diverr l'ultima per noi. Io so che tu conosci l'arte di penetrarla. Fallo, dunque, e salvaci da questa terribile situazione."
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Abhimanyu esamin lo schieramento nemico e riflett con gravit. "S, posso riuscirci, ma c' una cosa che devi sapere. Io sono stato istruito fin da bambino da mio padre e da Krishna sull'arte di spezzare la padma-vyuha, e ci non mi comporta particolari difficolt; tuttavia non ho ancora imparato ad uscirne. Come far, quindi, a sopravvivere quando mi ritrover solo all'interno della formazione nemica?"
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"Non preoccuparti per questo," rispose Yudhisthira, "perch non sarai isolato; l'idea  di penetrare in forza dentro le file nemiche e creare lo scompiglio. Appena tu avrai creato una breccia, i pi forti tra di noi ti seguiranno e ti aiuteranno. Bhima, Nakula, Sahadeva, Drishtadyumna, Drupada e centinaia di altri eroi ti saranno accanto ogni istante."
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Nonostante il rischio evidente che comportava la missione, gli occhi del ragazzo appena sedicenne brillarono dalla contentezza: penetrare nella padma-vyuha era sempre stato il gioco pi eccitante della sua infanzia, e da sempre aveva sognato di farlo con un vero esercito.
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Spronato l'auriga che al contrario del padrone si sentiva piuttosto agitato, rapidamente il carro sfrecci in direzione dell'esercito avversario, seguendo un tragitto studiato migliaia di volte.
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108. Jayadratha chiude la breccia.
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Brillante come una folgore e provocando tuoni per l'impatto col terreno, il carro di Abhimanyu saett verso le milizie Kurava; un'impressionante processione di eroi lo seguiva da presso. E come facilmente un coltello penetra nel burro, sotto gli occhi dell'ammirato acarya, il giovane figlio di Arjuna miracolosamente entrava nella vyuha, causando un effetto simile a un'esplosione. In pochi secondi il prodigioso ragazzo si lasci dietro una scia di morte e distruzione. Rapidissimo, Duryodhana tent di impedirgli l'ingresso, ma fu salvato a stento da Drona.
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In pochi istanti Abhimanyu era gi arrivato nel cuore della padma-vyuha. Karna, Shalya, Bhurishrava e Dusshasana lo affrontarono, ma furono malamente sconfitti e costretti alla ritirata. I soldati, mentre si davano alla fuga, gridavano: "Non si pu combattere contro Abhimanyu. Egli  una terribile combinazione tra Krishna e Arjuna. Cosa possiamo fare noi contro di lui?"
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E la confusione causata da combattenti e fuggitivi si fece totale. Mentre lottava un sorriso leggiadro illuminava il volto di Abhimanyu: intanto davanti a lui i Kurava cadevano a migliaia.
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Drona e Kripa ebbero frasi di ammirazione per la sua classe straordinaria; ma Duryodhana, allorch si accorse che gli acarya si erano soffermati a lodare il figlio di Arjuna invece di attaccarlo, divenne furibondo.
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"E'colpa vostra se Abhimanyu  riuscito a entrare," grid. "Se fosse stato qualcun altro, voi non glielo avreste permesso, ma siccome amate troppo Arjuna e suo figlio avete fatto s che la nostra formazione fosse penetrata. Dobbiamo ricacciarlo indietro, o per noi sar un disastro."
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Ed egli stesso si lanci contro il ragazzo. Tuttavia, dopo pochi secondi, ferito gravemente dovette fuggire per salvarsi la vita. Ad un certo punto, mentre spargeva il terrore e la morte nelle file nemiche, Abhimanyu si accorse con costernazione di essere solo, che i suoi zii non erano riusciti a seguirlo. Cos'era successo?
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Avendo visto Abhimanyu avvicinarsi a velocit vertiginosa, Jayadratha ne aveva intuito le intenzioni cos, appena aveva visto che il ragazzo era scomparso tra le file dell'esercito Kurava, aveva guidato le sue truppe nella breccia che si era creata, e aveva impedito il passaggio agli eroi Pandava. La cosa aveva dell'incredibile: da solo, Jayadratha era riuscito a bloccare i Pandava e i loro alleati: impresa questa che solitamente sarebbe stata ritenuta da tutti impossibile da attuarsi. Come era potuto accadere?
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E' doveroso ricordare l'episodio durante il quale Jayadratha, dopo aver tentato di rapire Draupadi, era stato battuto e umiliato da Bhima. Ma dopo innumerevoli austerit, Shiva gli aveva concesso la benedizione di riuscire, per una volta, a sconfiggere tutti i Pandava insieme, all'infuori di Arjuna. Quel giorno Jayadratha aveva sfruttato la capacit che gli era stata accordata. Per quanto valorosamente i Pandava si fossero battuti, Jayadratha era parso invincibile; nel frattempo la breccia creata da Abhimanyu si era richiusa e la padma-vyuha riformata.
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Con orrore Yudhisthira si era accorto che il ragazzo era rimasto solo fra centinaia di migliaia di nemici.
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109. La morte di Abhimanyu.
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Nonostante si fosse reso conto della situazione, Abhimanyu non era certo tipo che si scoraggiava. "Io non so come uscire da questo intreccio di armate," disse al suo auriga, "e perci siamo prigionieri. Ma una soluzione esiste ancora: distruggere totalmente l'esercito Kurava."
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Muovendosi come un vortice, il giovane distruggeva qualsiasi cosa gli venisse a tiro; la cosa faceva impazziva dalla rabbia Duryodhana che si domandava come potesse un ragazzo di quell'et essere tanto abile.
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Sembrava impossibile. Per di pi egli non si accontentava di massacrare i soldati semplici, ma uccise molti celebri guerrieri; Rukmaratha e altri figli di Shalya furono tra coloro che caddero nel coraggioso tentativo di opporsi a Abhimanyu. Davanti a lui tutti erano costretti a fuggire o a morire.
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Il fiero Lakshmana, uno dei figli pi cari a Duryodhana, non pot sopportare quella visione di gloria guerriera e si lanci all'attacco, ma perse il duello e la vita. Quell'improvvisa tragedia, avvenuta in pochi secondi, traumatizz l'invidioso re Kurava. "Quel maledetto deve essere ucciso in qualsiasi modo," url con rabbia inaudita.
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E i protagonisti di una delle pi crudeli tragedie successe a Kurukshetra cominciarono a prendere i loro posti sulla scena: sei maharatha, e cio Drona, Kripa, Asvatthama, Karna, Brihadbala e Kritavarma circondarono Abhimanyu e lo attaccarono contemporaneamente; ma anche in quella maniera questi non cedette, e contrattacc, sconfiggendoli tutti. Addirittura il potente Brihadbala perse la vita in quella occasione.
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Il corpo di Karna era una maschera di sangue, e Asvatthama riusc solo per miracolo a salvare la vita di uno dei suoi figli da quella furia. In quel vortice di distruzione i Kurava decisero che Abhimanyu doveva essere eliminato con ogni mezzo, leale o sleale che fosse.
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E l'atto pi vile che uno kshatriya abbia mai potuto immaginare fu perpetrato da Karna: mentre Abhimanyu fronteggiava contemporaneamente un attacco fatto da Drona e da altri, dalle spalle gli scagli una freccia contro la corda dell'arco, troncandola di netto e spezzando con una seconda lo stesso arco.
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Stupito da quel vile atto, Abhimanyu si gir per scoprire chi ne fosse stato l'autore. "Solo tu, figlio di un suta, potevi attaccare un nemico in questo modo. Dove il valore manca, vive l'imbroglio e il gioco dei dadi. Ma presto anche tu avrai ci che meriti."
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Ma sfruttando quel momento di distrazione, Drona gli uccideva i cavalli, mentre Kripa eliminava i due auriga. E intanto che Abhimanyu era ancora sul carro, privo di armi, sei maharatha lo attaccarono senza dargli il tempo di organizzare una difesa. Gli occhi del giovane, nato dall'energia del deva della luna, divamparono di un rosso fuoco, e la furia li rese molto simili a quelli di Krishna.
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Grid a Drona: "Tu sei stato il maestro di mio padre, e quindi dovresti essere un uomo virtuoso; come avete potuto, tu e Kripa, attaccarmi mentre ero girato verso Karna?"
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Agguantata la spada, salt gi dal carro oramai immobile, e si precipit verso di loro con tutta l'intenzione di fare giustizia sommaria. Ma gli atti ignobili degli spaventati Kurava non erano ancora terminati. Aggiratolo, dal di dietro Drona gli ruppe la spada e Karna gli frantum lo scudo.
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Ora l'eroico Abhimanyu era fieramente ritto sul campo di Kurukshetra, privo di qualsiasi arma. Afferrata la ruota di un carro, il corpo pieno di frecce e interamente bagnato di sangue e il viso infuriato che brillava sinistramente, Abhimanyu prese a farla girare vorticosamente sopra la testa, chiamando uno ad uno per nome i suoi avversari e sfidandoli ad avvicinarsi e a combattere lealmente. In quella posa sembrava un secondo Vishnu.
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Resosi conto che nessuno aveva il coraggio sufficiente per accettare la sfida, si lanci con quella ruota contro le file nemiche, gettando ancora lo scompiglio e il terrore, finch non riuscirono a frantumargliela fra le mani.
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Ma Abhimanyu, che non aveva affatto abbandonato l'idea di sterminare da solo l'esercito avversario, prese una mazza dal terreno e ancora una volta li sfid a venire avanti uno alla volta. Vedendolo alto e fiero, ben piantato sulle gambe e fumante rabbia, di nuovo nessuno accett la sfida ed egli di nuovo li attacc.
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Asvatthama, spaventato, fece appena in tempo a fuggire, prima che insieme al carro, ai cavalli e all'auriga, ne potesse uscire distrutto egli stesso. Messo in fuga il brahmana, Abhimanyu si lanci contro il figlio di Dusshasana e lo priv del mezzo. I due fieri giovani continuarono a piedi il combattimento, ma appena Abhimanyu, stanco e ferito, tard un momento a rialzarsi, il figlio di Dusshasana, trasgredendo a ogni regola di lealt kshatriya, lo colp alla testa. Abhimanyu cadde a terra senza pi vita.
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Era stato uno dei crimini pi vili mai accaduti in tutta la storia di una nazione che aveva portato la civilt nel mondo. Quando i Pandava sentirono le grida di gioia e il suono dei corni dei Kurava, capirono che l'amato nipote era caduto. Torturato dal dolore e dal rimorso, Yudhisthira pianse lacrime amare fino a perdere i sensi. E quando il sole tramont e tutti tornarono mestamente all'accampamento, nessuno riusciva a pensare ad altri che ad Abhimanyu e a cosa avrebbero potuto dire al padre quando questi fosse tornato.
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110. Il voto di Arjuna.
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Nella penombra della sera Arjuna tornava all'accampamento. Improvvisamente si sent agitato e con voce rotta dall'emozione disse al suo amico Govinda: "Perch, o Keshava, il mio cuore  pieno di paura, e perch la mia voce trema? Osserva i segni che provengono dalla terra, dal cielo, da ogni parte: lasciano presagire solo le disgrazie pi nere.
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Sento le braccia e le gambe senza forza e nella mia mente ci sono solo pensieri di morte. Qualche calamit sta per accadere o forse  gi accaduta. Che qualcosa sia capitato al mio venerabile fratello maggiore o a qualcuno dei miei pi cari amici?"
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"Sicuramente nulla  successo a Yudhisthira," rispose Krishna. "Ma sicuramente qualcosa deve essere accaduto. Non temere, fra pochi minuti sapremo tutto."
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Arjuna, sempre pi preoccupato, inoltrandosi nei dedali delle tende amiche, notava che tutti evitavano di incrociare il suo sguardo, mentre i presagi diventavano sempre pi terribili. Quando entr nella tenda di Yudhisthira e vide le espressioni dei fratelli cap che doveva essere successo qualcosa di molto grave.
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"Fratelli, non mi lasciate in questa intollerabile ansiet. Perch quelle facce? e perch i soldati e i miei amici non mi hanno neanche salutato n sono venuti a farmi festa come ogni sera? Di solito mio figlio Abhimanyu viene a ricevermi e mi racconta le sue ultime gesta; come mai oggi non  qui con voi?"
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Tanto era il dolore che lo attanagliava, che Yudhisthira faticava a rispondergli; ma visto che nessuno prendeva l'iniziativa si fece forza. "Come sai, questa mattina il nostro acarya ha schierato contro di noi il padma-vyuha, e subito c' stato un grande massacro. Noi non riuscivamo neanche ad attaccare, mentre loro penetravano nelle nostre file con irrisoria facilit. L'unica cosa da fare era riuscire a spezzare quello schieramento. Ma tu eri lontano, e Krishna era con te.
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Solo Abhimanyu sapeva come fare. Cos il tuo coraggioso figlio ha accettato questo incarico. Subito  riuscito a incunearsi nelle file nemiche. Purtroppo noi non ce l'abbiamo fatta a seguirlo, e lui si  trovato solo. Il resto l'abbiamo saputo da Yuyutsu."
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Forse non tutti sanno che Yuyutsu era uno dei pochi figli virtuosi di Dritarashtra. La madre proveniva dalla casta dei vaishya; inoltre faceva parte di quella folta schiera di kshatriya che combattevano a malincuore dalla parte di Duryodhana. Ma quando si era trovato ad essere testimone del delitto nefando perpetrato contro il giovane Abhimanyu, la sua indignazione era esplosa e gli aveva impedito di continuare a combattere al fianco di persone ossessionate dallo spettro della malvagit. Quello stesso pomeriggio era passato dalla parte dei Pandava, ai quali aveva raccontato come erano andate le cose.
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Mentre ascoltava il racconto di quel crudele assassinio, Arjuna stentava a crederci. Poi il dolore lo colse in pieno e non riusc a trattenere le lacrime. "Ma come avete potuto lasciarlo solo?" disse. "Chi pu essere 
stato tanto abile da impedirvi di seguirlo?"
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"E' stato Jayadratha," rispose il fratello maggiore. "Nell'attimo in cui tuo figlio  penetrato nelle file nemiche provocando cos una grossa breccia, costui  corso contro di noi; e tuttora noi non riusciamo a capacitarci di come egli abbia potuto da solo respingere l'attacco di tutti noi messi insieme. Credimi, oggi Jayadratha era completamente invincibile. E cos Abhimanyu si  trovato solo e non abbiamo potuto fare niente per salvarlo."
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Chiuso nel suo dolore, Arjuna riflett a lungo e poi disse: "Tutti quei peccatori che hanno partecipato alla vile uccisione di mio figlio hanno gi il destino segnato; ma questo Jayadratha che si  tanto accanito perch mio figlio morisse non conosce ancora la sorte che gli toccher. Dunque giuro che domani stesso, prima che il sole tramonti, io lo priver della vita. E se non ci riuscir, d la mia solenne parola che lascer questo mondo entrando in una grande pira di fuoco."
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Appena gli alleati dei Pandava vennero a sapere del solenne voto fecero vibrare centinaia di tamburi, corni e conchiglie, provocando un frastuono tumultuoso. Tutti erano eccitati: il Pandava non si era assunto un compito facile, per cui erano certi che l'indomani lo avrebbero visto combattere come mai aveva fatto in precedenza. I Kurava avrebbero pagato caro l'assassinio di Abhimanyu.
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111. Gli avvenimenti della notte.
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Quando i Kurava sentirono quel tumulto assordante provenire dagli accampamenti dei nemici, si preoccuparono molto. Cosa stava succedendo? qual'era la ragione di tanto frastuono? cosa stavano celebrando? Abhimanyu era morto da poco e i Pandava non avevano ragione di festeggiare, bens di disperarsi. Duryodhana cadde nella pi nera ansiet, finch non arrivarono le spie.
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"Presto, ditemi," chiese, "perch i Pandava e i loro alleati hanno suonato i loro strumenti? Cosa stanno festeggiando?" "Arjuna  appena venuto a conoscenza della morte dell'amato figlio e ha giurato di vendicarlo uccidendo il re Jayadratha prima del tramonto; se non dovesse riuscirvi, entrer nel fuoco e si lascer morire."
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A queste parole Jayadratha impallid di colpo e non riusc a spiccicare parola. Il terrore lo aveva catturato, confondendolo completamente. "Se Arjuna ha giurato di uccidermi domani, lo far certamente," farfugli. "Non ho speranze contro di lui e Krishna. Ma io non rimarr: sarebbe un suicidio. Domani torner al mio regno."
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Duryodhana lo calm. "No, non devi fuggire. La situazione che si  creata pu tornare a nostro vantaggio. Se domani Arjuna non riuscir a mantenere la sua promessa, noi ci saremo sbarazzati dell'ostacolo pi ostico che si frappone fra noi e la vittoria. Non dobbiamo lasciarci sfuggire una simile opportunit."
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"Tutti lo abbiamo visto combattere; cosa pensi che potrebbe fermarlo? Questa non  una sfida, ma un inutile suicidio. Io domani me ne andr."
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"S, l'ho visto combattere, e non c' dubbio che  uno dei guerrieri pi forti che esistano. Ma se tutti noi ci batteremo con il solo scopo di salvare te, egli non avr scampo, e sar perduto. O pensi forse che potrebbe sconfiggere uomini come Drona, Karna, Shalya e migliaia di altri uniti per uno stesso fine? E tu, non dimenticarlo, sei un maharatha, capace da solo di fronteggiare Arjuna. Resta, e dacci l'opportunit di eliminarlo dal combattimento."
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Jayadratha, malgrado non si sentisse per nulla rassicurato, si lasci convincere dalle parole del Kurava. I generali concertarono il piano per il giorno seguente: la prima consegna per tutti era di non permettere che il figlio di Indra si avvicinasse al monarca di Sindhu.
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Quella notte Jayadratha non riusc a dormire. Si era lasciato persuadere a rimanere, ma la cosa non lo faceva stare affatto tranquillo. Sperando di ricevere rassicurazioni da Drona che conosceva bene sia lui che Arjuna per essere stato il maestro di entrambi, usc dalla tenda e si incammin verso quella dell'acarya.
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"Arjuna ha giurato che domani mi uccider," gli disse, "e io temo per la mia vita. Duryodhana ha cercato di infondermi coraggio, sostenendo che l'esercito verr schierato in modo da tenermi molto distante dal fronte e che sar difeso da tutti gli eroi che combattono dalla nostra parte. Ma io ho visto il Pandava in azione e credo che neanche tutti i deva insieme potrebbero respingerlo.
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Quello  una furia scatenata e io non sono affatto certo che domani riusciranno a tenerlo lontano da me. Perci io ora ti chiedo di chiarirmi questo dubbio: se riuscir ad arrivare dove sono stazionato e mi costringer a combattere, ho qualche speranza di vittoria? In un duello, chi fra noi ha maggiori possibilit di emergere vittorioso?"
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"Giacch ti vedo molto preoccupato," gli disse Drona, "ti risponder con franchezza, senza celarti la verit. Voi due avete preso lezioni dallo stesso maestro, me, e io vi ho istruiti senza parzialit; quindi dovreste avere la stessa forza. Tuttavia non ci sono dubbi che Arjuna ti  superiore sotto ogni aspetto. E' pi abile, pi forte e pi intelligente.
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Oltre a ci possiede armi divine che ha ottenuto nei pianeti celesti e soprattutto ha Krishna dalla sua parte; dunque  invincibile. Ma tu sei uno kshatriya, e la morte non deve spaventarti. Domani saremo tutti davanti a te e creeremo una barriera invalicabile; inoltre costruir un vyuha a tre strati assolutamente impenetrabile persino agli stessi deva.
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Fatti coraggio, nulla  perduto. Tenteremo in ogni modo di impedirgli l'avanzata e di salvarti la vita. Non temere." Un p rinfrancato Jayadratha torn alla sua tenda, ma stent comunque a prendere sonno.
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Arjuna invece dormiva; ma i suoi sogni non erano tranquilli. Erano tutti rivolti al ricordo del figlio. A quel ragazzo appena sedicenne, pieno di energia ed entusiasmo che per un atto di generosit e di coraggio si era ritrovato barbaramente trucidato da sei maharatha.
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Per l'intera notte i suoi pensieri furono continuamente turbati da questa scena raccapricciante e da quella altrettanto agghiacciante di Jayadratha che impediva l'avanzata ai suoi fratelli. A frenare quell'altalena di immagini era poi giunto Krishna, il quale gli aveva rivelato che per uccidere Jayadratha avrebbe dovuto usare la pashupata, l'arma accordatagli tempo addietro da Shiva.
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Cos nel sogno si era visto adorare il grande deva e, insieme a Krishna, volare poi verso la montagna Mandara, dove avevano incontrato Shiva.
"Qui vicino c' un grande lago," aveva detto loro; "l troverete qualcuno che vi dar ci che cercate."
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I due amici avevano seguito le sue indicazioni ed erano arrivati nei pressi di un immenso lago. Dalle acque era spuntato un serpente dalle cento teste, le cui bocche emanavano gigantesche fiammate. Appena si era accorta di Krishna e Arjuna, la bestia si era immediatamente trasformata in un grande arco che i due si erano affrettati a portare a Shiva.
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Quest'ultimo aveva cos insegnato loro tutti i segreti per poter utilizzare la pashupata correttamente. Terminato l'addestramento, erano tornati sulla terra. Questo sogno gli aveva occupato l'intera nottata.
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112. Il quattordicesimo giorno.
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Di prima mattina, dopo che ebbero svolto le loro devozioni, i guerrieri si apprestarono a organizzarsi per un altro duro giorno di combattimento, il quattordicesimo. I preparativi, come ogni mattina, fervevano.
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Nel frattempo, i generali dei Pandava si erano riuniti nella tenda di Yudhisthira per discutere dei piani della giornata. Arjuna raccont lo strano sogno fatto nella notte appena trascorsa. Ascoltato con emozione, tutti vollero congratularsi per la fantastica opportunit che gli era stata concessa. Soprattutto si considerava fortunato perch riusciva a ricordare nitidamente il modo di usare la pashupata. Mentre narrava di 
queste cose, erano arrivati anche Krishna e Satyaki.
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A 
quest'ultimo disse: "Amico mio, vedo che tutti sono eccitati per il mio giuramento, e i soldati si aspettano grandi cose da me, oggi. Sicuramente questo  l'ultimo giorno di vita del vile Jayadratha, per colpa del quale mio figlio ci ha lasciati; ma non dobbiamo dimenticare che Drona  ancora dall'altra parte, e che anche lui ha una promessa in sospeso: la cattura di Yudhisthira.
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Faremmo bene a non sottovalutare il pericolo. Oggi io sar totalmente impegnato e non potr rimanere nelle sue vicinanze. Dunque a te spetta il dovere di proteggerlo; solo tu puoi farlo. Tu sei mio discepolo e anche cugino di Krishna; in battaglia non mi sei da meno e se il tuo impegno sar al massimo, l'acarya non passer queste linee."
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Satyaki sorrise. "Assolvi tranquillamente il tuo compito; finch io vivr, Drona non riuscir neanche a toccare tuo fratello."
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Mentre i Pandava pianificavano le strategie per resistere agli attacchi nemici e contemporaneamente aiutare Arjuna ad avvicinarsi a Jayadratha, i Kurava cominciavano le complesse manovre per sistemare i loro eserciti secondo una formazione a tre strati.
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Nel primo strato, accompagnato da 1500 elefanti infuriati e decine di migliaia di soldati, valorosissimi e sprezzanti della paura, stazionavano i tre figli di Dritarashtra: Durmarshana, Dusshasana e Vikarna. Li seguivano Drona, Duryodhana e Karna accompagnati dai loro battaglioni.
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Nel terzo strato migliaia di grandi eroi, tra cui Asvatthama, Vrishasena, Shalya e Kripa, vigilavano i sentieri interni. Jayadratha era dietro di tutti, a quasi ottanta chilometri dal punto in cui si sarebbe svolto lo scontro diretto. Vedendo davanti a s quell'immenso oceano di uomini e animali, il re di Sindhu si sent talmente al sicuro da maturare la consapevolezza che Arjuna poteva essere considerato gi morto.
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Nessuno credeva che Arjuna n altri sarebbero mai riusciti, nell'arco di un solo giorno, ad arrivare alla meta. Ma nonostante quella certezza, quando il carro del Pandava, che era guidato dal Signore in persona e protetto dagli impavidi Yudhamanyu e Uttamaujas, si mosse, nessuno dalla parte dei Kurava riusc ad evitare un brivido di terrore.
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Persino Jayadratha quando gli riferirono che Arjuna si era mosso, nonostante fosse a una distanza di sicurezza di decine di chilometri e fosse protetto da milioni di forti guerrieri, ebbe la medesima sensazione; pensare ad Arjuna era come pensare al dio della morte in persona.
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E il grande giorno cominci. Il terzo dei figli di Kunti, diretta progenie del re dei pianeti celesti, esamin l'esperta opera del maestro. Poi disse: "Oggi Drona superato s stesso, e anche noi dovremo farlo. O Krishna, o Govinda, vedi? a proteggere il primo dei tre strati a forma di ruota c' Durmarshana, uno dei fratelli di Duryodhana. Penetreremo nell'esercito nemico cominciando da l."
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Shri Krishna, quindi, in accordo al desiderio del suo amico e devoto, spron i cavalli in direzione dell'esercito di elefanti del Kurava; quando li videro arrivare di gran carriera, i soldati si fecero coraggio tra loro e si batterono con grande impegno. Ma l'impeto di Arjuna era pari a quello di un uragano: ne segu un tale massacro che nessuno ebbe la forza di continuare a combattere; i sopravvissuti, Durmarshana compreso, dovettero darsi a una fuga precipitosa.
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Il fratello era fuggito senza ritegno e il punto di collisione oramai divenuto un immenso cimitero, cos Dusshasana intervenne, coadiuvato dal suo esercito di elefanti. Ma in pochi secondi l'aria si riempiva delle frecce di Gandiva, e il suono dell'arco celestiale diveniva simile a un concerto di strumenti a corda; e il risultato fu la distruzione quasi totale: lo stesso Dusshasana, che aveva cominciato quel duello con un sorriso di scherno sul viso, dovette poi fuggire precipitosamente.
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Tutti stentavano a crederci, era una cosa assolutamente incredibile: in pochi minuti Arjuna era riuscito a passare oltre la prima formazione.
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"Ora che abbiamo messo in fuga i fratelli del nostro detestabile cugino," disse il Pandava con un sorriso sulle labbra, "dovremo affrontare Drona e il suo battaglione che ha disposto a padma-vyuha, il fiore di loto. Lo stesso schieramento per colpa del quale  morto Abhimanyu. Amico, non perdiamo altro tempo, guidami laddove si trova il nostro acarya."
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Appena vide la venerabile figura abbastanza vicina, Arjuna fece fermare il carro e giunse le mani in segno di rispetto. "O maestro, concedimi le tue benedizioni. Solo cos riuscir a vincere questa guerra. Dopo aver penetrato facilmente nel primo strato, mi trovo ora davanti a te, e se tu non lo desideri non riuscir mai a vincerti. Permettimi di addentrarmi nel vyuha che tu hai costruito con tanta sapienza. Fa s che io possa procedere per la mia strada."
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Drona si sentiva colmo di ammirazione e nel contempo sorpreso al pensiero di quanta umilt e modestia potessero essere presenti nell'animo di un uomo tanto valoroso. "Non puoi penetrare nel vyuha senza prima avermi sconfitto," rispose l'acarya con un gran sorriso. "Desidero combattere contro di te." E i due diedero luogo a un altro fantastico duello.
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Ma ancora, come quando era presente Bhishma sul campo di battaglia, il virtuoso Pandava combatt senza entusiasmo, quasi distrattamente. In effetti un senso di disgusto gli stringeva lo stomaco al pensiero degli atti atroci che era continuamente costretto a commettere. Solo qualche giorno prima aveva dovuto scagliare le sue armi contro il corpo dell'amato nonno, e ora si vedeva in lotta con il suo guru che rispettava e venerava.
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Eppure egli comprendeva di doversi scuotere da quel senso di prostrazione; se dianzi infatti sarebbe stato difficile tirarsi indietro, ora era diventato impossibile. Per quel duello trascorse molto tempo.
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"Si sta facendo tardi," gli disse Krishna allarmato. "Drona  troppo forte e potrebbe tenerti impegnato per delle ore. Se continua cos, non riuscirai ad arrivare da Jayadratha prima del tramonto. Abbandona il duello e penetra nel padma-vyuha."
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Raccolto il suggerimento, Arjuna offr al maestro rispettosi omaggi, e disse a Krishna di spronare i cavalli alla loro massima velocit; come un lampo essi si introdussero nel secondo strato, spargendo morte e distruzione. Doveva recuperare il tempo perduto nel duello con Drona, e per questo il Pandava combatt con furia raddoppiata.
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Vedendolo nel mezzo del suo esercito, Drona si accingeva a inseguirlo proprio nello stesso momento in cui tre forti generali, Kritavarma, Sudakshina e Shrutayus, ognuno appoggiato dai rispettivi battaglioni, lo raggiungevano e lo sfidavano.
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Attaccato in contemporanea, Arjuna prefer non perdere altro tempo prezioso in un normale combattimento e si ritrov costretto ad invocare il brahmastra per scrollarsi di dosso quegli scomodi nemici. L'effetto di quell'arma fu tremendo: il cugino di Krishna, Kritavarma, fu gravemente ferito, tanto che cadde privo di sensi nel suo carro. Sudakshina, invece, vista la situazione, prefer fuggire.
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Fu allora che il coraggioso Shrutayudha, in possesso di una mazza di origine divina, attacc il valoroso Partha con tutta la rabbia che aveva in corpo, e con la mente annebbiata dal desiderio di uccidere entrambi gli avversari. Questo valoroso monarca aveva ricevuto l'arma in cambio di numerose e difficili austerit, e con quella nessun nemico avrebbe mai potuto resistergli, chiunque egli fosse stato; per di pi chi la possedeva diventava praticamente invulnerabile.
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L'unico suo punto debole consisteva nel fatto che mai avrebbe dovuto essere lanciata contro un uomo privo di armi e che non fosse partecipe ai combattimenti: ci sarebbe risultato fatale al suo possessore.
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Shrutayudha combatt con grande ardore, ma non riuscendo ad avere la meglio, si sent pervadere dall'ira e perse il lume della ragione. Pensando che fosse Krishna la sorgente della forza del Pandava, afferr la mazza e gliela scagli addosso. Ma all'improvviso l'arma cambi direzione e guizz verso di lui, colpendolo a morte. Alla vista di Shrutayudha che cadeva al suolo ricoperto di sangue, Sudakshina torn sui propri passi e combatt con valore; ma in seguito a un aspro duello anche lui perse la vita.
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Dopo che anche i due maharatha Shrutayus e Acyutayus ebbero trovato la morte per mano del terribile Pandava, i soldati che componevano la padma-vyuha di Drona si dispersero per il terrore. A quel punto l'avanzata di Arjuna divent agevole.
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Vedendo il cugino procedere cos speditamente, Duryodhana, allarmato, corse dal maestro. "Guarda, Arjuna si sta dirigendo verso Jayadratha praticamente senza pi ostacoli. Perch gli hai permesso di penetrare all'interno delle nostre formazioni? perch non l'hai fermato? o vuoi forse che Jayadratha muoia?"
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"Io ho cercato di farlo," ribatt questi cercando di mantenere la calma, "ma i suoi cavalli sono troppi veloci e io non ho Krishna alla guida del mio carro. Cosa pretendevi che facessi? Io sono vecchio oramai e non ho pi la forza e l'agilit di una volta. Tu per sei giovane e puoi andarci al mio posto. O non vuoi pi che io catturi Yudhisthira? Ci potrebbe essere la soluzione a questa guerra."

"Ti stai prendendo gioco di me? Come puoi pensare che io riesca a fermare Arjuna se tu, che sei molto pi forte di me, non ci sei riuscito?"
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"Non temere," rispose Drona. "Far in modo che le frecce del Pandava non penetrino nel tuo corpo. Prendi quest'armatura:  protetta da Brahma, e qualsiasi parte del corpo che essa ricopre non corre il rischio di essere raggiunta da alcun'arma. Quando Indra si trov di fronte il grande asura Vritra, la indoss, e pot combattere al pari del formidabile nemico. Indossala tu, ora, e corri a fermare Arjuna."
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Non particolarmente entusiasta della cosa, Duryodhana fece comunque come il maestro gli aveva detto. Quando avvist Arjuna, questi aveva gi percorso met strada rispetto al punto in cui Jayadratha stazionava.
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Nel frattempo l'armata dei Pandava guidata da Drishtadyumna, grazie alla breccia aperta da Arjuna, aveva sorpassato la prima vyuha ed era arrivata nei pressi di Drona. In quel punto lo scontro infuri con immane crudelt. In pochi minuti le vittime furono migliaia. Numerosi furono i duelli singoli che i grandi eroi ingaggiarono fra di loro.
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Travolto dalla furia e dalla scienza militare di Drona, Drishtadyumna ebbe la peggio. Pot salvarsi solo grazie al soccorso di Satyaki, che rispose in modo mirabile agli attacchi del maestro, tanto che Drona stesso non riusciva a credere ai suoi occhi quando lo vide muoversi in quel modo sul campo di battaglia.
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"Guardate Satyaki," diceva. "Guardate come combatte. C' qualcun altro nel mondo che sa fare ci che fa lui? Mi sembra di vedere Bhishma stesso, oppure il suo maestro Arjuna, o Parashurama o addirittura il generale dei deva, il figlio di Shiva, Kartikeya."
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Cos Drona si lanci contro quel formidabile guerriero e ne risult una lotta talmente affascinante che persino gli esseri che abitano sui pianeti celesti vennero ad ammirarli. Finch quello straordinario duello non fu interrotto dall'arrivo dei rinforzi da ambo le parti che scaten una mischia caotica.
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113. L'avvicinamento di Arjuna.
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Inesorabilmente il sole stava dirigendosi verso occidente. Met della giornata era gi trascorsa. Ora Arjuna, che si rendeva conto di aver perso troppo tempo nei duelli con Drona e con gli altri maharatha, realizz che doveva cominciare a combattere anche contro il tempo e raddoppiare perci i suoi sforzi.
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Gandiva quasi era scomparso dalla sua mano. Tenendo sempre l'arco al massimo della capacit di piegamento, quasi in forma circolare, nessuno riusciva pi a distinguerne i movimenti; prendere la freccia, recitare i mantra, scagliarla e prenderne un'altra erano diventati un tutt'uno. Da quell'arma micidiale fluiva una corrente ininterrotta di dardi mortali, che colpivano con una precisione disumana. I Kurava erano terrorizzati.
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Ma dopo un p, accorgendosi che i cavalli di Arjuna cominciavano a mostrare segni di stanchezza per il gran correre, ripresero coraggio e aumentarono nuovamente i loro sforzi. I nobili destrieri, che sanguinavano abbondantemente in pi parti del corpo, ora si muovevano pi lentamente, con una agilit sempre minore. E Jayadratha era ancora lontano.
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I soldati sentirono che il loro sacrificio avrebbe potuto essere determinante per la vittoria finale. Essendo la corsa di Arjuna frenata a causa dell'affaticamento dei cavalli, i possenti fratelli Vinda e Anuvinda gli si presentarono di fronte e gli lanciarono una sfida. Il duello con i famosi soldati, conosciuti in tutto il mondo per il loro eroismo, fu durissimo e spettacolare; ma l'impaziente figlio di Indra, che sentiva di avere poco tempo, accanton la gioia di duellare con quei bravi arcieri, e si ritrov costretto ad ucciderli subito entrambi.
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Ancora, respinse un attacco in massa dei Kurava, ansiosi di vendicare i due fratelli creando attorno a s quasi un deserto. A quel punto Krishna disse: "Arjuna, i nostri cavalli sono stanchi, non possiamo continuare a farli correre in questo modo per tutto il giorno. Dobbiamo farli riposare."
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Arjuna riflett per qualche momento, poi disse: "Hai ragione, fermiamoci. Mentre tu li farai riposare, io continuer a tenere a bada i nostri avversari.".

Vedendolo privo della protezione del carro, i Kurava organizzarono un nuovo attacco in massa e, come avevano gi fatto con Abhimanyu il giorno precedente, tentarono di circondarlo e di metterlo in difficolt, attaccandolo da pi parti. Ma fu con grande costernazione che dovettero riconoscere che a piedi il Pandava era ancora pi incontenibile di quando era sul carro. Il panico di diffuse ovunque e i due rimasero soli per qualche minuto.
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"Arjuna, "disse Krishna, "qui non c' acqua: come possiamo abbeverare i nostri cavalli?" Dopo aver recitato una preghiera a Varuna, Arjuna gener con le sue armi divine un laghetto d'acqua dolce, che poi circond con un fitto muro di frecce. L, dentro quell'impenetrabile cortina, i cavalli si ristorarono.
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Intanto i Kurava, davanti a quelle meraviglie, sembravano aver perso del tutto interesse per il combattimento: nessuno riusciva a distogliere gli occhi da quei due personaggi estasianti e si udiva bisbigliare ovunque la stessa domanda: cosa non era in grado di fare Arjuna?
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Appena i cavalli ebbero recuperato le forze, i due rimontarono sul carro e, sfondato con impeto il muro di frecce, ripresero la corsa. Duryodhana arrivava esattamente in quel momento.
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Come si rese conto della situazione si sent disperato: il cugino era gi arrivato al limite della terza vyuha, e ne aveva gi superate due che pure erano impenetrabili agli stessi dei. Si stava avvicinando troppo a Jayadratha. Lo vide mettere in fuga o uccidere con furia inaudita chiunque gli si ponesse di fronte.
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Allora il figlio di Dritarashtra, in ansia per la vita del cognato, grid al Pandava di fermarsi e di accettare la sua sfida. Allorch il duello ebbe inizio, Arjuna e Krishna con sorpresa si accorsero che nessuna freccia riusciva a penetrare in quell'armatura, mentre le armi di Duryodhana provocavano dolorose ferite. E il sole si avvicinava sempre di pi all' orizzonte.
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Infine Arjuna cap. "Amico mio, adesso comprendo la ragione per cui il vile cugino appare cos forte. Quella che indossa  l'armatura di Brahma che in questo momento Drona ha con s. Ricordo che molto tempo fa me la mostr e mi insegn anche come contrattaccare chiunque l'avesse portata. Ora, in questo preciso istante, io distrugger quel malvagio."
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Cos invocata un'astra mortale, la scagli con violenza; ma proprio in quel momento sopraggiungeva Asvatthama, il quale vedendo il re in pericolo ruppe la freccia mentre essa gli si avvicinava alla velocit del lampo; quella potente arma non poteva essere usata una seconda volta.
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Ma Partha non si scoraggi. "Non importa se il figlio del guru ha neutralizzato la mia arma," disse col sorriso sulle labbra, "perch posso fare qualcos'altro. Duryodhana non sa come portare quell'armatura divina. Infatti la indossa al pari di un bambino che abbia infilato i vestiti del padre; osserva allora come lo sistemo."
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E in quel momento, sotto la pressione di quel possente braccio, da Gandiva scatur un terrificante torrente di frecce dalle punte sottili come aghi che trafissero Duryodhana in tutte le parti che aveva lasciato scoperte, persino sotto le unghie e sotto le palme dei piedi. Torturato da un dolore lancinante, Duryodhana non pot fare a meno di fuggire.
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Ridendo divertiti a quella buffa scena, i due spronarono i cavalli in direzione della sucimukha-vyuha, il terzo strato, quello oltre il quale c'era Jayadratha. Erano distanti solo tre chilometri, ma di fronte avevano una potente formazione affollata da eroi praticamente invincibili. Arjuna aveva tutte le ragioni per sentirsi preoccupato.
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"Krishna, ora stiamo per arrivare in contatto con un'ennesima vyuha, dove sono disposti i soldati pi forti. Suona la panchajanya, spaventiamo i nostri nemici e infondiamo rinnovato entusiasmo nei nostri lontani alleati, che non sanno nemmeno se sono vivo oppure morto."
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Quando il vigoroso suono trascendentale si diffuse nell'etere, Arjuna fece vibrare la corda di Gandiva; i Kurava, che non erano ancora in vista, capirono che i tanto temuti avversari stavano per arrivare, e si prepararono a riceverli.
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Quello era il punto in cui c'era la maggiore concentrazione di maharatha: davanti a s Arjuna cominciava a vedere Bhurishrava, Shala, Karna, Vrishasena, Kripa, Shalya e Asvatthama, tutti seguiti dai rispettivi battaglioni.
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In pochi istanti si scontrarono e l'urto fu tremendo. Ma bench Arjuna e i suoi due aiutanti combattessero con furore, si accorsero che il pomeriggio era gi inoltrato e che il sole stava calando inesorabilmente. Raddoppiarono i loro sforzi.
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114. I timori di Yudhisthira.
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L'avvicinamento di Arjuna a Jayadratha non era comunque l'unico motivo di interesse della giornata, n il Pandava era il solo a combattere tanto mirabilmente. A diversi chilometri di distanza Drona, dopo aver provocato sfaceli nella prima linea avversaria, si era avvicinato pericolosamente a Yudhisthira, il quale coraggiosamente ne aveva accettato la sfida.
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Ma quel giorno l'acarya, ancora eccitato dalla vista del combattimento di Arjuna, era veramente insuperabile, e in pochi istanti gli fu cos vicino che pot saltare su di lui, proprio come fa un leone quando  sicuro di aver acciuffato una gazzella; ma proprio all'ultimo secondo provvidenzialmente arriv Satyaki, che strapp via il figlio di Pandu dalle mani del nemico, mentre contemporaneamente rispondeva ai suoi attacchi.
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Drona aveva fallito ancora. Per di pi molti bravi soldati avevano perso la vita per quel tentativo mancato. Tra le file dei Kurava c'era anche il potente Alambusha, che era venuto a Kurukshetra per un motivo particolare: quando era ancora in vita, Baka era stato un suo caro amico, cos ora lui voleva vendicarne la morte uccidendo il responsabile.
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Lo scontro con Bhima fu titanico; poi intervenne Ghatotkacha. Dopo una furiosa lotta, il figlio di Bhima uccise Alambusha e lo scagli a molte miglia di distanza, lasciando i Kurava sbigottiti e terrorizzati. Nessuno aveva mai pensato neppure lontanamente che l'invincibile rakshasa potesse perire in un duello. E proprio in coincidenza con la morte di Alambusha, i Pandava sentirono il suono di panchajanya e si preoccuparono.
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"Perch Krishna sta suonando la sua conchiglia con tanto vigore? cosa  successo?" "Forse Arjuna  morto," disse qualcuno, "e ora Keshava intende prendere le sue armi e distruggere l'universo intero. Il suono di panchajanya sembra particolarmente terrificante, oggi."
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Anche Yudhisthira si preoccup e chiam a s Satyaki. "Senti questi suoni;  panchajanya. Mi sembra di percepire un messaggio, una richiesta di aiuto. Forse mio fratello  in difficolt e Krishna vuole farci capire che hanno bisogno di noi. Corri, amico mio, va ad aiutare il tuo maestro, o saremo perduti. Se Jayadratha non morir prima del tramonto ogni speranza di vittoria diverr vana."
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Satyaki non era molto convinto. "Arjuna da solo pu distruggere l'intera armata dei Kurava," ribatt, "e inoltre con Krishna che lo guida non corre alcun pericolo. Al contrario noi ci stiamo esponendo a un grave rischio proprio in questo punto del campo, dove c' Drona che vuole catturarti a tutti i costi. Finch io sono qui tu sei al sicuro, ma se vado via, chi lo fermer?"
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"Non hai tutti i torti," rispose il Pandava, "ma io sono certo che mio fratello ha bisogno di te, e che il suono di panchajanya voleva essere un messaggio per noi. Per quanto concerne Drona non devi temere, perch Bhima  sempre nei miei paraggi e mi protegger. Vai, dunque, non tardare ancora."
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A malincuore il prode Yuyudhana ordin al suo auriga, fratello di Daruka, di spronare i cavalli e di dirigersi verso l'interno delle file nemiche.
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115. Satyaki, il grande eroe.
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Nonostante fosse esausto per il duro duello che aveva combattuto con Drona, Satyaki pass con relativa facilit il primo strato, che comunque era stato gi quasi distrutto in precedenza da Arjuna. Fu il secondo vyuha a procurargli le maggiori difficolt.
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L infatti incontr ancora Drona, il quale preoccupato per la spaventosa scia di morte che Satyaki si stava lasciando dietro, gli si par innanzi e lo sfid di nuovo. Ma fu subito chiaro a tutti che quella era una sfida che avrebbe potuto anche durare in eterno: uno spettacolo cio che senz'altro avrebbe deliziato gli esteti delle arti marziali ma che non avrebbe mai sortito alcun risultato pratico. I due si eguagliavano in tutto.
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Ma quando il Vrishni cap che l'intenzione dell'avversario era proprio quella, e cio di bloccarlo in un duello senza fine e ritardargli cos l'avanzata, lo salut rispettosamente e fugg via.
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Mentre Drona lo inseguiva, Satyaki evit anche l'armata di Bahlika e penetr in quella di Karna, che si vide colto di sorpresa da quella furia scatenata. In pochi minuti egli usciva dall'altra parte dello schieramento e si scontrava con l'amico Kritavarma, sconfiggendolo e umiliandolo.
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Durante la precipitosa avanzata di Yuyudhana, i Kurava furono privati di un altro celebre eroe, il re Jalasandha, che dopo aver perduto tutto il suo esercito di elefanti e dopo essere stato sconfitto in duello, venne colpito al collo da una freccia che lo decapit. Cos un altro nobile guerriero, amato e rispettato da tutti, non solo dai Kurava ma anche dai Pandava stessi, aveva perduto la vita.
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Approfittando del rallentamento che era stato necessario a Satyaki per sconfiggere il suo avversario, Drona, Duryodhana e Kritavarma si erano riuniti ed erano riusciti a raggiungerlo.
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Satyaki li guard con aria di scherno."Se voi credete di incutermi paura e di impedirmi di avanzare," disse, "vi sbagliate di grosso: non sapete che sono il discepolo di Arjuna e il cugino di Krishna? Grazie a loro nessuno pu sconfiggermi."
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A quel punto un fiume di frecce infuocate scatur dal suo arco, e semin ovunque il panico; a stento riuscirono a salvare la vita di Drona, mentre Duryodhana fuggiva precipitosamente. Satyaki era veramente incontenibile: qualsiasi cosa gli si avvicinasse pi di tanto, egli sembrava bruciarla come un enorme fuoco, forte proprio come il sole nell'ora del suo massimo splendore. Dopo aver ucciso anche il valoroso Sudarshana, riprese la sua corsa per avvicinarsi ad Arjuna.
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I Kurava si sentivano nel contempo spaventati, infuriati e in ammirazione: quel giorno il grande Satyaki stava offuscando persino la fama di Arjuna, causando maggiori scompigli dello stesso Pandava. Un battaglione di lanciatori di pietre provenienti dalle regioni montane del nord fu mandato contro di lui; ma Satyaki ruppe tutti i macigni mentre essi a mezz'aria gli saettavano contro e massacr interamente quei bravi combattenti. Fu poi il turno di Dusshasana che volle tentare di fermarlo, ma quest'ultimo si salv solo perch Satyaki volle lasciarlo a Bhima. Messo in fuga anche quest'altro Kurava, Yuyudhana riprese la sua inarrestabile corsa.
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116. Bhima nella scia di Satyaki.
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Ma quel giorno non furono solo i Pandava a sentirsi incoraggiati dalle gesta dei loro eroi; dall'altra parte Drona seminava morte e terrore al pari di Arjuna e Satyaki. Tra gli altri il grande maestro uccise alcuni dei fratelli di Drishtadyumna.
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Avendo assistito a quella terribile scena di morte, il generale Pandava si precipit contro la sua vittima predestinata, assalendo Drona con tale furia ed efficacia da farlo cadere sul carro senza sensi. Era quella l'occasione che aveva atteso per tanto tempo: vedendolo svenuto, il figlio di Drupada decise di porre fine alla vita del venerabile guru, proprio come aveva profetizzato una voce al momento della sua nascita.
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Sguainata con furore la spada, gli si avvent contro con l'intenzione di mozzargli la testa; ma all'ultimo istante Drona si riprese, appena in tempo per difendersi ed evitare la morte.
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Con molta difficolt riusc a liberarsi di Drishtadyumna e a spronare l'auriga al fine di attaccare il battaglione del famoso re Brihadakshatra, uno dei fratelli Kekaya e uno degli alleati pi fedeli dei Pandava. Quel monarca si guadagn il plauso generali combattendo con grande ardore e bravura, ma alla fine, trafitto da una lancia, cadde morto sul terreno.
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Ma quel giorno non fu Brihadakshatra l'unico dei cari amici dei Pandava a soccombere per mano di Drona: il fortissimo Drishtaketu, figlio di Sishupala che al contrario del padre non era invidioso ma amava e rispettava profondamente Krishna e i suoi devoti, per in un duello contro Drona e giacque senza vita al terreno.
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Sapendolo privo della protezione di Arjuna e Satyaki, l'acarya prosegu la sua corsa verso Yudhisthira, confortato dal pensiero di porre fine in tal modo a quell'immane massacro. E un altro maharatha, Kshatradharma, figlio di Drishtadyumna, cadde.
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Lo spettacolo di quegli uomini tutti forti come cento leoni che perdevano la vita per opera di un singolo combattente, fece perdere d'animo i soldati semplici. "Se Drishtaketu e altri come lui sono caduti, cosa possiamo fare noi?" dicevano molti. "Il sacrificio delle nostre vite  inutile. Ritiriamoci."
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Per fortuna dei Pandava, Bhima si trovava nei paraggi e seppe rincuorare i suoi uomini con parole colme di saggezza; poi personalmente si lanci all'inseguimento del nemico, che nel frattempo era penetrato nelle zone pi interne dello schieramento.
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Ma Yudhisthira non si preoccupava molto del pericolo rappresentato dal generale Kurava: il suo cuore era lontano, molto al di l delle linee nemiche, insieme ad Arjuna. Ma il tempo passava, e nessuno gli portava notizie di cosa stesse accadendo.
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"E' molto che non sento pi la conchiglia di nostro fratello," disse a Bhima che intanto lo aveva raggiunto, "e non odo neanche panchajanya. Mi chiedo perch... cosa star succedendo? Egli sa che noi siamo in pensiero per l'esito della sua missione ed  strano che non trovi il modo di farci pervenire le ultime novit. Bhima, io non riesco a tollerare questa ansiet. Dobbiamo aiutarlo."
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"Fratello, Satyaki  partito da molto e probabilmente sar gi quasi arrivato. Non devi temere: Arjuna  invincibile perch Krishna  con lui."
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"Ma perch non ci fanno sapere qualcosa? Neanche di Satyaki si sa pi nulla, e io temo per la sua vita. Ti prego, corri sulla loro scia e aiutali."
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Bhima non era affatto d'accordo. "Ma sai benissimo che Drona  in questi paraggi, e non desidera altro che tu rimanga privo di validi appoggi. Non mandarmi via. Tu hai pi bisogno della mia presenza."
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"Non devi temere per me," rispose Yudhisthira. " Drishtadyumna  qui e mi soccorrer nel caso di un attacco di Drona. Corri da Arjuna al massimo della tua velocit e aiutalo ad uccidere Jayadratha."
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A nulla valsero le sue insistenze: Yudhisthira aveva ormai deciso che Bhima doveva andare ad aiutare il fratello minore. Quando Drona lo vide partire di gran carriera, intu le sue intenzioni e se ne allarm: non era affatto conveniente avere tre guerrieri come quelli all'interno delle loro file. Cerc di sbarrargli la strada, ma Bhima, senza neanche degnarlo di uno sguardo, lo super di slancio.
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Era spettacolare vederlo mentre sul suo carro da guerra sfrecciava nel mezzo dello schieramento nemico, brandendo la gigantesca mazza, che gli era stata donata da Mayadanava, e ruggendo come un leone infuriato.
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E quando il figlio di Vayu si vide venire contro un battaglione capeggiato da Dusshasana e da un certo numero dei suoi cugini, ghign con aria quasi delirante e si scagli contro questi ultimi con l'arma sollevata al cielo. In pochi minuti ne uccise sette.
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Spaventato da tanta furia e costernato per la perdita dei fratelli, Dusshasana si sent disperato e si abbandon a un pianto rabbioso: dall'inizio della guerra ne aveva gi persi trentuno e ora questi altri sette li aveva visti morire l, a pochi metri, senza che potesse essere in grado di fare nulla.
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Bhima invece era felice, radioso. Fin dalla prima mattinata, a causa delle esigenze tattiche, si era visto relegare nelle zone pi lontane del fronte: il suo compito era stato quello di proteggere il fratello maggiore; ma non era il lavoro di copertura quello pi adatto alle sue caratteristiche di combattimento, n ovviamente quello che lo faceva sentire totalmente soddisfatto.
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Bhima amava le mischie, i furibondi corpo a corpo, i duelli con le mazze, le lotte contro gli elefanti. Ora dunque aveva cominciato a divertirsi, specialmente da quando si era scontrato col gruppo dei figli di Dritarashtra.
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Negli attimi che seguirono ne uccise altri tre. Vedendolo combattere in quel modo, per paura che quel pomeriggio stesso volesse assolvere al suo voto di sterminarli tutti, i Kurava fuggirono precipitosamente, senza alcun ritegno.
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Ma mentre combatteva ancora contro i figli di Dritarashtra, Bhima si era accorto che Drona stava sopraggiungendo. Cos aveva messo in fuga i suoi nemici proprio al fine di affrontarlo meglio.
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Lo scontro tra i due fu titanico, ma fu stavolta fu l'anziano ad avere la peggio: quando ebbe il carro distrutto e i cavalli uccisi, dovette fuggire a piedi. E Bhima fu libero di penetrare con decisione nel cuore del vyuha nemico.
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Se il cammino di Satyaki era stato reso pi agevole da Arjuna, quello di Bhima lo fu ancor pi grazie a Satyaki stesso. Mentre i soldati Kurava fuggivano dal suo cospetto, ancora una volta Drona lo raggiunse, accompagnato da un battaglione di soldati ed elefanti.
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Sentendo il richiamo del guru, Bhima disse: "Vishoka, non ci siamo ancora liberati del nostro testardo maestro. Sembra che non ci voglia proprio permettere di raggiungere i nostri amici. Torna indietro e affrontiamolo. Poi proseguiremo la nostra corsa."
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Obbedendo agli ordini del suo signore, l'auriga si lanci contro le truppe di Drona e ne tagli in due lo schieramento. Quando il Pandava riemerse dall'altra parte, i Kurava si accorsero che questi si era lasciato dietro un enorme cimitero di uomini e animali.
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Bhima, allora abbandon il carro, e correndo alla velocit di un fulmine si scagli contro Drona. Ruggendo in modo terribile, afferr il suo veicolo e prese a trascinarlo in giro proprio come un bambino si diverte con un giocattolo.
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Drona riusc a saltare via prima che il suo carro venisse schiantato al suolo. A quel punto resosi conto del raptus di follia distruttiva che aveva invaso Bhima, scapp via portandosi dietro i soldati terrorizzati.
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La corsa di Bhima fu alquanto agevole: chiunque lo incontrava fuggiva per tenere salva la vita, nessuno os fermarlo. Ed egli procedeva, attaccando i nemici che scappavano. Ovunque incontrasse lunghe file di cadaveri umani, cavalli, elefanti e detriti di carri e mucchi di armi sparse, comprendeva che Arjuna e Satyaki erano passati di l. Non trascorse molto tempo prima che raggiungesse Satyaki.
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I due si abbracciarono con trasporto. "Sono felice di vederti vivo e ancora pieno di entusiasmo e di forze," gli disse, "ma ora devo cercare mio fratello minore e Krishna; voglio vedere se stanno bene e se si stanno avvicinando a Jayadratha. Ci rivedremo presto."
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E continu la sua marcia; ma aveva fatto solo poche centinaia di metri quando si ritrov di fronte Arjuna impegnato in combattimento; i suoi nemici cadevano a migliaia e una luce di gloria brillava attorno al suo viso.
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Vedendolo sano e salvo, Bhima si sent risollevato e immediatamente pens bene di esternare la propria gioia con un possente grido di guerra che rimbomb a chilometri di distanza. Appena Yudhisthira sent quelle grida leonine, cap che Arjuna stava bene e riprese la battaglia con l'animo rinfrancato.
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Per i Kurava la situazione si era fatta preoccupante: Arjuna, Krishna, Satyaki e Bhima erano da tempo penetrati all'interno delle loro file, provocando veri e propri disastri. Dovevano fare assolutamente in modo che nessun altro riuscisse ad arrivare da loro a portare ulteriori aiuti.
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Quando seppe da un messaggero ci che stava accadendo sui fronti pi avanzati, Karna mosse il suo esercito in direzione di Bhima e, raggiuntolo, lo attacc violentemente. Un continuo flusso di frecce scatur dal suo arco, e colp il Pandava in pi punti del corpo.
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Quando si accorse dell'odiato nemico, Bhima rugg come un leone inferocito e trascurando il dolore delle ferite gli si scagli contro. Era una scena singolare e veramente interessante: Karna combatteva con una grazia che contrastava vistosamente con la potenza e la furia dell'irruente avversario.
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Molto presto, per, dovette abbandonare il sorriso di scherno con il quale aveva aperto il duello ed impegnarsi al massimo; e allorch Bhima lo assal con la mazza, riusc a malapena ad abbandonare il carro, appena pochi secondi prima che Bhima lo distruggesse completamente. Nel clamore della battaglia, Karna salt sul veicolo del figlio Vrishasena e riprese la difficile lotta.
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"Guarda come il grande Karna si ritrae davanti a me," diceva intanto il Pandava al suo auriga, "guarda come riesce solo a fatica a parare le mie frecce. Non mi sembra quel gran campione di cui abbiamo avuto paura per cos tanto tempo. Ora, a vederlo combattere, lo si potrebbe paragonare a una sedicesima parte di Arjuna."
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In effetti Karna stava combattendo senza il suo consueto ardore, ma Bhima non poteva conoscerne la ragione; egli aveva fatto una promessa a Kunti, le aveva giurato che avrebbe cercato di uccidere solo uno dei suoi figli.
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Di certo il fatto che Bhima fosse suo fratello minore non lo aiutava ad accrescere il desiderio di ammazzarlo, desiderio che invece nel passato lo aveva sostenuto nei momenti cruciali della sua vita. E mentre Karna era perso nei suoi pensieri, Bhima lo attacc ancora e gli distrusse un altro carro, mettendolo in una situazione veramente difficile.
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Duryodhana, non lontano dallo scenario del furibondo duello, ordin al fratello Dussala di correre in aiuto di Karna, ma questi dopo una furente battaglia fu ucciso, colpito a morte dalla mazza di Bhima.
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Duryodhana, che aveva assistito alla scena, era disperato: aveva perso un altro dei suoi fratelli. A che potevano servire le amare proteste che rivolse a Drona? Bhima era inarrestabile.
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"Se vuoi salvare le vite dei tuoi fratelli ed amici," gli rispose l'acarya, "e anche la tua, devi fermare questa guerra e fare pace con i Pandava. Non esiste altro modo." Duryodhana non rispose e torn a combattere.
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117. Il duello fra Bhima e Karna.
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Ma l'attacco che il Kurava lanci a Bhima ebbe effetti disastrosi per lui; gravemente ferito, dovette ricorrere alle cure di esperti medici, i quali lo risollevarono dal dolore grazie all'applicazione di erbe miracolose.
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Tornato nel vivo della battaglia si trov nelle vicinanze di Arjuna, il quale era momentaneamente solo, privo dell'apporto dei due fratelli Yudhamanyu e Uttamaujas. Volle tentare di isolare in modo definitivo il Pandava; ma sebbene Duryodhana fosse un possente guerriero, quei due erano veramente troppo forti per lui, cos dovette rifugiarsi sul carro di Shalya.
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Nel frattempo lo scontro fra Bhima e Karna non era cessato, anzi era aumentato di intensit. Bhima non voleva perdere tempo, aveva troppa fretta di affiancarsi ad Arjuna per aiutarlo ad avanzare, e le prov tutte per liberarsi di quell'assillo. Ma Karna era sempre l, non si ritirava di fronte a nessun attacco, per quanto veemente potesse essere.
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E non ritenendolo alla sua altezza, mentre il figlio del suta combatteva sorrideva e lo scherniva in continuazione. Questa cosa fece infuriare ancora di pi il focoso Bhima, il quale raddoppi gli sforzi e press Karna con violenza selvaggia, costringendolo a ritirarsi dal duello per qualche minuto.
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Quando torn prepotentemente sulla scena, il sorriso di scherno non c'era pi; ancora una volta era divenuto preda dell'ansia a causa della forza sovrumana del nemico. Lo scontro riprese, furente.
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All'improvviso un'immagine comparve davanti agli occhi di Bhima: ricord distintamente quando Karna aveva detto a Draupadi: "scegli un altro marito fra noi, poich i tuoi ora sono degli schiavi"; ramment quanta sofferenza avevano dovuto patire tutti per colpa sua e decuplic i suoi sforzi.
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L'attacc che sferr fu tale che Duryodhana temette per la vita dell'amico e fu costretto a mandare suo fratello Durjaya ad aiutarlo. Ma era evidente che mandare i suoi parenti stretti contro Bhima era l'ultima cosa da fare; prima Durjaya, poi Durmukha; in breve tempo ambedue giacevano al terreno senza pi vita.
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Karna fu costretto a ritirarsi. Fu allora che cinque dei fratelli di Duryodhana, con il cuore pieno d'odio per l'assassino dei loro cari, si precipitarono in direzione del figlio di Vayu, e lo attaccarono ferocemente. Tra questi c'era il valoroso Durmarshana. Bhima, quando vedeva i figli di Dritarashtra, si trasformava radicalmente e il suo aspetto diventava una maschera di furia: sembrava il dio della morte incarnato: massacrati dalle frecce e dai colpi della mazza, tutti e cinque morirono.
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Nell'attimo in cui Bhima lanciava uno dei suoi ruggiti di vittoria, Karna venne a conoscenza dell'atroce fine toccata ai suoi amici. Radun allora un nutrito gruppo dei fratelli delle vittime, tutti arrabbiati e assetati di vendetta, e si precipit contro di lui.
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La battaglia fu piena di ardore, ma furono ancora i Kurava ad avere la peggio: investiti da un'incontenibile ondata di frecce, altri fratelli di Duryodhana furono scaraventati al terreno, sanguinanti, senza vita. E il conto sal a quarantanove.
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Ebbro di passione per quel voto che stava per essere assolto, Bhima lanci nuovamente il suo grido di guerra. Karna era disperato, aveva le lacrime agli occhi: tutti quei cari amici erano morti per aiutare lui, quando stava per essere sopraffatto. Non poteva stare a guardare, doveva fermare quella furia scatenata. E raddoppi gli sforzi, ma ancora Bhima si difese bene.
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Vedendolo combattere in quel modo, Arjuna, Krishna e Satyaki sorrisero a viso aperto: Bhima stava facendo miracoli, impegnando allo stremo il loro nemico pi temuto e contemporaneamente sterminando i figli di Dritarashtra. Solo dopo una lunga battaglia Karna riusc a vincere il duello, ma nel corso dei combattimenti Bhima era riuscito ad uccidere altri sette dei cento figli di Dritarashtra. Per uno solo ebbe parole pietose, Vikarna, suo amico e uomo equo.
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"Io ho giurato solennemente di uccidervi tutti," gli disse, "e per questo dovr privarti della vita, ma mi dispiace perch so che sei un uomo giusto; tu sei ben differente da quel diavolo di Duryodhana."
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E quando, dopo un aspro combattimento, Vikarna cadde ferito a morte, Bhima pianse sul suo corpo. Pure, infine, Bhima fu vinto e ridotto all'impotenza da Karna. Ma questi gli risparmi la vita, memore della promessa fatta a Kunti; ma lo insult pesantemente.
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Krishna osservava la scena, preoccupato. "Arjuna, guarda," disse, "Karna ha sconfitto e offeso il tuo valoroso fratello. Devi correre da lui, devi aiutarlo."
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Attaccato duramente da Arjuna, Karna prefer ritirarsi e Bhima pot saltare sul carro di Satyaki per riprendere le forze; e i tre maharatha, insieme, attaccarono i battaglioni guidati e difesi da Asvatthama e Karna.
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Frecce, lance, asce, coltelli, spade, pietre, dischi e centinaia di altre armi umane e celestiali furono visti guizzare in ogni direzione. Il risultato fu tremendo: il sangue e le membra mozzate divennero una visione solita.Kurukshetra era diventata un immenso cimitero.
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118. Bhurishrava.
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Dopo un p che l'affaticatissimo Satyaki combatteva a fianco di Arjuna, fu affrontato da Bhurishrava. Tra i due non correva buon sangue a causa di una rivalit di famiglia che risaliva a molti anni addietro, quando il nonno di Satyaki, Shini, era andato allo svayamvara in onore di Devaki e l'aveva rapita per darla in sposa al cugino Vasudeva.
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Somadatta, che desiderava sposare colei che sarebbe poi diventata la madre di Krishna, si era sentito offeso e danneggiato e aveva inseguito Shini per ucciderlo. I due avevano ingaggiato una furiosa battaglia durante la quale Somadatta aveva avuto la peggio.
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Nella concitazione Shini non aveva tenuto in considerazione il rango dell'avversario e lo aveva umiliato afferrandolo per i capelli e piantandogli il piede sul petto. Da quel giorno erano trascorsi molti anni, ma Somadatta non aveva mai dimenticato l'insulto subito e si era impegnato in severe ascesi grazie alle quali aveva ottenuto un figlio che in futuro avrebbe vendicato l'offesa facendo la stessa cosa a un discendente di Shini.
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Il figlio era Bhurishrava. Ambedue erano perfettamente a conoscenza di quella vecchia storia e per molti anni non avevano desiderato altro che incontrarsi sul campo di battaglia. Quando Bhurishrava gli si lanci contro, Satyaki cap che quel momento era arrivato.
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Dopo un combattimento tanto cruento da incutere paura persino ai pi coraggiosi, il fortissimo Bhurishrava sfrutt a suo vantaggio il fatto che l'avversario fosse esausto e lo gett in terra, facendogli perdere i sensi. Poi lo afferr per i capelli e gli pose con forza il piede sul petto.
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"Mio padre  vendicato," disse a voce alta, "oggi ho messo il piede sul petto di un discendente di Shini. Ma io non mi fermer qui. Io far pi di quanto fece Shini: oggi stesso, in questo preciso momento, io ti uccider." E sollev la spada per decapitarlo.
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Nel frattempo Krishna, che ben sapeva della vecchia rivalit e di quanto in quel momento Satyaki fosse stanco e Bhurishrava forte, per tutto lo svolgersi del duello non aveva perso di vista i due. Perci quando il duello stava per giungere a quella drammatica conclusione, Krishna si rivolse ad Arjuna.
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"Arjuna, guarda l, il tuo amato discepolo Satyaki sta per essere sopraffatto da Bhurishrava. Sta per essere decapitato. Se non intervieni, perderemo il nostro pi valoroso soldato e il pi caro degli amici."
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Arjuna era perplesso, non sapeva cosa fare: intervenire in quel frangente sarebbe stato un atto chiaramente sleale, contrario ai pi elementari valori delle leggi che regolano il comportamento degli kshatriya; e in pi il virtuoso Bhurishrava non meritava un tale insulto.
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Ma quando vide quella mano destra che impugnava una pesante spada sollevarsi contro l'amico oramai privo di sensi, gli venne in mente il figlio Abhimanyu massacrato nelle pi sleali delle circostanze; pens a Duryodhana, a Karna, a Shakuni, a Dusshasana e a Draupadi, a quante sofferenze avevano dovuto sopportare a causa di persone che avevano perso ogni senso della rettitudine.
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Perch proprio lui doveva porsi tanti scrupoli, ora che uno dei suoi amici pi cari era in pericolo di vita? E mentre Krishna gli gridava di fare presto, una freccia scatur da Gandiva che and a staccare di netto quel braccio minaccioso.
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La spada e l'arto sanguinante caddero sul terreno. Un coro di disapprovazione sal dalle truppe Kurava. "Come  possibile che un atto del genere sia stato perpetrato proprio da lui, il paladino del dharma? Vergogna, Arjuna: dopo aver visto ci, chi seguir pi le leggi di Dio?"
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Bhurishrava, mutilato, si gir per vedere chi fosse stato l'artefice di un atto cos malvagio. "Arjuna, sei stato tu?" disse poi, " mai possibile? Non capisco cosa ti abbia spinto a fare ci. Io ho lealmente sconfitto Satyaki in duello e ho il diritto di ucciderlo, e tu non puoi intervenire alle spalle di un avversario in procinto di colpire.
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Hai causato una grave breccia nel dharma. La gente comune segue l'esempio dei grandi uomini. Per se tu ti comporti in questo modo, quanti osserveranno ancora le leggi sacre che finora hanno governato la nostra vita? Non hai paura che l'empiet invada i nostri regni? Credimi, questa ferita non mi d alcun dolore, ma  l'averti visto agire in modo peccaminoso che mi sta causando le pi grandi sofferenze. Non dovevi farlo."
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Gli astanti applaudirono quelle parole rette. Ma Arjuna lo guard con occhi di fuoco. "Tu che sai dire parole cos giuste, dov'eri quando Abhimanyu fu ucciso a tradimento? e quando Duryodhana ha cercato di bruciarci vivi a Varanavata, perch non sei intervenuto in nostra difesa e non hai dichiarato guerra ai Kurava in nome dei santi precetti del dharma?
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E poi ricordo che tu eri presente quando, dopo averci derubato di tutte le nostre propriet con un vile trucco e facendo leva sulla rettitudine di Yudhisthira, i Kurava hanno oltraggiato nostra moglie; ma non ho sentito neanche una parola uscire dalla tua bocca, quel giorno.
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Hai dimenticato il momento in cui il vile Dusshasana ha cercato di spogliare Draupadi di fronte a tutti? Non hai parlato in tono indignato, allora, perch non ti conveniva inimicarti il tuo pi potente alleato. E giacch non sei intervenuto in quei frangenti e in tanti altri, perch ora chiacchieri tanto? No, tu oggi non hai diritto di dire n di accusarmi di nulla."
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A quel durissimo discorso, Bhurishrava chin la testa e riflett su ci che aveva ascoltato. Poi, senza aggiungere altro, decise di abbandonare il proprio corpo. Cos raccolse dell'erba kusha e la sistem con attenzione sul terreno; poi, su quel cuscino sacro, si sedette assumendo la posizione del loto e inizi a regolare il respiro e i pensieri. Cos, attraverso la pratica dello yoga, Bhurishrava si preparava a lasciare questo mondo e i suoi drammi.
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Ma un altro atto empio stava per concretizzarsi: Satyaki, stordito, sentendosi libero dalla stretta del nemico, si rialz di scatto, afferr da terra una spada e senza riflettere gli si avvent contro per ucciderlo.
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A nulla valsero le grida di Arjuna che gli diceva di non farlo: con un colpo di spada tagli la testa all'anziano eroe. Non fu un atto applaudito da nessuno, il suo.
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119. La morte di Jayadratha.
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Vedere morto Bhurishrava fin di scoraggiare tanti soldati e ancora una volta il panico si diffuse tra le truppe Kurava; altri, al contrario, indignati e assetati di vendetta, sentirono gli animi infuocarsi. Karna, accompagnato dalle sue truppe, arriv come una furia e gridando minacce all'indirizzo di Satyaki si lanci all'attacco. La battaglia si riaccese.
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Da parte sua, Krishna non era affatto contento di quella recrudescenza del combattimento. "Arjuna, il sole  vicino all'orizzonte," disse, "e questo pomeriggio non hai tempo di affrontare il figlio del suta. Inoltre non dimenticare che egli ha ancora con s la shakti di Indra. Quell'arma  incontrastabile e non ti conviene affrontarlo finch ne sar in possesso. Andiamo via di qua, e concentriamo i nostri sforzi su Jayadratha."
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Lasciando a Satyaki, oramai rinfrancato, il compito di affrontare Karna, i due uscirono dal teatro degli scontri. Rendendosi conto che Arjuna si stava avvicinando troppo al suo obiettivo e vedendo anche che i raggi del sole stavano perdendo la loro intensit, per cui la giornata sarebbe finita presto, i soldati Kurava si misero a m di scudo davanti a Jayadratha e combatterono con grande impegno, anche a costo della loro stessa vita. Era la loro unica speranza di vincere la guerra.
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Oramai il sole era a pochi centimetri dall'orizzonte, in pochi minuti sarebbe tramontato. E mentre il carro sfrecciava in direzione di Jayadratha, Krishna riflett: in quel modo non ce l'avrebbero mai fatta, dovevano tentare di distrarre i soldati e attaccare il nemico a distanza, in modo da evitare anche un duello contro di lui.
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Cos risolse di chiamare la sua arma personale, il sudarshana, e gli ordin di oscurare il cielo. Quando il disco divino si pose fra i soldati che popolavano la piana di Kurukshetra e l'astro solare, tutti credettero che il giorno fosse finito.
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I Kurava esultanti di gioia, gridarono e batterono sui tamburi, provocando un frastuono assordante, mentre gli alleati Pandava gettavano in terra le armi per la disperazione: ora, in obbedienza al suo voto, Arjuna avrebbe dovuto togliersi la vita.
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Krishna in quel momento sorrise e richiam il sudarshana: come per miracolo la luce torn a rischiarare la vasta pianura. Tutti rimasero interdetti, sorpresi, non sapevano cosa fare. E in quell'istante Arjuna invoc la pashupata e scagli una freccia in direzione di Jayadratha: staccata di netto, la testa del monarca salt in aria.
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Ora, per poter proseguire nel racconto,  necessario che ci riportiamo un attimo indietro nel tempo, al giorno della nascita di Jayadratha. In quella ricorrenza una voce eterea era rimbombata nella sala: "Chiunque far cadere la testa di questo bambino a terra, morir con la testa spezzata in cento punti."
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Cos Jayadratha era cresciuto con la consapevolezza di quella maledizione che gravava sopra i suoi nemici. Ben presto era diventato un guerriero valoroso. Ed era ancora nel pieno della sua giovinezza quando il padre aveva deciso di lasciargli il trono per ritirarsi a vita meditativa in un eremo proprio vicino Kurukshetra.
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Si sentiva sicuro dal fatto che il figlio era praticamente invincibile e che comunque chi l'avesse ucciso sarebbe morto immediatamente. Era naturale che Krishna non ignorava affatto quel risvolto della vita di Jayadratha e si era premurato di raccontarlo ad Arjuna, raccomandandogli di fare in modo che quella testa non toccasse il terreno a causa sua.
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Il Pandava, dunque, con un continuo rivolo di frecce, la mantenne in aria e la spinse fino all'eremo del padre di Jayadratha, facendola arrivare sul suo grembo.
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Quando l'asceta si svegli dalla meditazione, alla vista della testa del figlio sulla sue ginocchia, gridando dal dolore e dal raccapriccio, la fece rotolare in terra. Colpito dalla maledizione celeste, fu egli stesso a morire, con la testa fratturata in cento pezzi. Ancora una volta, grazie all'intervento di Krishna, Arjuna si era salvato dalla morte.
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Davanti agli attoniti Kurava, il sole brill per pochi istanti ancora, poi tramont; e a Kurukshetra, quel tremendo teatro di morte, scesero le tenebre. Tutti tornarono nei rispettivi accampamenti.
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120. La guerra notturna.
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I Pandava erano al colmo della gioia. Non solo Arjuna era riuscito nella sua impresa, ma molti grandi combattenti Kurava quel giorno erano caduti e per di pi Drona non era riuscito a catturare Yudhisthira. La loro vittoria era stata fulgida su tutti i fronti.
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Duryodhana al contrario non riusciva a darsi pace: il suo esercito aveva subito perdite incalcolabili: era stato un massacro senza precedenti, la giornata pi sanguinosa da che era cominciata quella guerra. Drona cerc di consolarlo, di calmarlo con parole colme di saggezza, ma non vi riusc. Quanti fratelli e quanti amici carissimi erano periti quel giorno... quanti lutti.
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Egli gridava la sua rabbia. "Quei maledetti stanno massacrando le persone a cui tengo di pi. Non posso pi tollerare oltre uno spettacolo del genere. Questa notte stessa io uccider i Pandava o sar ucciso da loro," url perdendo ogni controllo. E ordin che la battaglia venisse ripresa immediatamente, alla luce delle torce.
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Quando vennero a sapere che i Kurava si stavano preparando per tornare sul campo, i Pandava ripresero le loro armi e organizzarono le truppe. Ne venne fuori uno scenario maestoso e suggestivo: met dei soldati reggeva le fiaccole in mano, l'altra met si preparava allo scontro.
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Ingoiati dalla penombra, gli kshatriya di Bharata-varsha, dimentichi dei vincoli familiari e del desiderio stesso di vivere, si lanciarono gli uni contro gli altri, e fu una devastazione indicibile. Nel buio era difficile persino distinguere gli alleati dagli avversari, e non di rado accadeva che i soldati dello stesso esercito si combattessero e si uccidessero tra di loro. Fu una carneficina impietosa.
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Quella notte Drona sfog tutta la sua ira repressa e uccise senza piet chiunque gli capitasse a tiro; ma anche Bhima non se ne stava di sicuro inerte, e quella notte uccise molti dei figli di Dritarashtra, mentre Satyaki se la vedeva con Somadatta, a cui quel giorno aveva ucciso due figli. In special modo quest'ultimo voleva vendicare la morte di Bhurishrava; ma non riusc nel suo intento e, sconfitto, dovette ritirarsi.
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Duryodhana dovette subito pentirsi della sua impulsivit: infatti quando aveva ordinato la ripresa delle ostilit, non aveva considerato Ghatotkacha e la sua armata di rakshasa, la cui forza con le tenebre decuplicava, cosicch di notte combattevano molto meglio che durante il giorno. E infatti il figlio di Bhima, con i suoi possenti rakshasa, fin dall'inizio semin il terrore e la morte.
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Il Kurava cercava qualcuno che potesse contrastarlo, ma l'unico che avrebbe potuto competere con lui nelle arti magiche era Alambusha, il quale era purtroppo caduto. Solo Asvatthama riusc per qualche minuto a contenerne l'irruenza, ma poi anche il brahmana fu sconfitto e Ghatotkacha dilag: per i Kurava fu l'incubo pi atroce.
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Mentre su un fronte il figlio schiacciava sotto la sua potenza fisica i Kurava, in un'altra parte del campo Bhima non gli era da meno; anche i pi coraggiosi tremavano solo a vederlo. E furono dieci i figli di Dritarashtra a perire miseramente. L'anziano e nobile Bahlika aveva tentato di proteggerli, ma quella notte Bhima non rispettava nessuno: in un lago di sangue anche questo nobile condottiero perse la vita.
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Alla vista del corpo esanime, il Pandava stesso pianse e gli rese omaggio. Non c'era persona che non amasse e rispettasse il bravo monarca.
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Tra i generali Kurava aleggiava una forte tensione. Nessuno sapeva pi cosa fare contro il rakshasa e suo padre. Duryodhana chiam il suo caro amico Karna e gli disse: "Credo proprio che abbiamo commesso un grave errore a tornare sul campo di battaglia durante la notte. Questi rakshasa sono dei maestri in questo tipo di guerra, e noi non sappiamo come difenderci. Guarda, l c' Arjuna: se tu lo sconfiggessi i nostri soldati riacquisterebbero entusiasmo e noi potremmo rilanciare l'offensiva. Tu solo puoi guidarci alla vittoria."
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Salutato il Kurava con un cenno della testa, il figlio di Surya entr nella mischia e si diresse nel punto in cui stava combattendo il suo odiato nemico. E con il suo arrivo, quel furore notturno si infiamm ancora di pi.
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Per un breve istante Karna riusc ad arrivare alla distanza necessaria per iniziare un duello, ma appena Krishna si accorse del suo arrivo, con mosse sapienti guid il carro lontano dalla scena di quelle aspre lotte: non dimenticava che egli aveva con s la shakti di Indra, che costituiva l'unico vero pericolo per il suo amico. Non cessava un momento di pensare a come privarlo di quell'arma.
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Il migliore tra i Kurava nel combattimento notturno si rivel l'esperto Asvatthama, il quale riusc persino a sconfiggere e a ricacciare indietro Drishtadyumna.
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Drona, intanto, non aveva ancora dimenticato il suo voto di catturare Yudhisthira, e mise in atto le sue mosse pi strategiche per raggiungere il fine prefissato; Yudhisthira, d'altro canto, diede parecchio filo da torcere all'avversario.
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Cos, alle luci delle torce, si accesero numerosi duelli fra i pi grandi eroi, mentre la polvere che si sollevava dal terreno rendeva il buio ancora pi impenetrabile. I carri non sfrecciavano pi alla velocit dei primi giorni, ma avanzavano faticosamente, ostacolati dalle lugubri montagne di cadaveri umani e animali e dai detriti dei carri che oramai si ammassavano l'uno sopra l'altro.
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A un certo punto Karna si trov di fronte il prode Sahadeva; un aspro duello si accese tra i due e nonostante il valore del Pandava, riusc vittorioso il figlio del suta. Ma, sebbene questi lo avesse totalmente alla sua merc, non lo uccise. Attacc invece le truppe violentemente: vedendolo arrivare con cipiglio minaccioso, i soldati dei Pandava si dettero scompostamente alla fuga, e neanche l'arrivo di Satyaki riusc a rincuorarli. Il panico era totale.
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Arjuna non si trovava lontano da quella zona. "Krishna, amico mio," disse, "senti queste grida. Sono i nostri soldati che chiedono aiuto, e tu sai che solo Karna pu provocare tanto clamore. Conducimi da lui, voglio affrontarlo."
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Ma Krishna non era affatto d'accordo. "No,  meglio che tu non vada," rispose. "Non  ancora arrivato il momento giusto per un confronto. Ma presto giunger, non essere impaziente. Io credo che Ghatotkacha sia per ora la persona pi indicata ad avversarlo. Mandiamo lui." Ghatotkacha e Satyaki non persero tempo e si diressero con decisione verso il luogo in cui si udivano le grida.
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121. Ghatotkacha.
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A vederlo un vivo terrore prendeva chiunque si trovasse a doverlo affrontare. Era altissimo, l'enorme corpo massiccio e possente, il viso deformato in una perenne maschera mostruosa, e i capelli rossi come le fiamme. Ghatotkacha era impressionante, e come per tutti i rakshasa, di notte la sua forza e il suo valore erano aumentati. Era arrivato insieme a Satyaki, e Karna aveva dimostrato grande coraggio e bravura nell'affrontarlo senza alcun timore; ma si trov presto in grande difficolt di fronte alle arti magiche del nemico.
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Vedendolo in pericolo, Duryodhana chiam il fratello. "Dusshasana, corri ad aiutare Karna. Non vedi? Il rakshasa usa magie nere, sortilegi malefici e tranelli che non consentono via di scampo. Non lasciamolo solo."
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Proprio mentre stavano discutendo su come controbattere Ghatotkacha, arriv il figlio di Jatasura, Alambusha, omonimo del rakshasa ucciso dai Pandava nei giorni precedenti. Si present al cospetto di Duryodhana e lo salut. "O re, mio padre Jatasura  stato ucciso da Bhima, e ora voglio vendetta. Lasciami combattere insieme a te, e ti aiuter a conquistare la vittoria."
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Duryodhana, che non cercava altro che un rakshasa da mandare contro Ghatotkacha, gli diede il benvenuto. Poi, spiegata la situazione, disse ad Alambusha: "Tu che sei esperto nelle arti magiche, vai a sfidare il figlio di Bhima e comincia a prenderti la tua vendetta uccidendolo. Se riuscirai a sconfiggerlo, ci avrai risollevato da una grandissima ansiet e ti sarai guadagnato tutta la nostra gratitudine."
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E il giovane rakshasa corse a contrastare Ghatotkacha; era questi un esperto in ogni tipo di arte marziale, ma quella notte il figlio di Bhima sembrava inferocito. In men che non si dica gli mozz la testa e ruggendo con la forza di cento leoni infuriati, la afferr e la scagli sul carro di Duryodhana. Il panico si diffuse tra tutti coloro che si erano trovati ad assistere alla scena.
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E dopo quel duello Ghatotkacha torn a concentrarsi sul massacro delle truppe. Egli trasform il suo corpo e lo dilat fino a portarlo a proporzioni gigantesche; gli occhi nel buio brillavano come due comete. Quello spirito maligno assetato di sangue in pochi minuti distrusse interi battaglioni, decine di migliaia di soldati Kurava, compreso un altro re della stirpe dei rakshasa di nome Alayudha, da tutti considerato sino ad allora praticamente invincibile.
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Cos la scena del lancio della testa tagliata sul carro di Duryodhana si ripeteva, terrorizzando, se  possibile, il monarca ancora di pi. E intanto che si udivano urla ossessive, frecce, mazze, asce, e molte altre armi piovevano incessantemente sui Kurava senza che fosse possibile capire da dove provenissero.
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La paura aveva ormai paralizzato tutti: nessuno riusciva neanche pi a parlare, e i soldati cercavano solo un posto in cui nascondersi. La battaglia sembrava essere giunta alla fine. Ma forse per i Kurava c'era ancora un altro tentativo da fare prima di deporre definitivamente le armi. Le loro ultime speranze, infatti, erano riposte in Karna.
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Cos, senza perdere tempo, tutti si recarono da lui a implorare protezione. "Uccidi Ghatotkacha," gridavano anche i pi grandi eroi Kurava, "per l'amor del cielo, uccidilo, anche a costo di usare la shakti. Fallo subito, o sar questione di pochi minuti e il nostro esercito non esister pi."
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Karna esitava. Il destino gli si accaniva di nuovo contro. Tutta la sua vita era stata contrassegnata da un'unica assurda sfortuna. Sebbene davanti al suo amico Duryodhana si vantasse di poter uccidere Arjuna anche senza l'ausilio di armi speciali, in realt si rendeva ben conto che avrebbe avuto possibilit di vittoria solo se si fosse servito della shakti, che poteva essere utilizzata una volta sola. In tutti quei giorni non aveva fatto altro che aspettare l'opportunit per usarla contro Arjuna, ma all'ultimo momento l'occasione sfumava perch Krishna conduceva il suo devoto da qualche altra parte.
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E ora c'era questo tremendo rakshasa... come sempre era stato Krishna a scatenarlo contro di loro durante la notte... e in quel momento, come un lampo di luce, cap quale intelligente disegno egli avesse escogitato per dare la vittoria ai suoi amici. Ma le sue riflessioni erano continuamente disturbate dal mostro che aleggiava sopra le loro teste sputando fiumi di fuoco, gettando lo scompiglio fra le truppe.
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Duryodhana gli si affianc, ferito e sanguinante in pi punti. Il suo sguardo era allucinato dalla paura. Mai prima di allora Karna aveva visto un'espressione simile. "Karna, non esitare ancora, lancia la shakti e uccidi questo rakshasa, o lui eliminer tutti noi nel volgere di pochi minuti."
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Persino Duryodhana lo esortava a gettare via la shakti destinata ad Arjuna. Ed egli non pot resistere a quelle pressioni e all'atmosfera infernale che li aveva avvolti e li stava inesorabilmente ingoiando; estrasse il pugnale dalla custodia.
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"Io user quest'arma infallibile e uccider il rakshasa," disse a Duryodhana, "ma sappi che le nostre possibilit di vittoria finiscono qui." Detto questo, recit con rapita devozione alcuni mantra; poi la mano destra scagli l'arma, che saett verso il cielo come una folgore.
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Il pugnale colp l'immenso petto di Ghatotkacha mentre questi era in volo sopra di loro e penetr nel suo corpo; si ud un boato assordante. Colpito a morte, con il cuore trafitto, Ghatotkacha si espanse ancora e quando precipit al suolo provoc l'ultima immane carneficina della sua esistenza, schiacciando sotto il suo peso migliaia di guerrieri.
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Il colosso finalmente era morto, i Kurava potevano tirare un sospiro di sollievo. Era costato molto, forse troppo, ma nessuno se ne rammaric. Quel tremendo incubo notturno era finito, e tanto bastava.
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A quella scena i Pandava piansero lacrime amare. Solo Krishna, che aveva ordito tutto il piano, era felice: senza la shakti oramai Arjuna non correva pi alcun pericolo.
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Il combattimento continu per un p, poi Arjuna concord una tregua e gli eserciti si ritirarono. Molti non avevano pi neanche la forza di tornare nel loro accampamento e si addormentarono l, dove si trovavano.
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122. Il quindicesimo giorno.
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Quel sonno ristoratore non dur a lungo. Dopo meno di due ore i primi bagliori di sole cominciarono a fare capolino timidamente, e poi sempre pi decisamente inondarono il campo di battaglia di Kurukshetra.
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Tutti si levarono dai loro giacigli improvvisati e si guardarono attorno; solo in quel momento, guardando alla luce del giorno la piana, i Kurava e i Pandava rabbrividendo si resero conto di ci che era accaduto durante la notte; le proporzioni del massacro avvenuto alla fioca luce delle torce ora risultavano immense, i cadaveri umani e animali misti ai detriti dei carri e delle armi formavano lugubri montagne rosse di sangue.
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Era una vista terrificante. Ma tutti irrigidirono i loro cuori e si prepararono al quindicesimo giorno di guerra.
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Tuttavia quelle armate, cos grandi e piene di dinamismo appena pochi giorni prima, oramai si erano assottigliate di ben oltre la met, e i soldati feriti e con le corazze frantumate in pi punti sembravano vecchi fantasmi di gloria. Naturalmente anche Duryodhana, dal suo carro da guerra, aveva constatato l'incredibile carneficina notturna.
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"E' stata tutta colpa vostra" sbott contro Drona. "Se tu, Bhishma, Shalya e tutti gli altri non aveste nutrito tutto questo amore per i Pandava, che vi ha sempre impedito di ucciderli, i miei fratelli e tutti questi cari amici e valorosi soldati non sarebbero morti. Voi non vi siete impegnati al massimo, altrimenti non saremmo ancora qui, ora. La battaglia sarebbe finita da un pezzo, e con la nostra vittoria.".
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Drona non ribatt; guard il Kurava con una smorfia di disgusto e prepar le milizie.
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Quando furono pronti, i due eserciti si mossero lentamente l'uno contro l'altro; la collisione segn l'inizio delle ostilit. Quella mattina Drona si diede a sterminare un'innumerevole quantit di soldati: a quel punto, onde evitare ulteriori stragi, Virata e Drupada si unirono e si lanciarono contro di lui. Ma era trascorso poco tempo dall'inizio dei combattimenti, quando entrambi i generali dell'esercito dei Pandava venivano colpiti a morte.
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E attorno al luogo in cui era avvenuta tale tragedia si scaten una furiosa battaglia. Tuttavia allorch Drishtadyumna vide perire nel fuoco della rabbia dell'acarya oltre suo padre anche due dei suoi figli, fuori di s per l'odio, prese un voto.
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"Che tutti i miei atti virtuosi, le mie austerit e i miei sacrifici non mi corrispondano alcun frutto, e che io mai possa vedere i pianeti celesti se oggi stesso non uccider Drona." E senza attendere oltre gli si lanci contro, ma nello scompiglio causato dai numerosi duelli lo perse di vista e non riusc a ritrovarlo.
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Fu Arjuna che lo intercett: all'alba del quindicesimo giorno Drona incuteva pi paura della morte stessa, nessuno riusciva a stargli di fronte per pi di qualche secondo.
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Il figlio di Indra gli fu davanti e impugn con fermezza il celebre arco Gandiva; e mentre questi lo usava molto abilmente con entrambi le mani, Drona invoc l'arma suprema, il brahmastra, con lo scopo di distruggere tutti i suoi nemici in un colpo solo. Una luce abbagliante scatur dal suo arco e si diresse verso Arjuna.
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"Guarda," disse Krishna, "oggi l'acarya  talmente intossicato dalla propria potenza militare che ha perso il lume della ragione: l'arma che ha lanciato non avrebbe mai dovuto essere usata su questo pianeta, ma solo su Svarga. Fai presto, Arjuna, rispondi con un altro brahmastra, e salva il mondo intero."
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Cos, consigliato dall'amico, Arjuna tocc dell'acqua per purificare il suo corpo e con rapita attenzione recit le preghiere grazie alle quali invoc l'arma di Brahma.
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E una seconda cometa di luce si libr nell'aria e saett in direzione dell'altra. Quando quei due soli si incontrarono a mezz'altezza, ci fu un boato assordante: la terra trem e i mari si agitarono, e in tutto il mondo si avvertirono anomalie atmosferiche. Arjuna era riuscito a bloccare l'arma del maestro.
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123. Drona cade.
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Il suo brahmastra era stato neutralizzato, ma Drona non desistette e cercando di evitare di scontrarsi con Arjuna, continu l'attacco su un altro fronte. I soldati, stanchi, non riuscivano pi a contenerlo e, credendo inutile il loro sacrificio, fuggirono lasciandolo solo. Krishna e Arjuna videro i loro soldati scappare in preda al panico ma non poterono intervenire.
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"Dobbiamo assolutamente fermarlo," disse Arjuna rivolgendosi a Krishna. "S. Oramai siamo a un passo dalla vittoria, ma finch Drona vive non potremo mai averne la certezza. Egli  in grado di fare qualsiasi cosa su un campo di battaglia. Hai visto come ha ucciso Virata e Drupada? Quando diventa furioso, perde ogni controllo e diventa pericoloso. Dobbiamo eliminarlo senza attendere oltre."
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Su invito di Krishna, i Pandava si ritirarono dal combattimento per pochi minuti, allo scopo di concertare un piano.
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"Drona  come Bhishma,  assolutamente invincibile" disse Krishna. "Conosce tutte le tecniche di combattimento ed  in possesso di formidabili armi celestiali. Ma proprio al pari di Bhishma, ha un punto debole, e cio non mette il cuore in questa guerra. Non ha mai accettato il comportamento di Duryodhana e quindi non  contento di essere qui a combattere contro di noi. Noi potremo ucciderlo soltanto come siamo riusciti con Bhishma, e cio facendo in modo che egli stesso perda il desiderio di vivere."
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"Ma in molte cose  diverso da Bhishma," ribatt Yudhisthira, "soprattutto perch ha ancora dei validi motivi per continuare a vivere. In questo non  come Bhishma."
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"In realt vuole vivere ancora perch  affezionato al figlio," intervenne Krishna, "ma se gli dicessimo che Asvatthama  morto sono sicuro che perderebbe ogni desiderio e Drishtadyumna potrebbe affrontarlo con la certezza di sopprimerlo."
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"Ma Asvatthama non  morto," obiett Yudhisthira, "n sembra semplice ucciderlo. E' un provetto combattente, e persino Arjuna in questi giorni ha trovato difficolt nel duellare contro di lui."
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"Lo so. Asvatthama non pu essere ucciso da nessuno. Ha ricevuto un tipo di benedizione che gli permetter di godere di una vita lunga quanto quella di Brahma. Ma dire a Drona che il figlio  morto rimane l'unico modo per sconfiggerlo; pertanto, dovremo farglielo credere anche se non  vero."
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Yudhisthira indugi: la cosa non gli piaceva affatto. Uno dei suoi principi pi sacri era di non raccontare menzogne, e in tutta la sua vita non gli era mai capitato di doverne dire; per di pi questa sarebbe stata piuttosto grave in quanto avrebbe implicato la morte del suo maestro.
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Nonostante fosse un consiglio proveniente da Krishna stesso, non riusciva a trovare il coraggio di fare una cosa simile. Yudhisthira era cos puro che il suo carro non toccava neanche il terreno, proprio come i deva che mai poggiano a terra i loro piedi; eppure appena ebbe quell'indecisione nell'obbedire al Signore Supremo incarnato, le ruote del carro toccarono il terreno. Il Pandava era senza parole.
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Ma c'era qualcuno che aveva senz'altro meno scrupoli di lui. "Fratello, perch esiti?" disse Bhima. "Non cadrai affatto nel peccato perch avrai solo fatto giustizia. Non dimenticare che ha partecipato all'uccisione di Abhimanyu e ha ampiamente concorso alle nostre disgrazie. E' vero che  pur sempre stato il nostro guru, ma ora siamo su un campo di battaglia e non possiamo fermarci davanti a niente. Se tu non hai il coraggio di farlo, lascia che me ne occupi io."
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E senza attendere risposta, il possente figlio del deva del vento torn sul campo di battaglia e abbatt con un colpo di mazza un elefante che si chiamava Asvatthama. Poi facendosi largo fra la calca dei combattenti, and da Drona. "Ascolta," gli grid, "Asvatthama  morto. Io l'ho ucciso con le mie mani."
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Drona rimase per un momento interdetto: conosceva la natura di Bhima e non credette alle sue parole. Raddoppi invece i suoi sforzi nel combattimento e scaten un vero inferno fra le file nemiche, seminando la morte ovunque si volgesse. Avendo notato che Drona usava armi celestiali, i deva, accompagnati da suo padre Bharadvaja, scesero su questo mondo e gli parlarono.
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"Drona, cosa stai facendo? perch stai sprofondando nel peccato combattendo in questo modo? Sai che non  retto usare queste armi fra la specie umana. E allora tu che sei superiore a tutti questi uomini, perch ti stai affannando tanto? Noi vogliamo che tu abbandoni questa guerra e torni con noi a Svarga."
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Nel sentire quelle parole dalla bocca del padre, il desiderio di vivere in questo mondo gli si affievol. Ripens alle parole di Bhima e il pensiero che suo figlio potesse essere morto spense quasi totalmente in lui la fiamma della vita. In lontananza vide accorrere Drishtadyumna, l'uomo che era nato per distruggerlo e sopra di s scorse dei presagi che indicavano la sua morte. Allora si gir in direzione di Yudhisthira.
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"Dharmaputra, tuo fratello mi ha detto che Asvatthama  morto, ma io non gli credo. Bhima pu mentire. Tu no. Sei sempre stato un uomo veritiero, e a te creder ciecamente. Dimmi, dunque,  vero?"
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Yudhisthira esit ancora, tenendo tutti col fiato sospeso; poi disse: "S, Asvatthama  morto." Sottovoce aggiunse:"Asvatthama, l'elefante..."
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Ma nel clamore della battaglia quelle ultime parole non furono udite da Drona. E in quel momento il grande e glorioso acarya, che aveva insegnato le arti marziali ai principi dei migliori casati, perso ogni interesse per la vita, osserv con disgusto tutto ci che stava accadendo attorno a s. Per anni aveva convissuto a fianco dell'empiet, del peccato; ora non voleva pi partecipare a quel gioco.
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E mentre tutt'intorno scoppiavano aspri duelli, Drona si vide accanto Drishtadyumna. Rispose ai suoi attacchi, ma il suo cuore non era pi l. Rattristato e distratto, Drona continuava a combattere quasi automaticamente, anche contro Satyaki che lo aveva attaccato con violenza.
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Poi sopraggiunse anche Bhima che lo redargu con parole aspre. "Tu sei stato il mio maestro e a te debbo tutto ci che so," gli grid. "Ma proprio per questo provo un disgusto maggiore nei tuoi confronti, poich tu, un brahmana, invece di predicare la verit e la rettitudine, hai spartito il tuo tempo con i demoni, insozzando qualsiasi cosa buona fatta in precedenza. Vergognati."
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Fu a quelle aspre parole di Bhima che Drona cess di lottare e depose nel suo carro le armi. "Soldati Kurava," disse, "da questo momento io non voglio pi spargere sangue. Ditelo a Duryodhana, che io come molti altri gli ho sempre dato consigli volti al suo bene. Ma purtroppo non ha mai voluto accettarli.
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Io sono stanco e smetto di combattere. Ora comincer a meditare e fra breve lascer la mia manifestazione terrena. Quanto a voi, visto che il cieco Kurava non intende sentire ragioni, continuate a lottare valorosamente e meritatevi cos i pianeti celesti."
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Detto ci, si sedette sul carro e chiuse gli occhi, cominciando a fissare i suoi pensieri sul Signore primordiale Vishnu, purificando cos la mente e il corpo. Erano trascorsi appena pochi minuti quando Drishtadyumna vide il suo nemico giurato seduto sul carro privo di armi.
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Incurante del fatto che era seduto nella posizione yoga e che fosse sprofondato nei pensieri del Supremo, gli salt sopra come un grande rapace, e mentre tutti lo scongiuravano di non farlo, con un possente colpo di spada lo decapit. Nell'istante in cui la testa fu separata dal tronco, tutti videro una scintilla di luce, l'anima spirituale, uscire da quel corpo e salire in cielo.
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Mentre amici e nemici lo rimproveravano, Drishtadyumna se ne stava ancora sul carro di Drona, con la spada in una mano e la testa nell'altra, inzuppato di sangue, simile a Yama stesso nell'atto di massacrare le entit viventi. La profezia si era avverata, il suo giuramento anche.
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Bhima fu uno dei pochi a esultare; con trasporto lo abbracci e insieme danzarono in grande estasi. "E quando Karna e Duryodhana e tutti i suoi fratelli saranno morti, amico mio, danzeremo ancora, felici di aver liberato il mondo dall'assillo di questi asura." Bhima disse queste parole a Drishtadyumna con cos tanta allegria che sembrava quasi che cantasse.
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124. La rabbia di Asvatthama.
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La notizia che Drona era morto si diffuse velocemente in ogni parte remota di Kurukshetra. Ci volle del tempo prima che tutti ci credessero. E i Kurava si ritirarono disordinatamente dal campo di battaglia, lasciando i nemici padroni di quel tragico palcoscenico di morte.
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Duryodhana era stato tra quelli che aveva assistito impotenti alla scena. Non poteva crederci: l'invincibile Drona, il maestro di tutti i pi grandi guerrieri del mondo, sul quale si fondavano le sue speranze di vittoria, era caduto a Kurukshetra per mano del figlio di Drupada. Fu un brutto colpo per lui.
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Su un fronte lontano, Asvatthama combatteva con ardore, ignaro della morte del padre. Quando vide l'esercito che si ritirava senza apparenti motivi, torn agli accampamenti. Vide i generali riuniti e sul loro viso riconobbe una profonda tristezza. Ma nessuno ebbe il coraggio di guardarlo negli occhi.
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"O re, amico mio," disse allora rivolgendosi a Duryodhana, "cos' accaduto di tanto grave? perch le truppe si sono ritirate anzitempo? e perch voi sembrate in preda alla disperazione?"
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Tuttavia sembrava che nessuno avesse intenzione di rispondergli. Infine, giacch Asvatthama insisteva, fu Kripa a raccontargli tutto nei particolari. Appena apprese come i Pandava avessero tratto in inganno il padre con la falsa notizia della sua morte e come Drishtadyumna avesse approfittato della sua meditazione per colpirlo, la rabbia dell'impetuoso brahmana divamp come un fuoco.
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E giur vendetta. "Cosa aspettiamo?" disse agli altri. "Torniamo subito sul campo e distruggiamo i nostri nemici, che si sono macchiati di un crimine senza precedenti." Galvanizzati dalla furia di Asvatthama, tutti ripresero coraggio e si riversarono ancora nella piana insanguinata, gridando come ossessi.
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Quando vide i nemici tornare, Yudhisthira si chiese come avessero fatto a riprendersi cos presto da un colpo tanto duro come la morte di Drona. "Non  difficile capirlo," ribatt Arjuna. "Prova ad immaginare quale pu essere stata la reazione di Asvatthama. Credo proprio che ora dovremo impegnarci a fondo; io lo conosco bene: quando  arrabbiato diventa molto pericoloso. E credo di sapere chi sar oggetto principale della sua rabbia." E i Pandava si prepararono a ricevere Asvatthama e a proteggere Drishtadyumna.
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Nel frattempo i Kurava, guidati dal brahmana, procedevano minacciosamente: sembrava di assistere all'ira del mare in tempesta, allorch i suoi flutti avanzano aggressivi, dando l'impressione di voler avvolgere nelle loro spirali di morte ogni cosa. In quel momento il cielo si oscur, e tuoni ostili incupirono l'atmosfera, che vibr quasi che un esercito di folletti maligni stesse per materializzarsi e scatenare una guerra demoniaca.
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Come per magia i Pandava scorsero all'orizzonte una massiccia muraglia prendere forma e apprestarsi rapidamente; pochi secondi dopo capivano che si trattava di armi micidiali che stavano per abbattersi su di loro, come se all'improvviso milioni di guerrieri stessero per scagliare contemporaneamente le loro armi.
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In pochi secondi fu il massacro; i soldati Pandava cominciarono a cadere a centinaia, martoriati in pi punti del corpo. Davanti a quel misterioso portento, persino Yudhisthira fu colto dal panico.
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"Questa  sicuramente opera di Asvatthama," disse. "Egli vuole vendetta. Prima aveva stima di noi, e per questo combatteva tiepidamente. Ma dopo ci che abbiamo fatto al padre, ci odia e ci distrugger tutti. La guerra  persa, non abbiamo pi speranze. Salvatevi, che tutti tornino alle loro 
case!"
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Ma il sorriso di Krishna tranquillizz tutti. "No, non dovete temere. Io conosco bene quest'arma. E' la mia narayana-astra. Non pu essere contrattaccata in alcun modo, e nessuno pu resisterle; tuttavia non colpisce chi non ci si opponga.
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Al contrario aumenta la sua forza e la sua intensit quanto pi si cerchi di resisterle. Prostratevi tutti, toccate il terreno con la fronte, rendetele omaggio e sarete salvi."
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Tutti fecero come Krishna aveva detto; tutti meno Bhima. E mentre gli altri si chinavano in quel tornado di fuoco, egli grid, diventando paonazzo dalla rabbia: "Io non mi piegher mai a nessuna arma, umana o divina che sia."
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Era una scena incredibile: in tutta Kurukshetra Bhima era l'unico rimasto in piedi, e ruggiva come un leone inferocito, mentre tutt'intorno a s si scatenava la potenza della narayana-astra, che concentr un vero vortice di fuoco intorno a lui.
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Coperto di frecce come un porcospino, Bhima era il ritratto stesso della gloria guerriera. Era uno spettacolo a vederlo. Per effetto delle armi che lo colpivano, tutt'intorno a lui si era sviluppato un tremendo calore che sembrava dover divampare a ogni momento. Rinfrescato dalla varuna-astra che Arjuna gli mand per refrigerarlo, nonostante l'intenso dolore e il pericolo di morte, Bhima non mostrava alcuna intenzione di chinarsi a terra.
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Arjuna, Drishtadyumna, e altri suoi amici riuscirono a salvarlo spingendolo a forza in gi, appena in tempo perch non fosse divorato dall'occhio del ciclone. La narayana-astra pass sopra di loro senza recare danni rilevanti.
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Avendo visto fallire quell'ennesimo tentativo, Duryodhana si sent prendere dal panico e grid: "Asvatthama, manda ancora quell'arma e distruggi gli assassini di tuo padre."
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"Non posso," rispose lui. "Come tutte le armi celestiali che sono proibite nel mondo degli uomini, la narayana-astra pu essere usata una volta sola, o si scatenerebbe contro di noi e ci distruggerebbe tutti."
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La battaglia infuri ancora, tremenda come mai in precedenza. Asvatthama le prov tutte per avere ragione sui suoi avversari, ma vide fallire ogni tentativo. Frustrato e disperato, usc dal campo di battaglia e and a cercare consiglio da Vyasa.
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"Questa guerra ha dell'incredibile: Bhishma e mio padre sono caduti, migliaia di guerrieri considerati invincibili sono morti e tutte le mie armi hanno fallito: perch  potuto accadere tutto ci? com' stato possibile? come possono i Pandava vincere sempre?"
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Vyasa gli rivolse uno sguardo misericordioso, poi disse: "Questa verit mi  sempre stata chiara fin dal primo giorno, e non l'ho neanche taciuta. A tutti voi ho sempre detto che i Pandava non possono essere distrutti da nessuno perch Krishna  con loro, ed Egli non  un uomo comune:  la Persona Suprema, il Dio che crea e distrugge tutto ci che esiste. Il Suo volere  incontrastabile, ed Egli vuole che i virtuosi Pandava vincano. Perci, senza ombra di dubbio, essi trionferanno. Ma tu sei uno kshatriya e il tuo dovere  di combattere. Torna sul campo, dunque, e agisci sempre secondo ci che  giusto."

La sera scese, e cal un velo pietoso su quell'ennesimo massacro. I sopravvissuti degli ultimi quindici tremendi giorni si ritirarono nelle proprie tende, esausti. Ma mentre i Pandava dormivano tranquilli, Duryodhana non riusciva a darsi pace.
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Libro 8. KARNA PARVA.
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125. Sanjaya racconta.
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Il re cieco Dritarashtra, in pena per la sorte dei suoi figli superstiti, non sapeva darsi pace e passava i giorni e le notti a guardare fuori delle cancellate della reggia, aspettando solo il ritorno del fido Sanjaya che gli avrebbe portato le notizie pi recenti. E quando questi arriv erano passati solo due giorni dalla morte di Drona. Il suo volto naturalmente non lasciava sperare in nulla di buono.
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"Amico mio," gli disse Dritarashtra, "non farmi attendere ancora. Dimmi degli ultimi eventi. Che sta accadendo a Kurukshetra? Perch sei tornato a solo due giorni di distanza? I miei figli sono tutti morti o qualcuno di loro  riuscito a sopravvivere alla furia sanguinaria di Bhima? Ti prego, raccontami ogni cosa. Non farmi attendere oltre."
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Sanjaya si sedette e cominci a descrivere le scene di cui era stato testimone. "O re, ancora una volta non sono latore di buone nuove. Dopo che il figlio di Drupada ha realizzato il suo voto uccidendo il maestro Drona, le tue milizie sono state ricomposte da Duryodhana e poste sotto il comando del figlio del suta, Karna.
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Ma le cose non sono per nulla migliorate; ripetutamente sconfitti dai Pandava, molti altri tuoi figli sono caduti per mano di Bhima e i tuoi soldati sono stati quasi tutti sterminati; e dopo due giorni di duri combattimenti Karna stesso  caduto, vittima delle frecce del figlio di Pandu ma anche della sua stessa sfortuna."
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Dritarashtra parve come colpito da una folgore; sospirando, con le lacrime agli occhi, disse: "O Sanjaya, come tu mi hai ricordato spesso, tutti questi lutti sono avvenuti principalmente per colpa della mia debolezza nel trattare con la perfidia di mio figlio. Raccontami, te ne prego, gli avvenimenti di questi due ultimi giorni in ogni particolare."
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E Sanjaya inizi a parlare.
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126. La nomina di Karna - il sedicesimo giorno.
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Quando all'alba del sedicesimo giorno i Kurava e le loro truppe si affacciarono sulla piana di Kurukshetra, alla loro testa c'era Karna.
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Quello precedente era stato veramente disastroso per loro e di notte i generali rimasti in vita, tutti scettici riguardo alla possibilit di una loro vittoria finale, si erano riuniti nella tenda di Duryodhana per discutere di altre strategie e soprattutto per eleggere il nuovo comandante in capo.
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Tutti avevano proposto Asvatthama, fiduciosi che l'odio che questi portava nei confronti dei Pandava li avrebbe caricati sufficientemente, soprattutto i soldati. Ma il figlio di Drona non sembrava d'accordo.
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"Io credo che la persona pi idonea a guidarci, dopo che mio padre e Bhishma sono caduti, sia Karna. E' questi un generale esperto e capace, e odia i Pandava cos tanto che potr condurci all'attacco senza riserve mentali. Eleggiamo dunque lui alla nostra guida."
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Tutti accettarono quel consiglio e Karna, felice di quella dimostrazione di fiducia, fu acclamato dai presenti e poi dalle truppe. Per tale ragione quando il sole sorse per la sedicesima volta dall'inizio di quella guerra, Karna, il figlio segreto di Vivasvan, era alla testa dell'esercito Kurava.
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Solo allora che l'esercito avversario si stava muovendo contro di loro, Yudhisthira pot realizzare quanti bravi soldati fossero caduti negli ultimi quindici giorni e se ne sent profondamente rattristato.
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Con il suono delle loro conchiglie, Krishna e Arjuna dettero il segnale alle truppe, che si mossero in direzione del nemico. In quella giornata non accadde nulla di particolare: Bhima e Arjuna da una parte, Karna dall'altra dissolvevano le fila avversarie come un grande fuoco che si diffonda tra batuffoli di cotone. Ovunque andassero la scena non cambiava affatto: per tutti e per tutto le uniche possibili alternative erano morte e distruzione.
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Un episodio da ricordare  quello relativo allo scontro tra Nakula e Karna: quest'ultimo alla fine risparmi il figlio di Madri per la promessa fatta in precedenza a Kunti. Altrettanto degno di nota  il duello avvenuto tra i due re, Yudhisthira e Duryodhana. Il Pandava combatt in modo strabiliante, e i soldati furono costretti a portare via il Kurava al fine di salvargli la vita. E quando la sera scese, i superstiti di un'ennesima giornata di sangue portarono a riposare le loro membra affaticate e ferite.
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Karna si infil nella sua tenda senza parlare a nessuno. Prima che venisse a sapere della sua nascita non aveva desiderato altro che trovarsi contro i Pandava su un campo di battaglia, ma ora che finalmente i sogni di tutta una vita si erano avverati, avrebbe voluto che la cosa non fosse mai successa.
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Sconsolato, si sdrai sul letto e chiuse gli occhi. Solo nella sua tenda, Duryodhana era pensieroso. Aveva visto Karna sconfiggere Nakula e poi risparmiargli la vita, e francamente non riusciva a darsene una ragione.
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La cosa era cos strana che lo rendeva agitato. L'aveva avuto in suo pieno potere, l'aveva sconfitto e privato dei cavalli, del carro, di ogni arma, avrebbe potuto ucciderlo facilmente e non l'aveva fatto: perch? E ricord che la stessa scena era gi successa nei giorni passati, quando l'amico aveva avuto prima Bhima e poi Sahadeva alla sua merc, risparmiando inspiegabilmente anche loro.
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Era un mistero, non riusciva proprio a trovare una spiegazione razionale. Con Bhishma e Drona la cosa sarebbe risultata normale: ancora prima che le ostilit iniziassero, essi avevano precisato che non avrebbero mai ucciso i figli di Pandu, ma Karna, perch non l'aveva fatto? Eppure decise di non andare da Karna a protestare contro questo suo comportamento poco chiaro: egli era il suo migliore amico e mai avrebbe dubitato di lui. Duryodhana non poteva sapere la verit.
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127. Il diciassettesimo giorno.
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"Oggi io non torner alle mie tende," disse solennemente il figlio di Vivasvan a Duryodhana all'alba del diciassettesimo giorno, "senza prima aver ucciso Arjuna. Questo  il mio voto solenne, e solo se vi riuscir le sorti di questa guerra potranno ancora volgersi in nostro favore. Ma ho bisogno di qualcosa da te."
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Duryodhana non credeva alle proprio orecchie: se Karna aveva giurato di uccidere Arjuna ci sarebbe sicuramente riuscito; era pronto a fare qualsiasi cosa pur di agevolarlo.
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"Tu sai che non  affatto facile," continu lui, "perch Arjuna  fortissimo. Ma io conosco il vero segreto del suo strapotere:  Krishna, che guida il suo carro in modo perfetto. Purtroppo devo ammettere che il mio auriga non  all'altezza di uno scontro del genere. Dunque l'aiuto che ti chiedo consiste nel provvedere che qualcuno fortemente qualificato sia alla guida del mio carro. E l'unico che conosco che  sicuramente all'altezza di questo compito  Shalya: solo lui pu condurmi alla vittoria. Convinci dunque il re di Madra a farmi da auriga."
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Duryodhana riflett sulla cosa. "Non sar facile," ribatt poi, "Shalya  molto orgoglioso; il suo valore in battaglia  incomparabile ed  di stirpe nobile. Al contrario, tu per la societ appartieni a un lignaggio inferiore, per cui si sentir offeso solo a sentirselo proporre."
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Con determinazione, i due andarono alla tenda del monarca di Madra e umilmente gli presentarono il problema e infine la sola possibile soluzione. "Io guidare il carro di un suta?" ribatt questi con tono forte. "Duryodhana, tu vuoi insultarmi. Come hai potuto pensare che io avrei accettato di fare una cosa del genere?"
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"Perdona se non abbiamo saputo spiegarci bene," gli disse Duryodhana, che era un abilissimo politico. "Quando ti abbiamo chiesto di guidare il carro di Karna non volevamo certo intendere che fossi inferiore a lui, ma che tu, portandoci alla vittoria, sei persino superiore a Krishna. Guida il carro di Karna come Krishna stesso fa con quello di Arjuna; accetta questo incarico, o Shalya, e fa s che i nostri eserciti riescano laddove Bhishma e Drona hanno fallito."
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Shalya rimase in silenzio per qualche minuto; poi, memore della promessa fatta a Yudhisthira prima dell'inizio della battaglia, decise di rendersi utile alla giusta causa e accett la mansione. Ricorderemo infatti che egli aveva rassicurato Yudhisthira che nel giorno della sfida ultima avrebbe fatto di tutto per arrecare disturbo a Karna.
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"A condizione," precis Shalya, "che durante la battaglia io sia libero di dire e fare ci che voglio, e che lui non mi dia ordini in tono perentorio come si fa con un normale subalterno."
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"Accetto qualsiasi condizione," disse Karna con tono riconoscente, "e ti ringrazio per il grande onore che mi hai accordato. Ora che tu mi guiderai sono certo di poter sconfiggere Arjuna."
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Cos Karna e Shalya si presentarono davanti ai soldati che furono a dir poco entusiasti per quella notizia; tale possente combinazione era la loro ultima possibilit di vittoria, e tutti lo sapevano. Ma chi conosceva bene Karna pot notare sul suo viso un velo di tristezza; non era affatto felice: dentro di s aveva il presentimento che quello sarebbe stato il suo ultimo giorno di vita.
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Vedendo Duryodhana preoccupato per i numerosi presagi infausti che in continuazione apparivano sopra di loro, Karna spron il suo auriga. "Nobile Shalya, dirigi il carro in direzione dei cinque Pandava, cosicch io mi avvantaggi del fatto che sono riuniti nello stesso punto e possa sopraffarli una volta per tutte."
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Ma mentre correvano incontro al nemico, Shalya rise forte. "Come puoi essere cos presuntuoso da pensare di poter battere i cinque Pandava in un colpo solo? Tu hai sempre avuto una fiducia sproporzionata nelle tue capacit e di questo te ne far accorgere il figlio di Indra, Arjuna, che  l'unico veramente invincibile in questo mondo."
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Sebbene si sentisse punto da quelle parole, Karna non rispose. E intanto che il carro del grande guerriero guizzava nel mezzo delle file nemiche mietendo migliaia di vittime, nel tentativo di sminuirgli l'entusiasmo, Shalya continuava a criticarlo prendendo spunto dalle minime cose. Pur dolorosamente ferito da quelle parole crudeli, il figlio di Surya continu la sua folle corsa volta alla ricerca di Arjuna, e nessuno riusciva neanche a farlo rallentare.
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L'unico che lo tenne impegnato per qualche istante fu Bhima, ma poi Karna pass oltre, creando un vero e proprio solco nelle file nemiche. Vistosi sorpassare, il Pandava ferm allora Satyasena, uno dei figli di Karna che aveva il compito di proteggere il padre dagli attacchi laterali. In seguito a un aspro duello il giovane cadde, ferito mortalmente.
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Dopo aver superato l'ostacolo rappresentato da Bhima, Karna si imbatt in Yudhisthira e lo sfid. Il re gareggi con valore, ma poi anche lui dovette cedere a quella forza incontenibile e, graziato dal nemico, si ritir dal combattimento per farsi curare le ferite.
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Ad ogni modo la scena non era passata inosservata a Bhima che da lontano aveva visto il fratello maggiore alla merc di Karna. Una rabbia tremenda gli invase il cuore e, ruggendo in maniera impressionante, si precipit contro quella che era sempre stata l'anima nera di Duryodhana; l'attacco di Bhima ebbe effetti disastrosi: in pochi secondi il carro e tutte le armi di Karna furono distrutte, e i suoi cavalli abbattuti.
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Travolto da quella furia disumana, Karna giacque al terreno privo di sensi. Ma nel momento in cui Bhima sollevava la mazza e, gridando come un ossesso, si accingeva a finirlo, Shalya lo ferm.
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"No, Bhima, non farlo. Ricordati che Arjuna ha giurato di ucciderlo. Non rendere vana la promessa di tuo fratello." A quelle parole Bhima si ferm e si guard intorno, cercando qualcuno su cui sfogare la furia repressa; e proprio allora alcuni dei figli di Dritarashtra stavano accorrendo per aiutare il loro generale.
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Leccandosi i baffi con un'espressione deliziata sul volto, Bhima non perse tempo: sollev l'enorme mazza sopra la testa e si scagli nel mucchio. Quando riemerse si era lasciato dietro dieci cadaveri. Ma la rabbia di Bhima non era affatto placata. Di nuovo cerc con lo sguardo altre vittime, stringendo l'arma insanguinata fino quasi a spezzarla.
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Nel frattempo, gravemente ferito da Karna, Yudhisthira si era ritirato nella sua tenda per sottoporsi alle cure dei medici. Ma mentre giaceva sul letto non riusciva a darsi pace pensando al terribile nemico e ad Arjuna che presto avrebbe dovuto incontrarlo.
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Arjuna, nello stesso momento, non vedendo il fratello sul campo di battaglia, andava chiedendo dove fosse. Gli dissero che il re si era ritirato nella sua tenda.
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"Krishna, amico mio, desidero andare a trovare Yudhisthira. Sicuramente  stato ferito da Karna e voglio sapere come sta." Cos, quando vide il fratello maggiore in quello stato, giur solennemente che il sole non sarebbe tramontato senza aver visto morto il loro pi grande nemico. Torn sul campo di battaglia, fra le devastate file dei suoi soldati.
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128. La tragica fine di Dusshasana.
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E in mezzo a un terribile tumulto, in lontananza Arjuna vide Karna. "Eccolo l," disse a Krishna, "l'ultimo dei nostri incubi. Morto lui la vittoria sar nostra. Dirigi i cavalli in quella direzione."
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Sentendo le grida di Hanuman e il rumore inconfondibile del carro e di Gandiva, Karna si gir e vide il Pandava avvicinarsi. E si prepar alla lotta senza timore alcuno e con tanta fermezza da strappare a Shalya per la prima volta parole di viva ammirazione.
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Ma Duryodhana non si sent affatto tranquillo allorch vide Arjuna nei pressi dell'amico. E chiam a s Dusshasana. "Fratello, vedo Arjuna infuriato per le ferite che Karna ha inflitto a Yudhisthira. Quando nostro cugino si trova in questo stato diventa pericoloso. Prendi con te i rinforzi e corri ad aiutare il nostro generale."
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Tuttavia l'arrivo di Dusshasana e dei suoi fratelli non fece altro che causare una mischia furibonda nella quale i due antagonisti avevano difficolt a combattersi; ma non per questo riuscirono ad allontanare Arjuna, piuttosto avvantaggiarono Bhima, maestro nei combattimenti di mischia.
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Accortosi infatti di quest'altro gruppo dei suoi cugini, guidato stavolta da Dusshasana, la sua furia giunse a vertici ossessivi. Spronati i cavalli al massimo della loro velocit, piomb nel gruppo dei Kurava. Si trov subito a pochi metri da Dusshasana.
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"Cugino, dove corri? Io sono qua,  con me che devi combattere, non con mio fratello, che non ti ha ucciso solo per rispetto verso il mio giuramento. Noi abbiamo un conto aperto, non l'avrai dimenticato, spero. In tutti questi giorni ti ho cercato continuamente, ma tu mi hai sistematicamente evitato. E ora come farai a fuggire? E' arrivato il momento che aspettavo da anni. Quando, come un vile mandriano, trascinasti per i capelli mia moglie Draupadi nella sala delle riunioni e davanti a tutti la scalciasti, chiamandola con appellativi offensivi e poi cercasti di spogliarla, io giurai che l'avresti scontata caramente.
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Forse tu lo hai dimenticato, ma io no. Ricordi cosa giurai in quel giorno maledetto? che ti avrei ucciso e avrei bevuto il sangue del tuo cuore. Gli kshatriya che non mantengono le loro promesse mai ottengono i pianeti celesti; e oggi stesso io li conquister con pieno merito."
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"Non parlare tanto, tu," rispose l'insolente Dusshasana, "il tuo scopo deve ancora essere raggiunto. Forse sarai proprio tu invece a mordere la polvere, abbattuto dalle mie frecce."
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A quel punto la furia e l'immenso desiderio di vendetta che aveva represso per tanti anni esplosero con una violenza inaudita: la forza centuplicata, Bhima fece roteare la sua mazza come un vortice e scagliandosi contro il carro del nemico gli abbatt i cavalli.
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Era una scena terribile: Bhima splendeva e fumava come il fuoco della dissoluzione dell'universo, e le vibrazioni tutt'intorno a lui facevano battere forte il cuore anche ai pi coraggiosi. In un batter d'occhio gli fece a pezzi il carro, distruggendolo completamente; travolto, Dusshasana cadde al suolo, stordito.
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Veloce come un leone che sa di avere oramai conquistato la sua preda, Bhima gli fu sopra. Nessuno ignorava il suo feroce voto, e tutti si fermarono ad osservare la scena col fiato sospeso. Non lontano da l, anche Duryodhana guardava impotente. E il Pandava, con il nemico serrato tra le possenti mani, lo vide.
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"Guarda, Duryodhana, guarda bene," gli grid con la sua voce profonda. "Sicuramente non sarai anche tu diventato smemorato. E allora guarda il tuo pi caro fratello mentre muore. E cerca di impedirlo, se puoi."
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Detto ci, alz Dusshasana in alto, sopra la testa, poi lo scaravent in terra; e mentre questi era ancora vivo gli strapp senza l'aiuto di nessuna arma il braccio destro dal corpo. La sua furia esplose pi che mai.
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"Duryodhana, stai guardando?" rugg infuriato, gettando in direzione dell'esterrefatto Kurava l'arto ancora sanguinante. "Ecco, met del mio voto  stato assolto, il braccio che ha trascinato Draupadi  stato punito proprio come avevo promesso. Ora far il resto."
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E con un colpo di spada apr il petto di Dusshasana ormai agonizzante, gli divelse il cuore e ne bevve il sangue caldo. Alla vista del sangue che gli scendeva dalle guance fino a inzuppargli l'intera armatura, tutti, amici e nemici, provarono un vivo senso di terrore.
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Quando infine s'accorse che la vittima era spirata, Bhima lanci un vero e proprio ruggito di vittoria. "E' gi tutto finito? Dusshasana, puoi ringraziare la morte che ti ha protetto portandoti via. Ora come sfogher la mia rabbia?"
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Poi, con quel cuore ancora sanguinante fra le mani, danz in estasi, gridando il nome di Draupadi. Era una visione incredibile: mai si era vista tanta ferocia. Duryodhana, sconvolto, si appoggi all'asta della bandiera del carro per non svenire; quello che aveva visto era orribile.
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129. Il duello fra Arjuna e Karna.
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Per qualche istante tutti erano rimasti pietrificati da quella scena di inaudita violenza, nessuno si era mosso. Poi Vrishasena, colto da un raptus di rabbia, gridando minacciosamente, si lanci verso Bhima. Ma prima che potesse avvicinarsi troppo, Arjuna lo intercett e dopo un duello lo uccise, come aveva giurato. Karna aveva visto il figlio morire, ma non era riuscito a fare nulla per lui, tanto repentina era stata la cosa.
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Versando lacrime amare parl a Shalya. "Anche quest'altro figlio, dopo tanti parenti e amici. Dopo quest'ennesima tragedia come posso io desiderare di vivere in un mondo abitato da Arjuna? Amico mio, io lo prometto: oggi stesso uno di noi due dovr morire."
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I due pi grandi arcieri del mondo si ritrovarono di fronte. Dopo uno scambio di parole aspre, quel duello tanto atteso ebbe inizio. Fu allora che Asvatthama corse da Duryodhana, e lo trov ancora in preda alla disperazione pi nera per la morte orrenda del suo pi caro fratello.
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"Ferma questa guerra," gli intim il brahmana, "o presto nessuno di noi rimarr pi in vita. Hai constatato anche tu quanta furia c'era in Bhima mentre uccideva Dusshasana, e hai anche visto morire tanti guerrieri considerati invincibili. Se mio padre e Bhishma e tanti altri sono caduti, come puoi sperare tu di batterli? Devi convincerti: i Pandava sono pi forti. In questo momento Karna sta affrontando Arjuna e presto anche lui giacer a terra senza vita. Poni fine a questa guerra, dunque, e risparmia delle vite umane."
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Duryodhana riflett qualche istante, poi disse: "Troppo sangue e troppo livore sono scorsi, e questo fiume non pu pi essere fermato. Forse se avessi realizzato tale verit qualche giorno fa sarebbe stato possibile, ma oramai non si pu pi. Loro non ci perdoneranno mai la morte di Abhimanyu, cos come io non riuscir mai a dimenticare la morte di Dusshasana. Oramai quest'inondazione di odio pu essere arrestata solo dalla mia morte o da quella loro."
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Intanto Karna e Arjuna continuavano il loro duello. A un certo punto cominciarono ad usare armi divine, e purtroppo gli effetti si propagarono indiscriminatamente sui soldati comuni, che non poterono fare altro che fuggire. Bhima si affianc al fratello.
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"Arjuna, i nostri guerrieri non possono sopportare il peso delle armi divine di Karna. Devi ucciderlo subito. Perch non lo fai? Se hai qualche ragione dilla, e me ne occuper io stesso, come avrei potuto gi in altre occasioni. Per quel maledetto deve essere fermato subito."
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Fu Krishna ad incoraggiare il Pandava raccontandogli una storia che lo riguardava. "Arjuna, tu non lo ricordi, ma nella vita precedente noi due eravamo i saggi Nara e Narayana e vivevamo pacificamente sulle pendici himalayane. Un giorno pass nei pressi del nostro eremo il re Dambodbhava; dopo un p tra di voi nacque uno screzio che vi port a combattere un feroce duello e, infine, tu lo uccidesti usando il brahmastra. Il tuo nemico di oggi  quel re reincarnato, e puoi ucciderlo ancora usando la stessa arma. Non tardare, fallo al pi presto."
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Per grazia del Signore, Arjuna ricord chiaramente tutti gli avvenimenti della sua vita precedente e la storia della sua inimicizia con Dambodbhava. Allora raddoppi i suoi sforzi e press duramente Karna, mettendolo in seria difficolt.
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Intanto Yudhisthira, ancora malfermo per le gravi ferite subite, quando gli dissero che il grande duello era cominciato, non volle sentire ragioni e si alz. Non resisteva all'ansia di sapere che Arjuna fosse di fronte al quel nemico tanto temuto; voleva vedere di persona l'evolversi della vicenda.
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Intanto nel cielo si erano addensate grandi nuvole che i Deva affollarono per osservare il combattimento; tra di loro c'erano anche Indra e Surya, venuti ad incitare i rispettivi figli.
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La battaglia era grandiosa: l'abilit e la rabbia profusa dai due in quella circostanza non si era mai vista in questo mondo. Era uno spettacolo fantastico.
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130. La caduta di Karna.
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Scomparso sotto una cascata di frecce infuocate, Karna era riuscito miracolosamente a riemergere facendo esplodere ognuna di quelle migliaia di frecce con altrettante delle sue.
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Sprigionando vampate di fuoco, le armi si scontravano fra loro provocando suoni tumultuosi, mentre i carri sembravano danzare sul campo di battaglia. E in mezzo a quell'inferno, i due aiutanti di Karna fuggirono terrorizzati, scatenando la furia di Duryodhana.
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Karna non pensava ad altro che alla shakti. "Se solo in questo momento l'avessi con me, il pi caro sogno della mia vita sarebbe realizzato, oramai. Ma non ce l'ho. Krishna me l'ha tolta, mandandomi contro quel rakshasa." Per era in possesso di un'altra arma celestiale che non aveva ancora usato, la nagastra. Realizz che era giunto il momento di servirsene. Con cura e devozione la estrasse dalla cassa profumata in cui era riposta, la pose sull'arco e mir al collo di Arjuna.
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"Non mirare al collo," gli disse Shalya, "mira al petto: cos hai minore possibilit di sbagliare." "Un vero arciere non cambia mai la mira, una volta decisa la traiettoria," rispose con sdegno Karna.
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A quelle parole ammirevoli, lasci andare la freccia, che guizz sprigionando scintille verso Arjuna con la velocit del vento. Vedendo liberato il nagastra, tutti pensarono che il Pandava poteva considerarsi gi morto. Ma Krishna si era accorto per primo di quel grave pericolo e subito si adoper per salvare l'amico.
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Vedendo che la traiettoria era abbastanza alta, aument il peso del proprio corpo, e il carro sprofond nella melma per alcuni centimetri: in tal modo il bersaglio era stato spostato: la freccia colp la corona di diamanti che Arjuna portava sul capo. L'aveva ricevuta da Indra quando era stato a Svarga e per questo era chiamato anche Kiriti. Il nagastra e la corona caddero entrambi a terra.
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Vista fallire anche quell'arma, Karna pens che oramai era finita. La vittoria sarebbe rimasta un sogno. E mentre il duello continuava, pi terribile che mai, una ruota del carro gli si impantan nella melma e il movimento si fece sempre meno agile e veloce. Shalya era sorpreso. In quell'attimo, come un lampo, nella mente di Karna si riaffacci un ricordo. Quando il brahmana a cui per errore aveva ucciso la mucca, lo aveva maledetto.
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"Nel momento in cui sul campo di battaglia incontrerai il tuo nemico, le ruote del tuo carro verranno risucchiate dal fango e non riuscirai a districarle."
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Il carro era oramai quasi fermo. Un panico incontrollabile lo colse; cerc di invocare il brahmastra, ma nella sua mente s'era fatto il buio totale. Non riusciva a ricordare i mantra necessari.
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E altre parole, quelle del suo guru, gli tornarono alla memoria: "Poich tu mi hai ingannato, quando avrai maggiore necessit delle armi che ti ho insegnato ad usare, cadrai nell'oblio pi totale, e non riuscirai a servirtene."
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Accortosi che l'avversario si trovava in chiara difficolt con il carro che si muoveva lentamente, Arjuna gli si avvicin e lo attacc pi da vicino, tagliandogli le corde degli archi pi velocemente di quanto Karna stesso riuscisse a metterne.
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La furia del figlio segreto di Surya esplose; dopo aver lanciato contro il nemico una fitta pioggia di frecce, salt gi dal carro e con tutte le sue forze cerc di sollevare le ruote dalla morsa avvinghiante del terreno. Ma inutilmente. La maledizione del brahmana sembrava pi forte di qualsiasi energia fisica.
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E Arjuna vide il suo acerrimo nemico in condizioni disperate e si decise ad ucciderlo. Fissata una grossa freccia sull'arco, cominci a recitare con devozione i mantra per chiamare la rudrastra. E questa, sprigionando fiamme, apparve attorno al suo arco.
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Karna lo aveva udito invocare l'arma divina ed era stato colto dal panico. "Arjuna, non vorrai colpire un nemico disarmato e senza carro. Aspetta che io sollevi la ruota e riprenda il mio posto e poi continueremo il nostro duello lealmente."
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Krishna rise fragorosamente. "Adesso parli di lealt, di rettitudine," gli disse a voce alta. "Queste parole a sentirle dalla tua bocca suonano strane. Quante regole del dharma tu e il tuo degno amico Duryodhana avete trasgredito in questi anni? Centinaia. E per ultimo, cosa avete fatto al giovane Abhimanyu appena pochi giorni fa? Ora vieni a pretendere onest da suo padre solo per poterti salvare la vita? Dovresti vergognarti."
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Radheya, spaventato, prese il suo arco e continu il combattimento da terra. Ma la freccia caricata col mantra di Rudra part da Gandiva e in un lampo raggiunse il suo collo.
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La testa adornata da lunghi capelli biondi cadde al terreno; l'anima lucente di Karna fu vista dirigersi verso l'alto. E nel momento in cui egli moriva, in cielo il sole non sembr pi lo stesso, era come impallidito: il suo figlio prediletto era caduto.
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131. Duryodhana e il segreto di Karna.
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I soldati Kurava, che avevano subito il trauma di vedere abbattuti ben tre comandanti in diciassette giorni, si erano ritirati disordinatamente. Shalya fu tra gli ultimi a tornare all'accampamento, guidando un carro privo del suo guerriero.
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Trov un Duryodhana disperato, che non riusciva a darsi pace. Oramai questo stato d'animo del sovrano Kurava continuava dal primo giorno di quella guerra dall'esito scontato. Gliel'avevano detto proprio tutti, gli uomini pi esperti e intelligenti che si conoscevano: Vyasa, Bhishma, Drona, e quanti altri!
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Tutti gli avevano detto di fare pace con i figli di Pandu, ch erano pi forti e sicuramente lo avrebbero sconfitto. Quelle parole risuonavano ora come una maledizione che aveva pesato sul suo capo per tanti anni. Ma tuttora gli riusciva impossibile accettare la verit di una superiorit oramai indiscutibile, ancora proferiva minacce contro di loro.
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Nessuno riusc a consolarlo per la morte del suo pi caro amico. Era naturale che nell'accampamento dei Pandava si respirasse ben altra atmosfera: ci si congratulava con i vincitori, con Arjuna, con Krishna e anche con Bhima, che aveva reso agevole il compito del fratello minore.
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Krishna era raggiante. "Yudhisthira, ora che Karna  morto, non esiste alcun dubbio: la vittoria  nostra. Giustizia  stata fatta, mancano solo pochi nomi all'appello e presto anche queste persone pagheranno per tanta empiet. Il mondo, come di diritto,  tuo: governalo con rettitudine," disse.
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"O Krishna, amico nostro," rispose Yudhisthira. "Non riesco ancora a credere che il figlio del suta non rappresenti pi una minaccia. Nessuno pu capire quanto abbia avvelenato le mie notti per tutti questi anni. Ora che  caduto mi sembra quasi impossibile. Andiamo sul campo, voglio vedere il suo corpo, cos da sentirmi pi sicuro."
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I Pandava tornarono sullo scenario dell'ultimo duello e quando videro il corpo decapitato fecero festa. Passarono le ore.
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Duryodhana non riusciva a dormire, non poteva pensare ad altro che a Karna, a quel caro amico morto per colpa sua, e cercava il modo per approdare a un p di sollievo dalla feroce ansiet che gli divorava il cuore. Infine realizz che l'unico da cui sarebbe potuto accorrere era Bhishma, che ancora giaceva sul suo letto di frecce, aspettando il momento pi propizio per morire.
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Questi ebbe per lui parole di consolazione, ricordandogli che Karna era morto con onore, da perfetto kshatriya. A quel discorso Duryodhana, che ancora ignorava il mistero della sua nascita, si insospett.
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"Hai detto come uno kshatriya. Allora tu sai. Lui non era il figlio di un suta, ma di uno kshatriya. Ora che  morto, chiariscimi questo mistero."
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Bhishma esit un poco, poi non vide ragione di tacere. "Egli era il primo figlio di Kunti, avuto dall'unione con Surya prima del suo matrimonio con Pandu. Era un Pandava, addirittura il maggiore di loro, l'erede naturale al trono. E lo sapeva."
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Bhishma raccont nei dettagli la storia della nascita di Karna. Ma quella notizia non risollev affatto il morale di Duryodhana, al contrario lo demol ancora di pi.Torn alla tenda sconsolato.
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Libro 9. SHALYA PARVA.
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132. Shalya nominato comandante.
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Era trascorso solo un giorno quando il giusto Sanjaya, il discepolo di Vyasa, torn nuovamente da Kurukshetra. E Dritarashtra, studiando la sua espressione, cap che tutto era finito, che Duryodhana e gli altri figli erano morti e il suo esercito era stato definitivamente devastato dalla forza dei nemici. Cos ci che Sanjaya gli raccont non fu affatto una sorpresa.
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"O re, il prode Shalya, investito della carica di generalissimo dopo la caduta di Karna,  morto verso la met della giornata, e anche Shakuni e suo figlio Uluka. I tuoi figli sono stati sterminati, e fino al tardo pomeriggio l'unico rimasto in vita era il tuo primogenito, Duryodhana. Tuttavia anch'egli, ora, giace al suolo senza pi vita, mortalmente ferito dalla mazza poderosa di Bhima. Tutto si  concluso, o re, i Pandava hanno vinto."
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Dritarashtra pianse lacrime amare, e svenne. Vidura arriv e subito gli fu vicino, proferendo frasi colme di saggezza. Riacquistati i sensi, il re disse: "Sanjaya, anche se conosco gi l'esito infausto di quest'ultimo giorno di guerra, narrami tutto nei particolari, cosicch io sappia come mio figlio e tutti gli altri sono stati colpiti dalla mano del Destino che in questa circostanza ha voluto prendere le sembianze dei figli di Pandu e dei loro alleati."
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E Sanjaya inizi a raccontare. Alle prime luci del'alba, di fronte allo sterminato teatro del pi grande massacro che la storia dell'umanit abbia mai conosciuto, l'anziano e virtuoso Kripa preg Duryodhana di capitolare e fermare la strage. Oramai la vittoria era impossibile e tutti lo sapevano bene.
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"Ieri Asvatthama mi ha chiesto la stessa cosa," rispose questi con tono dimesso, "ma non posso arrendermi. Non pi. Se lo facessi ora direbbero che ho agito cos solo per salvare la mia vita, proprio io che ho causato la morte dei miei fratelli e dei miei amici.
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No. In ogni caso  solo questione di tempo e poi tutti coloro che nascono in questo mondo sono destinati a morire; dunque la morte non deve spaventare un uomo che abbia la minima conoscenza delle verit della vita. E giacch devo lasciare questo corpo, dopo ci che  successo preferisco farlo combattendo."
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Mentre i soldati svolgevano le loro devozioni mattutine, Duryodhana chiese ad Asvatthama di assumere il comando di ci che rimaneva dell'esercito.
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"Ti ringrazio della fiducia" ribatt il figlio di Drona. "E' la seconda volta che mi offri di guidare le tue truppe, ma preferisco risponderti allo stesso modo. Io non credo di essere la persona pi indicata, sono convinto invece che il potente ed esperto Shalya potrebbe ancora sovvertire le sorti di un confronto finora sfavorevoli per noi. Chiedi dunque a lui di portare alla battaglia i tuoi soldati."
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Cos Shalya fu nominato quarto generale dell'esercito dei Kurava: e subito innumerevoli strumenti musicali, quali trombe, conchiglie e corni, provocarono un suono simile a un poderoso tuono che fin con l'arrivare alle orecchie di Yudhisthira.
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"Questo entusiasmo da parte dei Kurava pu significare una sola cosa: Duryodhana ha nominato il nuovo comandante. Sono certo che nostro zio Shalya sar il nuovo nemico da affrontare; nessuno pi di lui  in grado di guidare ci che rimane delle truppe nemiche. Dovremo prepararci a una dura prova."
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133. Il diciottesimo giorno.
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Shalya analizz attentamente le sue forze e quelle soverchianti degli avversari, poi decise di non separare le sue truppe e di giocare il tutto per tutto attaccando frontalmente. Personalmente stazionato in testa alle milizie, il re di Madra dette il segnale di attacco.
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Avendo studiato la disposizione dei Kurava, Drishtadyumna invece divise l'armata in tre tronconi, ed ordin di caricare contemporaneamente il nemico di fronte e sui due lati.
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E il diciottesimo giorno della guerra di Kurukshetra cominci. Yudhisthira e Bhima attaccarono direttamente Shalya, il quale ricevette i due fratelli senza alcun timore e, anzi, li affront apertamente. Bhima gli si era posto di fronte con la mazza nella mano, allorch Shalya scese dal carro e lo sfid a piedi: lo scontro fisico fra i due possenti corpi risult grandioso, e il duello degno della loro fama; ma fu il Pandava ad avere la meglio.
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Kripa accorse in grande fretta, e port via dal campo il ferito. In pochi minuti Shalya si era gi rimesso in sesto e pot tornare a combattere, calando come una furia scatenata sui nemici e seminando un vivo terrore. Ma oramai i Pandava erano ansiosi di far terminare quella grande carneficina e Yudhisthira, aiutato da Satyaki e da Drishtadyumna, lo affront, sicuro che morto Shalya, di fatto la battaglia sarebbe terminata.E cos fu.
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Centrato da una grossa lancia che era stata scagliata con furore dal primo dei Pandava, col cuore trafitto, il grande Shalya, tanto amato dai suoi nipoti, cadeva morto al terreno con le braccia spalancate. Eppure, nonostante il panico causato dalla fine di Shalya, il combattimento non si interruppe. Duryodhana incitava tutti alla guerra, alla vendetta.
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"Non preoccupatevi per le vostre vite," diceva. "L'anima  eterna e nessuna arma pu distruggerla. E chi muore combattendo valorosamente sul campo di battaglia raggiunge i pianeti celesti, mentre a chi si comporti da vile, al momento della morte tali delizie saranno rifiutate. Battetevi, possiamo ancora vincere."
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Spronati da quelle parole, nessuno si ritir. E in quell'immenso cimitero la mischia divenne furibonda. La polvere si alzava fino al cielo e accecava i guerrieri. Quel giorno Duryodhana stesso combatt bravamente, ma non pot proteggere i suoi fratelli da Bhima; lasciato per ultimo il prode Sudarshana, il Pandava fin di sterminare tutti i figli di Dritarashtra. Il suo voto era quasi stato assolto. Era ebbro di gioia.
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"Ne ho uccisi novantanove," grid, improvvisando una specie di danza, "ne manca solo uno, manca solo il peccatore principale, manca solo Duryodhana. E tra un p anche lui assagger la mia deliziosa mazza."
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Il campo non pi affollato come nei primi giorni, Arjuna imperversava senza pi ostacoli, seminando morte e terrore. In quelle condizioni era impossibile contrastarlo. Non lontano, Shakuni lottava valorosamente a fianco dell'ultimo figlio rimastogli, Uluka. Ma presto, durante uno scontro con Nakula, vide morire anche quest'ultimo.
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E neanche il tempo di piangere su quella disgrazia che il rabbioso Sahadeva, memore del suo giuramento, lo uccideva. Per Duryodhana le ultime speranze svanirono con Shakuni. Per un momento si ferm e si guard attorno con profonda ansiet, con le lacrime agli occhi: solo allora realizz veramente che aveva perso la guerra, che era rimasto praticamente solo, senza gli amici pi intimi, senza i suoi stessi fratelli.
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Degli 11 akshauhini di cui disponeva diciotto giorni prima, gli erano rimasti solo 200 carri, 500 cavalli, 100 elefanti e 3000 soldati: niente per i grandi eroi Pandava.
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Infatti fu questione di istanti, e Arjuna, Bhima, Satyaki e tutti gli altri calarono sui soldati spaventati; l'effetto fu simile a un'esplosione nucleare. Il silenzio divenne totale. Erano rimasti in quattro: Duryodhana, Kripa, Asvatthama e Kritavarma.
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134. Duryodhana si immerge nel lago.
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In quegli ultimi momenti, Duryodhana si trovava lontano dal luogo degli scontri quando da un'altura gli si prospett la piana di Kurukshetra, interamente ricoperta di un impressionante strato di cadaveri e detriti.
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In quel momento ricord le parole di Vidura: "Tu sarai la causa della distruzione dell'intera razza kshatriya," e la sua mente vacill. In preda ai rimorsi e ai pi neri pensieri, ricord Karna, Dusshasana, Vikarna e tutti gli altri amici e parenti che ora giacevano senza vita in chiss quale punto del campo. E prese a vagare senza meta nei dintorni, sofferente nell'anima e nel corpo.
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Poi anche il suo cavallo stramazz al suolo; le sue ferite erano state cos gravi e numerose che era gi un miracolo che fosse vissuto fino a quel giorno. Il Kurava si sent ancora pi solo. Cammin per ore, torturato dal dolore fisico delle ferite che gli bruciavano e dagli spasimi della mente che non lo lasciavano in pace un solo istante.
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Ad un tratto si imbatt in un lago fresco e placido e pens che avrebbe potuto ristorarsi prima di riprendere il combattimento e morire da soldato. Avvezzo ai pi grandi lussi, ora per riposarsi aveva solo le acque di un lago; abituato ad avere ogni cosa di cui abbisognasse, ora con s aveva solo la sua mazza.
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Mentre stava per immergersi nelle acque, vide Sanjaya venire verso di lui e lo aspett. "E' un piacere vederti ancora vivo," disse il brahmana. "Quali sono ora le tue intenzioni? c' qualcosa che posso fare per te?"
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"S. Torna da mio padre e digli che gli chiedo perdono per tutti gli errori che ho commesso. Raccontagli ci che  successo ed anche che ora io entrer in questo lago per riprendere le forze, dopodich torner a combattere contro i miei nemici. Digli addio da parte mia, perch  certo che non ci rivedremo pi."
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Dopo averlo salutato, Sanjaya sal sul carro e corse verso Hastinapura. Per la strada incontr gli altri tre sopravvissuti. "Sanjaya, dove stai andando di cos gran carriera? Noi stiamo cercando Duryodhana e non riusciamo a trovarlo. Sai forse dove  andato?"
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"Sto andando ad Hastinapura, come il nostro re mi ha chiesto. Egli si  immerso nelle acque del lago Dvaipayana, allo scopo di curare le sue ferite. Dopodich vuole riprendere il combattimento. Andate da lui."
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Kripa, Asvatthama e Kritavarma erano diretti verso il lago, quando intravidero i Pandava e i loro alleati che evidentemente cercavano Duryodhana. A quel punto decisero che avrebbero fatto bene ad aspettare il pomeriggio.
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Quando furono arrivati nel posto indicato loro da Sanjaya, chiamarono Duryodhana. "O discendente di Kuru, o Bharata," disse Asvatthama, "emergi dalle acque e torna a combattere con noi. Non temere un'ennesima sconfitta, perch noi quattro uniti insieme possiamo distruggere i Pandava e i loro alleati. Hai la nostra parola d'onore: noi lotteremo insieme a te fino alla morte."
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Dalle profondit del lago, Duryodhana rispose. "Non pensate che mi sono immerso in queste acque per paura; io l'ho fatto solo per lenire il dolore delle mie piaghe. Appena mi sentir meglio, torner sul campo di battaglia."
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Mentre i tre parlavano dalla riva e il Kurava rispondeva da dentro le acque, dei cacciatori che passavano di l per caso assistettero alla scena e, sperando in una ricompensa, andarono a riferire ogni cosa ai Pandava.
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A quella notizia, Bhima divent ebbro di gioia. "Ecco dove si  nascosto quel vigliacco," grid. "Sono ore che lo cerchiamo dappertutto e non riuscivamo a trovarlo. Amici, le tenebre non sono ancora calate, corriamo a Dvaipayana e facciamo giustizia."
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I Pandava, accompagnati dagli alleati e dalle truppe, partirono immediatamente e in poco tempo arrivarono al lago. Messi in allarme dal rumore dei cavalli e dei carri che si avvicinavano, Asvatthama, Kripa e Kritavarma si allarmarono e il loro coraggio venne meno.
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"Duryodhana, i Pandava stanno arrivando. Ti hanno trovato. Noi siamo stanchi e feriti, e non ce la sentiamo di riprendere subito il combattimento. Vogliamo andare a nasconderci."
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"Andate pure. Non preoccupatevi per me. Dai miei amici ho gi avuto anche troppo." Celati dietro un gigantesco albero banyano, i tre si disposero in modo da poter vedere cosa sarebbe successo.
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135. Preparativi del duello finale.
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Giunti sul posto, i guerrieri scesero dalle cavalcature e Yudhisthira si avvicin alla riva, chiamando Duryodhana a voce alta.
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"Cugino, cosa fai l? dov' finita la tua arroganza? non sei pi tanto sicuro delle tue capacit, ora? dicevi che in battaglia ci avresti sconfitti senza difficolt, ma che ne  del trionfo di cui eri tanto convinto? Vedo che ti sei nascosto. Non hai proprio nessuna dignit: dopo aver causato la morte di tutti gli kshatriya della Terra, con quale coscienza speri di salvare la tua inutile vita? Esci e combatti da uomo."
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"Ti sbagli se pensi che sono entrato in questo lago per paura di voi," rispose questi. "Il mio corpo era coperto di ferite e bruciava come se fossi stato avvolto dalle fiamme; per questo sono qui. Ma domani stesso intendo riprendere il combattimento."
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"Noi ti vogliamo subito," grid Yudhisthira, con una furia insospettabile in una persona di solito cos controllata. "I milioni di morti non hanno avuto il lusso di perdere la vita quando volevano, e la maggior parte non era neanche colpevole di nulla. E ora tocca a te morire. Esci subito, se hai un minimo di dignit."
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"Non devi pi combattere, Yudhisthira, il regno  tuo: goditelo. Io preferisco starmene nella foresta come un eremita piuttosto che vivere senza i miei fratelli e i miei amici."
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Queste parole fecero infuriare Yudhisthira ancora di pi. "Tu ci permetti di prendere possesso del regno? cosa dici? Il regno noi l'abbiamo conquistato con la forza delle armi e non certo per tua concessione, come pi volte ti abbiamo pregato di fare pur di evitare questa inutile carneficina. Ora non siamo venuti per chiederti la nostra parte di regno: noi vogliamo la tua vita."
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A quelle parole aspre e colme di rancore, Duryodhana, con la mazza fra le mani, sorse dalle acque del lago.
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Yudhisthira sorrise. "Sono contento di constatare che mio cugino non  diventato vigliacco d'un tratto. Dunque ti faccio una proposta: scegli di combattere contro uno di noi con qualsiasi arma tu desideri. Se vincerai potrai tenere il regno, se perderai avrai perso ogni cosa, compresa la vita."
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Tutti guardarono il Pandava con stupore: che proposta era quella? Con la mazza Duryodhana era un grande combattente e invitarlo a battersi in quel modo faceva venire in mente la sfida ai dadi che aveva causato tutte quelle sventure.
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I suoi amici divennero nervosi e qualcuno protest a voce alta. Ma in fondo Duryodhana era uno kshatriya nobile e ringrazi il cugino della generosa opportunit che gli era stata accordata.
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"Voglio combattere contro Bhima, con la mazza," disse a denti stretti. "Lui  l'assassino dei miei fratelli; quale migliore opportunit di avere vendetta?"
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Il Pandava, ringhiante come un lupo affamato, si fece avanti, con l'aria di chi voglia distruggere il mondo intero. I due si prepararono accuratamente.
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Tuttavia proprio nel momento in cui stavano per iniziare, di ritorno dal suo tirtha-yatra, arriv Balarama. I due lo salutarono con rispetto: era stato proprio lui il loro insegnante in quella particolare disciplina marziale.
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Guardandosi intorno, il nobile fratello di Krishna non ci mise molto a capire che quello che stava per iniziare sarebbe stato il duello decisivo.

"Sono appena tornato da un lungo pellegrinaggio, durante il quale ho visitato molti dei luoghi pi santi di Bharata-varsha," disse. "Durante il viaggio ho incontrato persone pie ed ho gustato la vita pacifica e meditativa delle foreste. Purtroppo ora sto constatando con tristezza che gli uomini migliori del mondo si sono fatti trascinare dall'odio e dall'avidit, e si sono massacrati fra di loro.
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Addirittura i miei pi cari discepoli sono pronti ad uccidersi: tutto ci non  affatto virtuoso. Ma io so che a questo punto non intendete sentire ragioni e che volete regolare una volta per tutte le vostre vecchie questioni. Uno di voi due oggi dovr morire. Dunque, se proprio volete combattere, fatelo almeno in un luogo sacro, dove chi lascia il proprio corpo ottiene grande vantaggio spirituale."
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"Quale credi sia il posto migliore per questa sfida?" chiese Yudhisthira. "Non lontano da qui c' Samanta-panchaka, dove molto tempo fa Parashurama riun il sangue degli kshatriya empi. Chi vi muore ottiene la liberazione. Io consiglio che questa sfida fra Bhima e Duryodhana avvenga in quel luogo."
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In testa i due furenti guerrieri che stringevano con impazienza le loro armi, il drappello si incammin verso Samanta-panchaka.
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136. Duryodhana sconfitto.
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Davanti a una platea trepidante, il duello conclusivo della lunga e sanguinosa guerra di Kurukshetra cominci. Furono subito evidenti gli stili guerrieri che li caratterizzavano: i due si presentavano molto diversi l'uno dall'altro: Bhima ovviamente pi possente, Duryodhana pi abile e regale.
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Ambedue avevano avuto Balarama come maestro e studiato intensamente lo stesso numero di mesi, in teoria avevano le stesse possibilit di vittoria. I colpi che scagliavano erano di un vigore impressionante, cos come incredibili erano l'agilit e la destrezza con cui l'uno o l'altro paravano o schivavano le mosse dell'altro.
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Talvolta era Bhima a cadere in terra sotto i robusti colpi dell'avversario, altre volte Duryodhana, sanguinante e lacero, veniva a trovarsi in difficolt. Ma la cosa che apparve subito chiara fu che in definitiva Duryodhana non era la vittima predestinata che avrebbe dovuto soccombere in un nulla, schiacciata dalla forza devastante del Pandava.
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Anche Bhima se ne stup: non lo credeva cos abile. Era sempre stato certo che qualora si fosse trovato a combattere contro Duryodhana, lo avrebbe sconfitto con irrisoria facilit. Evidentemente si era sbagliato.
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"Secondo te chi fra i due  il migliore?" chiese Arjuna a Krishna. "Da ci che si  visto finora Duryodhana  senz'altro pi abile," rispose questi con una vena di rimprovero. "Questo duello non avrebbe mai dovuto avvenire. E' stato solo l'ennesimo gioco d'azzardo che tanto piace a tuo fratello."
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Arjuna era preoccupato. "Allora cosa possiamo fare per aiutare Bhima? Non sarebbe giusto perdere tutto ora che abbiamo vinto una guerra devastante, e che tanti bravi soldati sono morti proprio per portarci al trionfo."
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Krishna sorrise e ammicc. "Non c' nulla che possiamo fare. Bhima deve solo ricordare il suo giuramento e comportarsi come di dovere."
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Arjuna fece un cenno con la testa per mostrare che aveva capito, e a sua volta sorrise. Krishna aveva dato la soluzione. Il duello si protrasse per ore.
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I due si sentivano esausti; erano diciotto giorni che combattevano, ed entrambi avevano subito serie ferite. Il sangue scendeva copiosamente da molte parti dei loro corpi. Ad un tratto il Pandava sent dentro di s che l'ultima ora di Duryodhana era arrivata, e guard in direzione di Arjuna. Questi si diede uno schiaffo sul fianco.Bhima cap il messaggio.
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Fece la finta di voler scagliare un colpo contro il petto dell'avversario, che salt in alto per evitarlo, ma con una rapidissima inversione di movimenti il figlio di Vayu lo colp al fianco, in una zona del corpo solitamente proibita dalle regole dei duelli singoli.
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La mazza si abbatt contro il corpo di Duryodhana provocando il fragore di un tuono: con i fianchi spezzati, cadde nella polvere, ferito mortalmente. Dalla folla si alz un forte brusio; era stato un atto sleale.
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Nessuno festeggi quella vittoria. Ma Bhima non sembrava particolarmente preoccupato, n si rammaricava della maniera in cui l'aveva conseguita. Saltando dalla gioia, gridava "ce l'ho fatta, ce l'ho fatta!"
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"Maledetto della nostra razza," grid poi, "ricordi quando mostrasti la coscia a Draupadi, invitandola a venire con te? Allora io giurai che te l'avrei rotta con la mia mazza. Ora l'ho fatto. E ricordi che mentre io e i miei fratelli lasciavamo Hastinapura per andare in esilio voi, prendendovi gioco di me, sghignazzavate e mi chiamavate 'mucca, mucca'?
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Quella volta io pronunziai il voto che quando ti avessi sconfitto in duello e ti avessi avuto alla mia merc, avrei messo il mio piede sulla tua testa. E' l'ultimo giuramento che mi manca da assolvere, e ora 
lo far."
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E prima che Yudhisthira riuscisse in qualche modo a impedirglielo, Bhima spinse il possente piede sul capo del ferito, e glielo sprofond nella polvere.
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Intanto che Bhima veniva trascinato a forza da Arjuna e Satyaki, Yudhisthira si chin sul moribondo. "Duryodhana, perdona mio fratello per ci che ha fatto. Tu sei un Bharata, e devi comunque essere rispettato. Purtroppo a volte Bhima non riesce a controllare la sua furia."
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"No, non ce l'ho per questo," rispose il Kurava in un rantolo di dolore, "in fin dei conti io muoio e vado a Svarga, mentre lui dovr vivere ancora ed essere ricordato come una persona che ha vinto un duello in modo sleale."
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E in quel luogo, a Samanta-panchaka, mentre Bhima per nulla placato ancora scalciava per scagliarsi contro l'odiato nemico, e Duryodhana a terra sanguinava moribondo, e Yudhisthira chino chiedeva perdono, e tutti rimproveravano il figlio di Vayu per quell'atto, si avvertiva una pesante atmosfera di tragedia.
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D'un tratto dal gruppo dei guerrieri presenti, Balarama emerse con furia, brandendo minacciosamente la sua arma preferita. Intenzionato a fare giustizia sommaria, si precipit contro il reo digrignando i denti.
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"Tu hai trionfato in questo duello nella maniera pi empia e crudele che si possa immaginare, e in pi hai umiliato un mio discepolo ponendogli il piede sulla testa in un momento in cui non poteva pi difendersi. Il sangue di Duryodhana chiama il tuo e ora io ti uccider."
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Ma Krishna riusc a fermarlo e gli parl, ricordandogli tutti i torti commessi da Duryodhana. "Bhima ha agito cos perch aveva dei voti da assolvere. Un kshatriya che tralasci di adempiere ai propri doveri, non potr mai arrivare ai pianeti celesti. Per questa ragione io non sono stato contrario al suo comportamento. Egli va perdonato, in quanto troppo gravi sono state le angherie che i fratelli Pandava hanno dovuto subire a causa di Duryodhana."
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A quelle parole Balarama desistette dal proposito di combattere e si avvicin a Duryodhana. "Muori dignitosamente, o re. A differenza di Bhima, tu sarai ricordato come un buon combattente, mentre il suo ricordo sar sempre contraddistinto dalla macchia della slealt."
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E senza salutare i Pandava, Balarama mont sul carro e part in direzione di Dvaraka. Bhima era sconvolto dalle parole del suo maestro, e non riusciva a darsi pace.
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"Non preoccuparti," lo consol Krishna. "Conosco bene mio fratello, e so che col tempo si placher. Non angustiarti, goditi questa sfolgorante vittoria."
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Cos, tranquillizzato dalle parole di Krishna, Bhima si avvicin al fratello Yudhisthira a mani giunte. "Sconfiggendo il malvagio Duryodhana che presto morir, ho riconquistato il regno. Da oggi sei ancora l'imperatore del mondo, e potrai governare senza preoccupazioni, in quanto i tuoi nemici sono tutti morti. Con un re come te, nessuno conoscer pi la sofferenza, la fame e la degradazione di discendere in specie inferiori di vita. E per quanto riguarda qualsiasi errore io possa avere commesso, sappi che l'ho fatto ritenendo di essere nel giusto. Ti prego quindi di perdonarmi e di accordarmi le tue benedizioni."
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A quelle parole Yudhistira abbracci con grande trasporto e gioia il glorioso fratello, e a quel gesto tutti lanciarono alte grida, festeggiando cos la grande impresa di Bhima. Lasciato solo Duryodhana oramai morente, i Pandava e i loro alleati andarono via.
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EPILOGO.
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137. I festeggiamenti per la vittoria
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Ci furono momenti di grande giubilo quando i Pandava con Dristadyumna, Satyaki, Shikandi, i cinque figli di Draupadi e gli altri sopravvissuti al grande massacro, fecero ritorno all'accampamento. E dopo che tutti si furono cambiati i vestiti, lavati e riposati, montarono sulle rispettive cavalcature ed entrarono indisturbati negli accampamenti nemici, come era d'uso in quel tempo per i vincitori.
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Giunti davanti alla tenda di Duryodhana, Krishna guard l'amico e gli disse: "Arjuna, la vittoria  nostra. I nemici sono stati tutti sconfitti, ma i pericoli non sono ancora terminati. Ti prego, scendi dal carro e prendi con te Gandiva e le frecce."
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Senza chiedere spiegazioni per la strana richiesta e per il tono particolare con cui gli era stata rivolta, Arjuna fece come gli era stato detto. Appena fu sceso Krishna lo segu e in quel momento il grande Hanuman, che era stato sulla bandiera del Pandava fino ad allora, salt in cielo e scomparve. Coloro che si erano trovati ad assistere a tale prodigio stavano ancora commentandolo quando il carro che Agni aveva affidato ad Arjuna, all'improvviso, fu avvolto da voraci lingue di fuoco. .
In pochi istanti non rimaneva che un cumulo di cenere. Arjuna era stupefatto. "Cos' successo? perch il mio carro  stato preso in quel modo dalle fiamme? Cosa  stato a causarle?"
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"Non ti sei mai chiesto per quale ragione le potenti armi di Bhishma, di Drona e degli altri non ti abbiano distrutto?" rispose il divino Vasudeva. "Non sai che neanche gli stessi esseri celesti sarebbero stati in grado di resistere alla forza dei guerrieri che hai affrontato?
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Tu sei ancora vivo perch la mia presenza ti ha protetto. Avevi un compito da assolvere e questo ti ha reso invulnerabile. Ma appena lo scopo  stato raggiunto e io l'ho abbandonato, quelle armi, che attendevano di poter avere effetto, hanno distrutto il carro. E se tu vi fossi rimasto sopra, avresti fatto la stessa fine."
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In un lampo tutti compresero quanto fosse stata determinante la presenza di Krishna alla guida del carro di Arjuna. I festeggiamenti cominciarono: i corni, le conchiglie e altri fiati, accompagnati da differenti tipi di strumenti a percussione, suonarono senza interruzioni per ore. Si respirava un'atmosfera talmente carica di felicit che tutti presero a giocare e scherzare fra di loro.
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Krishna non era affatto contrario a quella festa, anzi ne fu contento perch voleva che si dimenticasse lo spiacevole incidente di Samanta-panchaka e le rudi parole di Balarama. Tuttavia qualcosa lo preoccupava ancora, ma nessuno ci fece caso.
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A notte inoltrata la festa termin e ognuno volle tornare alla propria tenda. Erano stati giorni tremendi, avevano molto sonno arretrato.
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"Yudhisthira," disse per Krishna, "lascia che altri tornino a riposare. Noi rimarremo qua, assieme ai tuoi fratelli e a Satyaki."
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Il figlio di Pandu non capiva esattamente il perch, ma dato che era abituato a seguire i consigli dell'amico accett la proposta. Le truppe, assaporando un riposo senza sveglia forzata, si incamminarono verso l'accampamento.
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138. Il massacro notturno.
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I Pandava si erano da poco allontanati dalla scena del duello fra Bhima e Duryodhana ed erano in pieno festeggiamento quando Sanjaya, tornato al lago, aveva trovato il re in terra, agonizzante, che tentava di difendersi dalle bestie feroci che volevano cibarsi delle sue carni.
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Vedendolo in quelle condizioni, nella polvere, che perdeva sangue da pi punti, e con i fianchi spezzati dalla gigantesca mazza di Bhima, Sanjaya pianse per lui.
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"Non dispiacerti per me," gli disse con un filo di voce il Kurava morente, "perch la mia morte  gloriosa, mentre la loro vittoria  infame." Poi svenne per l'intenso dolore.
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Nonostante tutto, il cuore di Duryodhana era ancora invaso da un odio profondo per i figli di Pandu. Sanjaya rimase con Duryodhana, mentre la notizia della sua caduta giungeva fino ad Hastinapura. I cittadini, che a parte la questione che riguardava i Pandava, non si erano mai dovuti lamentare del suo governo, vennero a porgere l'ultimo saluto al figlio di Dritarashtra. Nel frattempo anche Asvatthama, Kripa e Kritavarma erano arrivati sul luogo e si erano seduti accanto a lui.
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Duryodhana soffriva intensamente, le ferite erano molto profonde. Le persone l presenti furono prese da una rabbia incontrollabile. Specialmente Asvatthama, la cui furia si accese come il fuoco del sacrificio quando il purohita vi getta dentro il burro chiarificato. Trascinato dall'emozione, fece un voto che sembr a tutti un vero suicidio.
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"Stanotte stessa, lo giuro, anche se Krishna stesso dovesse essere presente, io sterminer i Panchala e i Pandava. Duryodhana, dammi il permesso di vendicarti." Nel sentire quelle parole, egli sorrise.
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"Asvatthama, ti ringrazio. Non sai quanto mi renda felice questo tuo proposito. Ti nomino comandante del mio esercito, anche se siete rimasti solo in tre. Trionfa tu laddove i pi grandi guerrieri del mondo non sono riusciti. In tal modo trasformerai questi dolori in delizie perpetue."
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Avendo soggiunto che non sarebbe morto finch il figlio di Drona non avesse assolto il suo voto, il Kurava cadde in un forte stato di sfinimento. Essi lo lasciarono per dirigersi verso sud.
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Nessuno dei tre riusciva a pensare ad altro: come distruggere i loro nemici? Sembrava un'impresa disperata. Arjuna, Satyaki, gli altri fratelli Pandava, Drishtadyumna, Shikhandi, i restanti Panchala, tanti altri eroi che erano ancora vivi... e avevano le truppe ad aiutarli; mentre loro erano soli, stanchi, feriti, scoraggiati; come potevano mai sperare in una vittoria?
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Non avevano fatto molta strada quando decisero di accamparsi e riposare. Ne avevano proprio bisogno. Kripa e Kritavarma si addormentarono subito, ma Asvatthama non ci riusc. La sua mente era ossessionata dallo stesso pensiero, non aveva pace: in che modo vendicare Duryodhana, suo padre, e tutti gli altri caduti per mano dei Pandava? era vero che Duryodhana aveva agito da empio, ma loro si erano forse comportati bene? E giacch lui stava pagando le sue colpe con la morte, non era forse giusto che accadesse altrettanto a loro?
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Intanto che rimuginava tali pensieri, il suo sguardo si era posato su uno stormo di corvi che dormiva sui rami di un albero. Improvvisamente un grosso gufo, approfittando del loro sonno, li assal e, senza dar loro possibilit di scampo, li ammazz tutti. Come un lampo, quella scena fece balenare ad Asvatthama un'idea. Eccitato, dest gli altri due.
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"Svegliatevi, svegliatevi, ho capito cosa dobbiamo fare contro i nostri nemici," disse con voce concitata. E raccont loro dell'assalto del gufo.
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"Siamo rimasti solo in tre, e contro i Pandava non abbiamo speranze di vittoria. Ma se li assaliamo mentre dormono non avranno il tempo n di difendersi n di fuggire, e noi potremo ucciderli."
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Kripa e Kritavarma non furono affatto entusiasti dell'idea. "Un atto del genere non  stato mai preso neanche in considerazione da uno kshatriya che voglia considerarsi degno di questo nome," disse l'anziano maestro. "Questa non  un'azione di guerra:  un orrendo crimine, tra i peggiori che siano mai stati escogitati.
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I nostri nomi resterebbero per sempre macchiati: verremmo ricordati come coloro che hanno eliminato nel sonno i propri nemici. Atti di questo tipo contribuiscono a diffondere la noncuranza delle leggi di Dio nella societ, che dovremmo invece proteggere. Francamente a noi non sembra una bella idea."
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"La noncuranza delle leggi di Dio?" ribatt Asvatthama. "Ma cosa state dicendo? Chi in questa guerra le ha osservate? Nessuno, n noi n loro. Dunque perch ora dovremmo farci degli scrupoli? Quando Drishtadyumna ha colpito mio padre mentre meditava, ha forse pensato allo kshatriya-dharma? o ha agito come il pi vile degli Yavana?
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E cosa ha fatto Satyaki a Bhurishrava? Eppure  un Vrishni, il cugino di Krishna, ed appartiene a una delle stirpi pi nobili. Anche lui ha commesso un crimine tra i pi deplorevoli. E Arjuna, ha forse sconfitto Karna nel modo pi cavalleresco? No, lo ha colpito mentre era a terra, senza carro e senza armi, mentre tentava di sollevare le ruote dal pantano.
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E poi Bhima, come  riuscito Bhima a sconfiggere Duryodhana? Sarebbe stato capace di colpirlo a morte in un duello leale? E non  stato un atto di vilt da parte dei Pandava quello di farsi precedere da Shikhandi quando hanno attaccato Bhishma? Sono stati leali, loro? E poi Krishna, che aveva promesso di non partecipare alle ostilit, non  stato forse lui a oscurare il sole, salvando cos Arjuna?
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E non  stato sempre lui che ha mandato Ghatotkacha di notte contro Karna, costringendolo a usare la shakti? No, amici, la vittoria dei Pandava non  stata affatto ottenuta lealmente n  benedetta da Dio, e noi non incorriamo in nessun peccato se li puniamo nell'unica maniera della quale siamo capaci."
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Vedendoli ancora titubanti, Asvatthama aggiunse: "Comunque se voi non volete aiutarmi, sappiate che io lo far ugualmente, con o senza di voi."
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A quel punto, pur profondamente contrariati, Kripa e Kritavarma capitolarono e si associarono al pi vile massacro contemplato dalla storia delle popolazione aryane. Sfoderando la spada che Shiva gli aveva dato, Asvatthama mont sul carro da guerra, seguito dagli altri due.
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In poco tempo arrivarono agli accampamenti dei Pandava. Essi ignoravano che i cinque fratelli con Krishna e Satyaki non fossero l, e che si fossero fermati a riposare negli accampamenti deserti che appartenuti agli sconfitti.
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Lasciati gli altri due a sorvegliare le uscite in modo che nessuno potesse fuggire, Asvatthama entr con cautela all'interno del recinto. La guerra era finita, gli alleati non pensavano che potessero sussistere altri pericoli, per cui non avevano organizzato una sorveglianza molto stretta. Quindi il brahmana pot entrare con irrisoria facilit nella tenda dove dormiva Drishtadyumna, l'assassino di suo padre.
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Sorpreso nel sonno, questi non riusc ad opporre alcuna resistenza e Asvatthama lo uccise strangolandolo con la corda dell'arco. Sentendo il rumore della colluttazione e pensando all'attacco di qualche rakshasa, i Panchala si svegliarono di soprassalto e corsero tutti fuori dalle tende con le armi in pugno, ma non fecero in tempo a difendersi: cogliendoli di sorpresa, Asvatthama impervers come Shiva nel giorno della dissoluzione dell'universo.
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Correndo e ruggendo come un ossesso e appiccando fuoco a tutte le tende, uccise i cinque figli di Draupadi mentre ancora dormivano e la stessa sorte tocc ai fratelli Yudhamanyu e Uttamaujas, i due bravi assistenti di Arjuna. Poi anche Shikhandi mor.
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Ci fu una fuga disperata; ma tutti coloro che erano riusciti a sfuggire alla furia di Asvatthama, trovavano ad attenderli Kripa e Kritavarma che colpivano a morte chiunque senza piet. In pochi minuti un silenzio che sembrava quasi irreale, avvolse l'accampamento: erano tutti morti.
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Cos in men che non si dica quei grandi eroi che erano riusciti a sopravvivere a incredibili giorni di lotte sovrumane, nel giro di brevissimi istanti erano stati decimati dalla vile ferocia del figlio di Drona.
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Per nulla turbati da ci che avevano fatto, i tre andarono a portare la notizia al re moribondo. Oramai nei loro cuori erano scomparse la nobilt e la rettitudine che sorgono dalla osservanza delle leggi del dharma, per cui essi erano davvero convinti di non aver agito male.
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Arrivati a Samanta-panchaka, Asvatthama si chin su Duryodhana e lo chiam. "O re, sei ancora vivo? Sappi che ho mantenuto la mia promessa. I Panchala sono tutti morti, e anche i figli dei Pandava hanno seguito la loro sorte. Solo i cinque fratelli, Krishna e Satyaki sono rimasti in vita. Abbiamo avuto la nostra vendetta."
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Duryodhana apr gli occhi e con un sorriso raggiante disse: "Ci che hai fatto  incredibile. Non credevo che sarebbe pi potuto accadere. Raccontami come ci sei riuscito."
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E il figlio di Drona narr la storia dell'attacco notturno. Sentendo quelle parole, Duryodhana scosse la testa e disse: "O brahmana, come hai potuto fare una cosa del genere? Neanche io sarei stato capace di compiere un atto tanto diabolico, ed esserne venuto a conoscenza non mi fa morire contento." Detto ci, Duryodhana esal l'ultimo respiro.
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139. La punizione di Asvatthama.
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Proprio in quel momento Sanjaya, che stava raccontando a Dritarashtra quegli ultimi avvenimenti, non riusc pi a vedere nulla. Cos non pot continuare la narrazione.
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"O re, con la morte di tuo figlio il potere che Vyasa mi aveva conferito  stato revocato, e non potr pi raccontarti di cose che avvengono a distanza di spazio. Ma ci che pi ti premeva lo hai saputo: la guerra  persa, Duryodhana, i suoi fratelli e tutti i suoi amici sono morti. Ci che ti era stato predetto dalle persone pi sagge  accaduto."
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Dritarashtra, disperato, piangeva e non riusciva a trovare pace. "Ah, se avessi ascoltato il saggio Vidura allora, tutte queste tragedie si sarebbero potute evitare! Io pensavo che parlasse solo per procurare benefici ai miei nipoti, e invece i suoi consigli erano assolutamente senza secondi fini.
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Dovevo dargli ascolto quando alla nascita di Duryodhana mi disse di ucciderlo, di non lasciarlo vivere. Ma io pensai: come pu costui essere cos crudele da suggerirmi di sopprimere il mio primogenito? E invece se lo avessi fatto, ora avrei con me gli altri miei figli, gli amici, e nulla di tanto abominevole sarebbe accaduto."
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E intanto che il re cieco si lamentava penosamente, la terribile notte terminava, e il sole cominciava a sorgere sulla vasta piana di Kurukshetra, illuminando i risultati di uno degli ultimi atti nefasti della stirpe kshatriya di dvapara-yuga.
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Il pi riprovevole lo aveva sicuramente commesso Asvatthama, il figlio del maestro... Tuttavia qualcuno era scampato al terribile eccidio notturno: l'auriga di Drishtadyumna, che era riuscito a nascondersi in tempo. Quando era stato sicuro che i tre si erano allontanati e tutto era ritornato alla calma, era uscito con circospezione dal suo nascondiglio ed era corso da Yudhisthira, negli accampamenti di Duryodhana.
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La notizia folgor i Pandava e li demol: l'idea che i pi cari amici e i loro stessi figli fossero morti li fece svenire dal dolore. Quando si furono riavuti dal colpo, corsero sul luogo del massacro, portando anche Draupadi. Alla vista del corpo del caro amico Drishtadyumna ucciso nella maniera pi crudele immaginabile, dei cinque figli martoriati dalla spada di Asvatthama e di tutti gli altri amici e compagni, la loro furia raggiunse i livelli della loro sofferenza e divamp al pari del fuoco che sprigiona dalle bocche di Sankarshana al momento della dissoluzione dell'universo materiale.
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Tutto ci era stato cos vile ed empio che nessuno riusciva neanche a parlare, riuscivano solo a digrignare i denti per la rabbia impotente. Fra i singhiozzi, riversa disperatamente sui corpi dei cinque figli, fu Draupadi a rompere quel tragico silenzio. "Sappiate che finch Asvatthama vivr, io non manger pi e mi lascer morire. Non voglio restare nello stesso mondo in cui vive un essere tanto malvagio."
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"Regina, Asvatthama non pu essere ucciso," le rispose Yudhisthira, "perch  stato benedetto a vivere a lungo. Ucciderlo  impossibile per chiunque, anche per noi."
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"Ma pu essere sconfitto e umiliato. Questo pu essere fatto. Sulla testa ha un diadema da cui trae la propria forza. Privarlo di quel gioiello equivarrebbe a togliergli la vita, e forse per lui sarebbe peggio della morte. Se farete questo, io interromper il mio digiuno."
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A quel punto, disperata, la regina si rivolse a Bhima. "O Pandava, o discendente di Bharata, tu che hai sempre soddisfatto i miei desideri, ti prego, questo  il pi caro regalo che tu possa farmi: cattura Asvatthama e portami il suo diadema."
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Il potente figlio di Pavana, il deva del vento, mai aveva visto la moglie cos disperata, cos non esit un istante. Divampando di rabbia come una gigantesca esplosione, le giur che l'avrebbe accontentata anche questa volta. Prendendo Nakula come auriga, part all'istante.
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Tuttavia Krishna era preoccupato. "Asvatthama ha perso il controllo di s," disse ad Arjuna. "Non  pi il mite e leale brahmana che ricordiamo. Il dolore per la morte del padre l'ha fatto diventare un assassino senza scrupoli n principi morali. E' diventato pericoloso. E' meglio che andiamo anche noi, perch non sappiamo cosa potrebbe succedere."
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I due si precipitarono sulle tracce di Bhima, e raggiuntolo poterono constatare che era gi riuscito a trovare Asvatthama che era nascosto nell'ashram di Vyasa, sulle rive del Gange.
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La scena che si present ai loro occhi era raccapricciante: mentre il Pandava con l'arco pronto a scagliare frecce, gridava al figlio di Drona di combattere da uomo, costui terrorizzato si nascondeva dietro Vyasa, cercando di evitare la furia di Bhima.
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Ma appena si accorse dell'arrivo di Krishna e Arjuna, vistosi perduto, comp l'atto peggiore che si possa immaginare. Con un'espressione sinistra e oramai privo di luce negli occhi, prese un filo d'erba nelle mani e invoc il brahmastra.
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"Possa quest'arma privare per sempre il mondo dai Pandava." Krishna cap ci che Asvatthama stava facendo, e disse ad Arjuna: "Asvatthama  fuori di s, sta chiamando un'arma che non  in grado di controllare e che per nessuna ragione dovrebbe essere usata su questo pianeta. Gli effetti a catena del brahmastra potrebbero distruggere il mondo intero. Ricordi quella volta che salvasti il tuo guru dalle fauci di un coccodrillo?
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Quel giorno ti insegn l'arte di contrattaccarlo e anche di ritirarlo. Estingui dunque quella meteora che sta saettando verso di noi, e salva te stesso e i tuoi fratelli."
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Come sempre, obbediente alle istruzioni dell'amico, Arjuna a sua volta invoc la stessa arma. E mentre le due palle di fuoco guizzavano con la velocit della luce l'una contro l'altra, la terra cominci a tremare e il mare si gonfi paurosamente. E intanto che le due meteore, avvicinandosi, si espandevano sempre pi, risult chiaro che Asvatthama con quell'ultimo gesto aveva superato in crudelt la stessa strage notturna: pur di salvarsi aveva messo in pericolo l'esistenza dell'intero pianeta.
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Vista imminente la distruzione del mondo, Vyasa e Narada si frapposero tra i due astra allo scopo di impedirne il contatto ed assorbirne le energie. "Queste armi non devono mai essere usate nel mondo dei figli di Manu," dissero. "Dovete richiamarle e neutralizzarle immediatamente."
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Ossequiente al comando dei rishi, Arjuna revoc il suo brahmastra, ma Asvatthama non ci riusc. "Grande saggio," disse allora in preda al panico, "io non so come richiamare la mia arma, in quanto mio padre non me l'ha mai insegnato. Perdonatemi, solo ora mi rendo conto di ci che ho fatto."
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Per un attimo il figlio di Drona temette che quell'energia potesse scaricarsi contro di lui e si prostr ai piedi dei due saggi chiedendo umilmente aiuto.
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"Ci che hai fatto  di una crudelt inaudita," gli rispose Vyasa. "Ora devi ritirare la tua arma e poi consegnare il diadema che porti sulla testa ai Pandava."
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"O rishi," rispose il brahmana, "io vorrei seguire il tuo consiglio, ma come ti ho detto non ne sono in grado. Per posso invertirne la direzione. Invece di distruggere i cinque Pandava, entrer nei ventri di tutte le loro donne e le far abortire. In tal modo il mio scopo sar stato ugualmente raggiunto." Cos avvenne.
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Il terribile brahmastra si insinu anche nel ventre di Uttara, che portava il figlio di Abhimanyu. Nel vedere quel bagliore accecante procedere verso di lei, la figlia di Virata implor il Signore di proteggere suo figlio. Mosso dalle preghiere e dalla devozione della ragazza, Krishna in seguito avrebbe salvato l'embrione, restituendolo alla vita.
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Nel momento in cui Asvatthama decideva di cambiare il corso della sua arma, il Signore sembr rischiararsi in viso. "Tu vorresti uccidere il figlio di Abhimanyu, l'ultimo discendente dei miei devoti" gli disse, "ma io frustrer questo tuo proposito ridandogli la vita.
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Per quel che ti riguarda, ti sei comportato nel peggiore dei modi, per cui ti maledico a vagare da solo su questa terra, senza possibilit di avere n compagni n amici, e il tuo nome sar ricoperto dall'infamia. E sarai costretto a vedere quel bambino che tu volevi sopprimere diventare un grande imperatore, paragonabile in gloria e potenza ai suoi nonni e governare il mondo per sessanta anni."
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Graziato anche da Draupadi, Asvatthama si priv della gemma e part per il nord.
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140. L'abbraccio mortale.
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Erano passati quattordici anni dal giorno in cui erano usciti da Hastinapura furiosi, calciando i sassi che incontravano per la strada, e pronunciando le maledizioni pi terribili contro Duryodhana e i suoi amici; ora potevano tornarvi, da vincitori, per governarla.
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Avevano riconquistato il regno che spettava loro di diritto, avevano ottenuto la loro vendetta, eppure non erano felici: come gioire di un regno riavuto in cambio di fiumi di sangue di parenti e amici?
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I cinque fratelli erano tristi. Chetato il fuoco dell'odio, rimaneva solo la consapevolezza che ora avrebbero assistito a raccapriccianti scene di dolore delle madri, delle mogli e degli amici dei morti. Era una tragedia che mai avrebbero voluto testimoniare.
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In quel momento un messaggero li inform che Dritarashtra e Gandhari stavano arrivando per ritrovare i corpi dei figli, e decisero di aspettarli. Quando Yudhisthira vide l'anziano zio, gli si gett ai piedi, chiedendo perdono. Mosso da tanta gentilezza e umilt, Dritarashtra lo abbracci, ma senza trasporto.
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Dopodich disse: "Dov' Bhima? Voglio mostrargli che ho perdonato anche lui." Ma nel momento in cui il Pandava stava per farsi avanti, Krishna lo ferm e gli disse di aspettare. Cosa stava per accadere?
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A questo punto occorre che sappiate che la notte in cui Asvatthama perpetr il vile massacro, Krishna non stava dormendo nell'accampamento dei Kurava, ma si era recato ad Hastinapura con lo scopo di preparare il terreno per l'incontro degli anziani zii con i Pandava; in quell'occasione era entrato nella palestra di Duryodhana e aveva preso con s una statua di ferro sagomata perfettamente secondo la corporatura di Bhima, contro la quale questi si allenava quotidianamente.
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Consapevole del grande dolore e della considerevole forza fisica di Dritarashtra, Krishna era sempre stato preoccupato per la reazione che avrebbe avuto allorch avesse incontrato Bhima. Per cui, quando Dritarashtra apr le braccia, gli spinse la statua contro. Non appena l'anziano sent l'inconfondibile forma fisica del nipote fra le braccia, non riusc a trattenere il suo odio e la strinse impetuosamente fino a spezzarla in due.
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Macchiato del suo stesso sangue, Dritarashtra pens di aver ucciso l'artefice della morte dei suoi figli, ma non ne gio. Quello sfogo fisico era servito a scacciare dal suo cuore ogni sentimento malsano.
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"Ho ucciso Bhima," si lament. "Cosa ho fatto! Il mio caro Bhima, il figlio del mio amato fratello Pandu. Non volevo farlo. Lui aveva ucciso i miei figli solo perch erano dei malvagi e degli aggressori, non era nel torto. Perch non ho saputo frenare il mio odio? Non meritava di morire."
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Sfogandosi in questo modo, Dritarashtra smalt il suo rancore. Appena Krishna cap che il pericolo era passato, disse: "O re, Bhima non  affatto morto. Quella che hai spezzato era solo la statua di ferro che tuo figlio usava per allenarsi. Tuo nipote  ancora vivo."
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Il figlio di Vyasa ne fu contento e lo strinse a s con sincero affetto. Poi abbracci anche Arjuna e i gemelli. Ma rimaneva da placare Gandhari, la quale possedeva notevoli poteri sviluppati grazie alla costante pratica dei principi dello yoga e di austerit.
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E' bene ricordare che quando aveva saputo che colui che sarebbe divenuto suo marito era privo della vista, Gandhari si era bendata gli occhi e da quel giorno non aveva pi voluto vedere nulla. Appena tocc il corpo di Duryodhana, la sua rabbia divamp, ma stranamente non reag contro i Pandava.
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"Io non nutro alcun dubbio, o Krishna," disse la regina, "che tutto questo sia stato opera tua. Sei stato tu a volere questa guerra e questi morti, perch avevi un piano in mente. E per ottenere ci hai protetto i figli di Kunti e di Madri e condannato a morire i miei. Oggi, quindi, io so che se sono priva di figli lo devo a te e non ai Pandava, che hanno agito come strumenti nelle tue mani.
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Dunque se per le austerit compiute io ho il bench minimo merito da riscuotere, lo user per maledirti. Sappi che fra trentasei anni la tua famiglia e tutta la tua dinastia si autodistruggeranno, proprio come  successo a noi. E le donne del tuo casato piangeranno proprio come oggi vedi piangere noi."
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Solo un sorriso provenne dal volto meraviglioso del Signore. "Questa tua maledizione  in realt una benedizione," rispose. "Solo la forza superiore di tante austerit avrebbe potuto distruggere i Vrishni, i quali sono invulnerabili a qualsiasi arma. Accolgo dunque le tue parole come un aiuto che mi hai offerto, allorch io e i miei compagni dovremo abbandonare questo mondo."
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141. L'incoronazione di Yudhisthira.
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Vidura, Sanjaya e Dhaumya completarono la preparazione per la cremazione dei caduti, e una lunga processione si avvi lentamente verso il Gange.
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L'orrore provato nei giorni dei combattimenti ora era uguagliato dalla pena che suscitavano le lacrime delle mogli, dei figli, dei padri, delle madri, degli amici e dei conoscenti che, dopo aver ritrovato fra le montagne dei cadaveri, i corpi dei loro cari andavano ora ad affidarne le ceneri all'abbraccio benedetto di madre Ganga.
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Un fatto per dest la sorpresa dei Pandava: Draupadi aveva appena terminato le esequie dei suoi cinque figli che Kunti celebr personalmente le esequie in favore di Karna, il suo figlio segreto. La rivelazione della verit sort un colpo tremendo su di loro, specialmente su Arjuna, il quale tutto avrebbe sospettato meno che il suo pi odiato nemico fosse in realt il suo fratello maggiore.
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Fu Narada Muni a consolarlo. "Non angustiarti per lui," disse il saggio, "e non ritenerti colpevole della sua morte. In realt Karna  caduto vittima della storia della sua vita; ha espiato le numerose maledizioni ricevute durante tutto l'arco della sua esistenza."
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"Grande saggio," chiese Arjuna, "raccontaci le ragioni per cui nostro fratello Karna  dovuto finire in questo modo. Ora pi che mai noi siamo interessati a conoscerlo meglio."
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E Narada narr la storia della vita di Karna, lasciando tutti sorpresi e in ammirazione. Poi l'onorato saggio ripart. Quel giorno stesso Yudhisthira fu incoronato imperatore, mentre Bhima veniva nominato yuva-raja. Si fece festa grande e tutti i dolori furono dimenticati.
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Subito dopo rientrarono ad Hastinapura, cos da poter tranquillizzare la popolazione: una folla sterminata attendeva l'arrivo trionfale di Yudhisthira e dei suoi fratelli, che erano accompagnati dall'unico figlio di Dritarashtra rimasto in vita, il virtuoso Yuyutsu.
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142. Shanti Parva.
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Erano trascorsi pochi giorni dall'incoronazione di Yudhisthira che i Pandava videro apprestarsi uttarayana, il momento in cui Bhishma avrebbe lasciato il corpo.
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Allora tutti si prepararono per andare a salutare e onorare il grande santo guerriero. Accompagnati da Krishna e da molti saggi e funzionari di corte, i fratelli, ognuno sulle proprie cavalcature, si diressero verso Kurukshetra.
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Giunti nelle vicinanze del luogo in cui l'anziano Bhishma giaceva sul letto di frecce, tutti, in forma di rispetto, proseguirono a piedi.
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Fu Krishna a parlare per primo. "O Bhishma, solo il pi grande fra gli yogi avrebbe potuto resistere per tanti giorni in un situazione in cui il dolore non  sopportabile. Ma in verit, avendo totalmente realizzato la differenza che esiste tra te e il tuo corpo, puoi continuare a stare in questa posizione finch lo desideri senza che la tua mente ne venga disturbata."
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Bhishma sorrise. "Io sono stato in grado di fare tutto questo non grazie alla mia capacit" rispose Bhishma, "ma solo perch non ho mai smesso di meditare sui piedi di loto di Narayana, il Signore Supremo. E quella persona superiore sei Tu. Incarnato su questa terra come figlio di Devaki e Vasudeva, hai successivamente accettato di essere adottato da Nanda e Yashoda, che sono tra i tuoi migliori devoti.
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Sei nato su questa Terra per dare piacere ai devoti secondo relazioni diversificate, per distruggere gli empi e ristabilire i principi della religione, e immancabilmente hai ottenuto gli scopi che ti eri prefissato. Quale amante ideale hai soddisfatto Radharani e le gopi, come un figlio ideale hai procurato somma felicit a Yashoda, e come il pi fedele tra gli amici hai diviso il tuo tempo e i tuoi giochi con Shridhama, con Akrura, con Arjuna, e con tanti altri.
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Ma  cos difficile nominarli tutti, i tuoi grandi bhakta, che sono numerosi come le onde dell'oceano e gloriosi come Te stesso. Per quanto mi riguarda, io vorrei essere accompagnato per l'eternit dal ricordo di una visione, quella del Vishnu distruttore che si precipita contro di me che, ancora ferito e sanguinante a causa delle mie frecce aguzze, si precipita contro di me brandendo nella mano benedetta la ruota di un carro. Signore, fa che questa immagine mai abbandoni la mia mente sempre assetata di Te."
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Tutti ascoltavano le sacre parole di Bhishma nel silenzio pi solenne. Sapevano che esse contenevano l'eterna e indissolubile Verit.
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Poi Bhishma istru a lungo Yudhisthira sui doveri del re, soffermandosi anche su tutto ci che riguarda gli obblighi delle differenti classi sociali. E cos parl senza sosta davanti a una platea di saggi e monarchi che ascoltavano con rapita attenzione.
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Finch il giorno auspicioso arriv. Circondato dalle pi celebri e venerate personalit del tempo, Bhishma chiese al Signore di mostrargli la sua forma universale. E mentre le parole di Krishna e i suoni dei mantra vedici recitati dai rishi penetravano nelle sue orecchie e ne allietavano lo spirito, l'anima del grande Bhishma brillante come mille soli usc da quel corpo martoriato e oramai inutile, e scomparve oltre il cielo.
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Il mahatma fu cremato il giorno stesso: Vyasa stava per lasciar cadere le ceneri nei flutti del Gange, quando la dea stessa, Gangadevi, sorse dalle acque e prese nelle mani quei resti. Per qualche momento il fiume cess di scorrere; poi riprese il suo normale cammino in direzione dell'oceano.
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I Pandava tornarono ad Hastinapura. Qualche giorno dopo Krishna e Satyaki, salutati affettuosamente da tutti, tornavano a Dvaraka.
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143. La nascita di Parikshit.
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Passarono i mesi. Il tempo non sembrava affatto essere d'aiuto a Yudhisthira, il quale non riusciva a dimenticare l'immane tragedia che aveva afflitto l'umanit e ne provava il rimorso pi profondo. Durante quel periodo non lo si vide mai sorridere, era sempre triste, inconsolabile. Egli comunque non era l'unico a sentirsi abbattuto. Anche gli altri fratelli erano in uno stato di continua prostrazione.
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Vyasa andava spesso a trovarli e cercava di alleviare le loro pene raccontando storie sacre e parlando dei principi della filosofia dello spirito. Un giorno consigli loro di celebrare l'ashvamedha-yajna.
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Tutti, e in special modo Arjuna e Bhima, furono lieti di tornare in azione, che per loro era certamente il modo migliore per non pensare. Krishna stesso, che era stato invitato a dare il suo parere riguardo all'idea lanciata da Vyasa, si mostr entusiasta e i Pandava partirono per il viaggio che doveva servire a trovare le immense ricchezze necessarie alla celebrazione del sacrificio.
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Mentre i Pandava erano impegnati nella loro campagna militare, giunse il giorno in cui Uttara avrebbe dovuto partorire il figlio concepito con Abhimanyu prima della guerra. Da quel giorno, a causa dell'effetto del brahmastra di Asvatthama, le donne direttamente imparentate con i Pandava avevano sempre dato alla luce bambini gi morti; ma quel giorno c'era Krishna ad Hastinapura, per cui quando seppe che il momento era arrivato, intervenne e ridon la vita a quel bambino nato morto.
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Il neonato, allora, pianse con forza, e tutti provarono una gioia immensa. E fu festa grande in tutta la citt. Richiamati con urgenza, Yudhisthira e gli altri Pandava tornarono dall'Himalaya e celebrarono l'evento. Il bambino fu chiamato Parikshit, "colui che  nato da una linea estinta".
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Nel giro di qualche settimana, il grandioso yajna fu celebrato e alcuni giorni dopo Krishna e i Vrishni fecero ritorno a Dvaraka.
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144. Le istruzioni di Vidura.
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Nei quindici anni che seguirono la nascita del figlio di Abhimanyu, Yudhisthira fu un re ideale, del tutto degno della gloriosa stirpe alla quale apparteneva; nessuno dei cittadini mai ebbe a lamentarsi, e tutti conobbero grande prosperit e serenit. Il regno dei Pandava fu paragonabile a quello del grande Rama, figlio di Dasharatha.
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Seguendo i consigli di Vyasa, Yudhisthira affid l'educazione di Parikshit a Kripa, il quale lo istru perfettamente in tutte le scienze. Tutti ormai erano felici; ma non Dritarashtra, a cui neanche gli anni erano riusciti a lenire il dolore per la perdita dei figli.
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Ed egli invecchiava, e le prime serie infermit cominciavano a minare il suo fisico gi torturato dalla ansiet e dalla tristezza. Di ritorno da un lungo viaggio durante il quale aveva incontrato il celebre saggio Maitreya, Vidura fece visita al fratello e pot constatare la penosa situazione in cui viveva.
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Cos decise di parlargli apertamente. "Mio caro re, lascia subito questo posto. Non perdere tempo ulteriormente. Ma non ti accorgi che sei diventato schiavo della paura e dell'ansiet? Nessuno in questo mondo materiale pu evitare di cadere vittima di questo meccanismo. La Suprema Personalit di Dio, nella veste di Kala, il Tempo Eterno,  sempre vicino a noi, e mai ci abbandona. E chiunque sprofondi nel giogo dell'influenza di Kala, prima o poi dovr cedere la sua vita, e tutto il resto: ricchezza, onore, figli, terra, la casa.
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Tanti fra coloro che ti volevano bene, i tuoi figli compresi, sono morti e tu stesso hai gi trascorso la maggior parte della tua vita: e ora, mentre vivi in una casa che non  tua, il tuo corpo  tormentato dalle invalidit della vecchiaia.
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Fin dalla nascita sei stato cieco, e di recente non riesci neanche pi a sentire bene; non hai memoria e la tua intelligenza  disturbata dall'inquietudine. Il corpo si sta sfaldando, i denti ti stanno cadendo, il fegato ti sta procurando seri problemi, e tossisci muco in continuazione.
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"Ohim," continu Vidura, "per accettare di vivere in questo modo quanto devono essere potenti le speranze di un uomo! Non ti rendi conto che stai vivendo come un animale domestico nella casa dei Pandava e stai mangiando il cibo che ti concede Bhima, lo sterminatore dei tuoi figli?
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Ma non hai alcuna necessit di condurre vivere un'esistenza cos degradante, vivendo dell'elemosina che ti accordano coloro che hai cercato di uccidere col fuoco e col veleno. Tu hai insultato una delle loro mogli e usurpato il loro regno e le loro ricchezze. Te ne sei dimenticato?
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"Nonostante tu non voglia morire, e per questo ti senti pronto a sacrificare ogni senso dell'orgoglio, il tuo miserevole corpo certamente continuer ad invecchiare e si deteriorer sempre pi proprio come un vecchio vestito. Colui che va in un posto sconosciuto, lontano da tutti e, libero da ogni obbligo sociale, abbandona il proprio corpo materiale quando questo  diventato ormai inutile,  un saggio la cui mente rimane indisturbata in ogni circostanza.
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E colui che risvegliatosi alla realt, comprende sia per conto suo che grazie all'aiuto di altri, la falsit e la miseria di questo mondo materiale e abbandona la casa, dipendendo solamente e pienamente dalla Personalit di Dio che risiede nel proprio cuore,  certamente un uomo di prima classe.
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Per favore, dunque, senza far sapere niente ai tuoi parenti, parti immediatamente per il nord, perch, sappilo, si sta avvicinando il momento in cui le qualit dell'uomo saranno in netta diminuzione."
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Colpito da quelle parole dure eppure cos profondamente vere, Dritarashtra riflett a lungo, dopodich decise di ritirarsi nella foresta per affrontare degnamente gli ultimi anni della sua vita.
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Quando la notizia della partenza del grande vecchio si diffuse, molti anziani di corte tra i quali Gandhari, Kunti, Sanjaya e Vidura decisero di seguire il suo esempio. Yudhisthira si sent ancora pi solo, e la sua tristezza si intensific.
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Dopo qualche mese Narada port a corte la notizia che i suoi parenti avevano raggiunto la perfezione nelle pratiche dello yoga e ottenuto lo scopo ultimo dell'esistenza umana. In quel periodo Yudhisthira si dedic particolarmente all'educazione del nipote Parikshit.
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145. Gli avvenimenti di Prabhasa.
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Erano passati tanti anni, per l'esattezza trentasei dal giorno in cui Yudhisthira era risalito al trono. Una mattina il figlio di Dharma aveva appena finito di fare le sue meditazioni quando scorse attorno a s gli stessi cattivi presagi che erano apparsi poco prima della guerra di Kurukshetra, e intu che qualcosa di molto grave stava per accadere.
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Nello stesso momento a Dvaraka anche Krishna vide quegli stessi segni e studiandoli in profondit ne dedusse che era arrivato il momento per la sua casata di ritirarsi da questo mondo. Non aveva dimenticato la maledizione di Gandhari, la quale aveva praticato delle forti austerit ed il cui volere doveva perci essere rispettato. Ma c'era anche qualcos'altro nel passato dei Vrishni, un avvenimento di grave importanza accaduto prima ancora della guerra di Kurukshetra...
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Un giorno i saggi Vishvamitra, Kanva e Narada erano arrivati a Dvaraka e stavano dirigendosi verso la reggia per incontrare Ugrasena, quando alcuni ragazzi Vrishni, vedendo passare quei personaggi dall'aspetto serio e solenne, nella loro innocenza giovanile avevano voluto prendersene gioco. Cos, ridendo divertiti all'idea della faccia che i saggi avrebbero fatto, travestirono Samba da donna e gli gonfiarono la pancia con una grossa mazza di ferro; poi lo condussero al loro cospetto.
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"O grandi saggi," dissero in tono scherzoso, "voi che avete il dono della preveggenza, diteci se questa bella ragazza partorir un maschio o una femmina."
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I rishi non presero bene lo scherzo. "Poich nella pancia egli ha una mazza di ferro," risposero, "partorir un bastone dello stesso materiale e con quello voi vi distruggerete."
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A quelle parole i ragazzi, che proprio non si aspettavano una reazione simile, spaventati scapparono via e andarono a raccontare tutto al re. Nel corso del tempo Samba partor effettivamente una grossa sbarra di ferro, che fu ridotta in polvere e dispersa nel mare. Da quel giorno erano trascorsi molti anni e tutti, meno Krishna, avevano dimenticato l'incidente.
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Cos il giorno in cui Krishna notava quei terribili presagi annuncianti l'avvicinarsi dell'era di Kali, memore di quell'avvenimento, decideva che era arrivato per loro il momento di ritirarsi dal palcoscenico del mondo.
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Tra l'altro, intossicati e insuperbiti dalla loro stessa potenza, i Vrishni avevano perduto il senso della rettitudine e stavano provocando al popolo molti disagi. Consapevole del fatto che con l'arrivo di Kali e l'influenza che esercitava nel mondo, la sua stirpe avrebbe senz'altro accentuato la propria malvagit, volendo proteggere la pace della gente giusta ne decise la distruzione.
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Per la ricorrenza di Shiva-ratri, i Vrishni andarono a Prabhasa, che era allora il luogo pi adatto per celebrare le cerimonie in onore di Shiva. I primi giorni li trascorsero in piena spensieratezza e allegria: nulla faceva prevedere il disastro che sarebbe accaduto da l a poco.
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Un giorno, dopo aver mangiato in abbondanza e bevuto altrettanto abbondantemente un liquore fatto di riso, alcuni tra loro cominciarono a rivangare vecchi rancori. Satyaki e Kritavarma, che avevano combattuto a Kurukshetra da nemici, presero a rimproverarsi per le rispettive malefatte.
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"Non ho ancora dimenticato che tu e i tuoi degni compari avete massacrato vilmente dei guerrieri nel sonno," esclam Satyaki che cominciava gi ad alterarsi.
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"Proprio tu parli di rettitudine," ribatt il focoso Kritavarma, "tu che hai trucidato il giusto Bhurishrava cos vigliaccamente da far sorgere nell'animo di ogni persona virtuosa desideri di giustizia. In realt tu non hai coraggio, altrimenti non avresti potuto colpire a tradimento un nemico inerme." La discussione degener.
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Fuori di s dalla rabbia, con un movimento fulmineo, Satyaki colp Kritavarma con la spada e lo uccise. Vedendolo morto, i suoi amici si lanciarono contro Satyaki, scatenando una battaglia nella quale tutti dimenticarono i legami affettivi e i vincoli familiari. I Vrishni si massacrarono senza ritegno.
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Coloro che erano privi di armi presero delle radici di alcune piante che crescevano vicino alla spiaggia e caricatele con i mantra pi potenti, le usarono per combattersi e uccidersi fra di loro, proprio come avevano fatto i Kurava a Kurukshetra.
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Quelle radici erano cresciute dalla polvere della mazza che era stata dispersa nel mare ma che le onde avevano riportato a riva. Krishna guardava e non interveniva; Balarama and via senza partecipare alla battaglia. In pochi minuti la spiaggia si ricopr di cadaveri; tra gli altri vi erano quelli di Satyaki e Pradyumna.
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Quando il rumore si plac, Krishna si avvide che qualcuno era sopravvissuto. Allora si arm di quelle stesse radici e gliele lanci contro. L'effetto fu tremendo: tutti caddero morti. Dopo quel tragico avvenimento rimasero in vita solo Krishna, Balarama e Daruka.
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"Daruka, amico mio," disse Krishna, "corri ad Hastinapura e racconta ad Arjuna tutto ci che  successo. Digli che abbiamo bisogno di lui, che venga immediatamente."
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Detto ci Krishna, il Signore Supremo incarnato, si inoltr in una densa foresta. Il giorno stesso suo fratello Balarama, che era Seshanaga incarnato, in meditazione, abbandon la sua manifestazione terrena.
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146. Krishna torna nel suo mondo.
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Era sera. Il Signore che prima della battaglia di Kurukshetra aveva parlato parole di eterna saggezza al suo pi caro amico, ora vagava per la foresta. Ripens ai Suoi devoti pi cari, ad Arjuna. A quest'ultimo decise di apparire in sogno per parlargli.
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"Amico mio, io sono disceso in questo mondo perch avevo una missione da compiere. Tutto quello che volevo  stato fatto, per cui non ho ragione di protrarre la mia permanenza in questi luoghi. Kali-yuga si sta avvicinando e non pu entrare se io sono presente. Dunque me ne andr presto.
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D'altra parte desidero tornare a Goloka Vrindavana, dove mi aspettano tanti devoti dal cuore completamente puro. Ti lascio, ma non esserne rattristato perch non passer molto tempo prima che tu mi raggiunga."
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Poi riflett su come avrebbe dovuto lasciare questo mondo. Avrebbe potuto farlo nel ruolo che gli competeva, da essere divino, ma non volle. "Gli atei e gli invidiosi non possono capire la natura trascendentale dei miei atti, non mi accettano come il Signore Creatore e Mantenitore di tutto ci che esiste.
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Se io scomparissi nella mia gloria, come potrebbero sostenere le loro tesi diaboliche? Come potrebbero rimanere in questa prigione materiale, che  la cosa che desiderano pi di tutto? Ebbene, io dar loro l'opportunit di contestare la mia Natura Suprema morendo come un uomo."
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Intanto che rifletteva si sdrai e si addorment. Durante la notte in quei pressi pass un cacciatore e notando il Signore per terra lo scambi per un cervo addormentato. Immediatamente scagli una grossa freccia che era stata ricavata dal ferro partorito da Samba. Attraverso la pianta del piede, l'arma entr nel corpo di Krishna, che lasciata dietro di s una forma materiale, abbandon la Terra e torn nel suo mondo spirituale.
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Da quel giorno questo pianeta, privo della presenza personale del Signore, sembra un fiore che abbia perso il suo profumo.
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147. Dvaraka invasa dalle acque.
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Appena Krishna gli aveva dato l'incarico di andare ad Hastinapura, Daruka non aveva perso tempo, ed era corso nella citt Kurava. Arriv di prima mattina e raccont tutto ai Pandava che, esterrefatti, stentavano a crederci; si chiedevano angosciati come avrebbero potuto vivere anche un solo secondo in un mondo dove il Signore non fosse presente.
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L'arrivo dell'auriga di Krishna aveva confermato ad Arjuna che il sogno fatto nella notte appena trascorsa era una premonizione, un chiaro messaggio che il suo amico aveva voluto dargli. Non aveva dubbi: Krishna gli aveva predetto la sua imminente scomparsa. E Arjuna perse la pace della mente.
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Senza far passare un solo minuto, egli si precipit a Dvaraka. Quando arriv, Vasudeva, il padre di Krishna, tristemente non pot fare altro che confermare ci che Daruka gli aveva raccontato. A Prabhasa Arjuna vide una scena che aveva gi testimoniato in precedenza: i corpi senza vita dei suoi pi cari amici, tra cui quello del suo amato discepolo e amico Satyaki.
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Cercando nella foresta, poi ritrovarono anche le manifestazioni materiali di Krishna e Balarama. Scese la notte. Il Pandava rimase ospite dei Vrishni nella reggia reale.
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Il mattino dopo gli dissero che durante la notte Vasudeva e gli anziani di corte avevano raggiunto il Signore grazie alle pratiche dello yoga. La citt era oramai senza alcuna protezione. Cos decise di radunare tutti i cittadini e di portarli fuori da Dvaraka. La lunga processione si avvi verso Hastinapura.
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La citt rimase vuota, desolata, dava l'impressione di una citt di fantasmi. E fu allora che accadde una cosa straordinaria: all'improvviso il mare si ingross e ruppe gli argini, e man mano che gli abitanti lasciavano la citt, l'acqua invadeva Dvaraka. In poco tempo non rimase pi nulla, e appena ogni cosa fu sommersa, come d'incanto il mare torn placido come un lago.
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Camminarono per tutta la giornata. Quando arriv la sera Arjuna prepar l'accampamento e tutti andarono a dormire. Il giorno dopo ripresero il cammino.
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Ma gli avvenimenti eccezionali non erano ancora finiti: durante il viaggio furono attaccati da una grossa banda di feroci briganti, armati e decisi a tutto pur di prendersi le ricchezze e le donne. Quando si vide attaccato, il figlio di Pandu prese Gandiva con l'intenzione di sterminare i malfattori, ma accadde un altro fatto incredibile: l'invincibile eroe che aveva tenuto testa a milioni di grandissimi kshatriya, che aveva sterminato interi akshauhini e contrattaccato le armi umane e divine di Bhishma, Drona, Karna e di altri, non riusc a ricordare alcun mantra n ad usare armi; e fu sopraffatto.
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Riusc a condurre sana e salva ad Hastinapura solo una parte degli abitanti di Dvaraka. Appena giunto al cospetto di Yudhisthira, Arjuna svenne.
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148. I Pandava si ritirano.
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Arjuna era riverso ai suoi piedi, a testa china e lacrime copiose gli scendevano dagli occhi. Yudhisthira pens che non l'aveva mai visto cos disperato e in preda a tanta sofferenza.
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Cos gli chiese: "Mio caro fratello, dimmi se i nostri amici della famiglia Yadu stanno tutti bene e trascorrono i loro giorni serenamente. Raccontami di ci che fanno. Come stanno Shurasena, Vasudeva, Ugrasena, Hridika, Akrura e tutti gli altri? Cosa fa Balarama, la Personalit di Dio? E Shri Krishna, che d piacere alle mucche, ai sensi e ai brahmana ed  eternamente affezionato ai suoi devoti,  felice insieme ai suoi amici?
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"Arjuna," continu poi, "ti vedo disperato e in bala dell'ansiet. Dimmi, ti senti male? o qualcuno ti ha mancato di rispetto perch sei rimasto troppo tempo ospite a Dvaraka? E' successo qualcosa che ti ha reso infelice? O forse ti senti vuoto perch hai perso il tuo pi intimo amico? Arjuna, non tenermi ancora sulle spine, dimmi se il nostro Signore  ancora presente su questo pianeta oppure lo ha abbandonato."
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Ed egli, che era addolorato oltre ogni immaginazione a causa dei forti sentimenti di separazione da Krishna, si prov a rispondere alle domande del fratello. Mentre ricordava il suo viso, la voce gli veniva meno e riusc a malapena a parlare.
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"O re, la Suprema Personalit di Dio, che mi ha trattato come un amico intimo, mi ha abbandonato. Quindi quello straordinario potere che meravigli anche i deva ora non mi appartiene pi. Egli se ne  appena andato, e ora mi rendo conto che in sua assenza tutto l'universo mi sembra vuoto e privo di qualsiasi attrattiva, come un corpo che sia stato lasciato per sempre dalla vita.
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Solo per la sua grazia io sono stato in grado di compiere tante imprese formidabili nel corso della mia esistenza, e ora che Lui se ne  andato non sono stato capace neanche di proteggere le donne di Dvaraka dall'assalto di una banda di vili briganti.
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O re, le notizie che ti porto sono terribili: i Vrishni si sono sterminati fra loro, proprio come la nostra famiglia ha fatto anni fa. E Dvaraka  scomparsa, inghiottita dalle acque dell'oceano. Solo quattro o cinque sono sopravvissuti. Evidentemente cos Egli ha voluto. E ora a me non rimane altro che rievocare le sue parole, il suo viso, le cose che abbiamo fatto insieme: cos potr purificare il mio cuore dalla polvere della contaminazione materiale."
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E Arjuna trov la pace nel ricordo del Signore Shri Krishna. Gli altri fratelli piansero disperati. Poi Yudhisthira disse: "Questi segni sono chiari: stanno ad indicare che  giunto il nostro momento di lasciare questo mondo. In giovent non  consigliato che uno kshatriya assolva i compiti che sono propri dei brahmana, ma in vecchiaia  addirittura peccaminoso rimanere attaccati fino alla fine dei propri giorni al trono e ai piaceri che questo comporta.
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Gli ultimi anni della vita devono essere interamente dedicati al distacco dalle cose terrene e alla concentrazione sul mondo di Dio. Dunque io credo che sia arrivato il momento di seguire il sentiero tracciato dai nostri avi."
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Tutti furono d'accordo. In pochi giorni annunciarono la loro decisione di abbandonare la vita politica e di ritirarsi al fine di praticare i principi della rinuncia; poi incoronarono Parikshit imperatore e nominarono Yuyutsu suo tutore e l'anziano Kripa sua guida spirituale.
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Pochi giorni dopo partivano, salutati da una immensa folla riconoscente, seguiti dalla loro fedele moglie. Avevano deciso di viaggiare attraverso i principali luoghi santi di Bharata-varsha.
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Andarono a Dvaraka. L dove prima sorgeva la favolosa citt, ora vi era un'immensa distesa d'acqua: i Pandava in ammirazione di fronte a quel vasto oceano stavano ricordando Krishna e i suoi compagni, quando apparve Agni.
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"Ho saputo della vostra decisione," disse, "e credo che abbiate scelto il momento migliore per ritirarvi. Con la scomparsa di Krishna la vostra missione si  conclusa e non avete altri doveri da assolvere in questo mondo. Ora non vi rimane che restituire a Varuna le armi che vi aveva concesso, grazie alle quali avete sconfitto i Kurava. Gettatele nel mare, ed egli le recuperer."
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Senza esitazione, Arjuna gett Gandiva e la faretra e gli altri fecero lo stesso con le proprie armi. Privi oramai dei loro ultimi attaccamenti terreni, i Pandava si diressero a nord, verso l'Himalaya.
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Per mesi camminarono senza sosta e arrivarono fino a Meru. Ma mentre viaggiavano sulle vette innevate, Draupadi, stroncata dal freddo e dalle privazioni, cadde in terra senza pi vita. Poi, uno dopo l'altro, abbandonarono il proprio corpo dapprima Sahadeva, poi Nakula, Arjuna e Bhima.
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Yudhisthira rimase solo. Continu a camminare senza mai voltarsi indietro, senza mai distogliere la propria attenzione dalla Suprema Personalit di Dio.
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Pass altro tempo. Un giorno davanti a s vide una luce intensa, dalla quale sorse Indra.
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"Sono venuto qui in persona a prenderti, " disse il deva, "per accompagnarti a Svarga. Nella tua vita non hai mai peccato e le tue azioni sono sempre state rette. Come risultato hai dunque pieno diritto di venire con me a gioire dei piaceri dei mondi superiori."
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Yudhisthira sorrise, ma neanche davanti a un'offerta tanto allettante dimentic di essere giusto. "O Indra, ti seguir senz'altro a Svarga, ma prima voglio sapere dei miei fratelli: sono gi l in tua compagnia? oppure sono andati in qualche altro pianeta? Sappi che io non desidero andare in nessun luogo senza di loro."
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"Certamente. I tuoi fratelli sono le persone pi virtuose che siano mai vissute, e hanno abbondantemente meritato l'accesso ai miei pianeti. Vieni via, dunque, non restare ancora in questo mondo colmo di miserie."
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Cos Yudhisthira, avendo a quel punto superato tutte le prove, mont sul carro guidato da Matali. Questi spron i cavalli affinch corressero al massimo della loro velocit. E mentre il veicolo sfrecciava in cielo, il Pandava diede un ultimo sguardo a questo mondo, ai suoi dolori e alle sue frustrazioni. Poi lo perse di vista.
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In pochi istanti era arrivato ad Amaravati, la capitale di Indra, che Arjuna aveva gi visitato durante il viaggio volto alla ricerca di armi celestiali. Entrato nel palazzo, Yudhisthira si guard attorno per cercare Bhima, Arjuna, i gemelli e Draupadi, ma non li vide. C'erano tanti monarchi giusti che conosceva, ma non riusciva a scorgere i suoi parenti.
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"O Indra, mi avevi detto che Arjuna e gli altri erano gi qui con te, ma in questo meraviglioso palazzo io non li trovo. In questo momento sono forse in qualche missione?"
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Indra gli lanci uno sguardo benevolo. "Yudhisthira, in questo mondo devi abbandonare gli attaccamenti familiari che sono pertinenti al corpo e alla situazione che avevi sulla Terra. Ora ci che concerneva la tua nascita precedente non ti riguarda pi. Non pensare pi a loro e goditi tanta meritata beatitudine."
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"Io non desidero nessuna gioia se non la gusto in compagnia dei miei fratelli. Se non sono qui con te, dove sono? Conducimi ovunque essi siano."
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Indra tent di convincerlo a dimenticarli, ma Yudhisthira era fermo nel suo proposito. Mentre parlavano, fra molti celebri sovrani del passato not il vile e malvagio Duryodhana.
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149. La meta celeste.
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Seduto su un trono d'oro interamente ricoperto di sfavillanti gioielli, questi discorreva per l'appunto insieme ai numerosi re che, per la loro stretta osservanza dei principi religiosi, sulla Terra erano sempre stati rispettati. Yudhisthira non poteva credere ai propri occhi.
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"Come pu quell'essere invidioso ed empio sedere nel mezzo di quei santi monarchi? Sulla Terra ha provocato solo immani sofferenze e il suo egoismo ha sterminato un'intera generazione di kshatriya. Costui merita il peggiore degli inferni, non le gioie dei pianeti celesti."
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"Abbandona ogni animosit contro Duryodhana," rispose Indra. "Egli ha pagato con la morte il suo debito verso gli dei e ora, grazie alle benedizioni di Balarama e Gandhari e al luogo santo di Samanta-panchaka dove ha lasciato il corpo, secondo le leggi divine ha pienamente meritato Svarga."
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Ma Yudhisthira si rifiut di stare in un luogo in cui era presente Duryodhana e non vi erano invece i suoi fratelli, e preg Indra di portarlo ovunque essi fossero. Venne accompagnato lungo una strada.
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Cammin per molto tempo, finch giunse in un luogo scuro, puzzolente, pieno di insetti e di gente orrenda che gridava e minacciava. In quell'inferno vide Bhima, Arjuna, Nakula, Sahadeva e tanti altri amici e conoscenti che sulla Terra aveva stimato ed amato.
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Era incredulo: come poteva essere che delle persone virtuose e osservanti delle leggi del dharma soffrissero in quell'inferno mentre il demoniaco Duryodhana sedeva su un trono di gioielli ad Amaravati? Ma effettivamente la cosa non gli importava, preferiva restare con i suoi fratelli.
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Pass un'ora. All'improvviso, gettando luce in quel luogo buio, Indra apparve e li chiam. "Voi siete stati gli uomini pi retti della Terra" disse, " e soprattutto avete avuto la fortuna di godere della compagnia personale del Signore Supremo stesso; quindi meritereste anche pi dei pianeti che io posso offrirvi.
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Eppure state vivendo in quest'inferno. Tuttavia c' una spiegazione a tutto ci. Gli kshatriya, per quanto retti siano, devono uccidere e stare a contatto con le ricchezze materiali; per questo anche i pi santi devono purificarsi passando, per un certo periodo di tempo, attraverso l'esperienza delle pene infernali. Ognuno di voi ha commesso qualche errore, qualche impurit che avete cos espiato. Ma adesso che vi siete purificati da ogni peccato, potete venire con me ad Amaravati."
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I Pandava vissero a lungo nei pianeti celesti in compagnia di deva e rishi dal cuore completamente libero da ogni macchia. Rimasero in questo universo materiale e non seguirono il Signore Krishna nel Suo mondo solo perch avevano altre missioni da compiere. Ma quelle riguardano altre storie.
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150. Parole conclusive.
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Il male ormai imperversava sulla Terra, quando gli dei avevano chiesto a Krishna di incarnarsi insieme a loro, uniti nella missione di ristabilire gli eterni principi della religione. Egli non vi scese da solo, ma port con s i suoi eterni compagni. Quando il seme della verit fu piantato e lo scopo della loro nascita ottenuto, il Signore e i suoi compagni tornarono nelle loro dimore d'origine.
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Per qualche tempo il mondo in cui viviamo fu arricchito dalla rara presenza personale di Shri Krishna, il quale prima di ripartire ci ha lasciato le Sue parole che sono l'Eterna Verit che trascende le limitazioni di questo mondo illusorio.
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Chiunque desideri conoscere il Signore dovrebbe studiare e praticare il sacro libro conosciuto come Bhagavad-gita.
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Il Maha-bharata di Vyasa  una storia immortale e fintanto che ci sar una scintilla di virt nei cuori degli uomini, questo sar letto e discusso con sommo piacere.
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FINE.
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Glossario.
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A.
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*Abhimanyu: figlio di Arjuna e padre postumo di Parikshit
*acarya: maestro, insegnante; colui che insegna con l'esempio
*Acyuta: uno dei nomi di Krishna, che significa "l'infallibile"
*Acyutayus: combatt dalla parte dei Kurava e cadde per mano di Arjuna
*Adi Parva: un capitolo del Maha-bharata
*Agastya: uno dei saggi pi celebri della tradizione vedica
*Agni: il deva del fuoco
*Airavata: l'elefante di Indra
*Akrura: uno degli amici intimi di Krishna
*akshauhini: unit di misura dei soldati che componevano un esercito; consisteva in 21.870 carri da guerra, 21.870 elefanti, 65.160 cavalli e 109.350 fanti
*Alambusha: il rakshasa figlio del saggio Rishyashringa; cadde per mano di Ghatotkacha
*Alambusha: omonimo rakshasa, ma figlio di Jatasura
*Alayudha: re rakshasa che combatt dalla parte dei Kurava
*Amaravati: la capitale del regno celeste di Indra
*Amba: la sfortunata ragazza che rinacque come Shikhandi per vendicarsi di Bhishma
*Ambalika: moglie di Vicitravirya e madre di Pandu
*Ambika: moglie di Vicitravirya e madre di Dritarashtra
*Anga: il regno che Duryodhana don a Karna per conferirgli dignit reale
*Anuvinda: il principe del territorio di Avanti; lui e il fratello Vinda caddero per mano di Arjuna
*apsara: meravigliose ragazze dei pianeti celesti
*arani: il bastone con il quale i brahmana accendono il fuoco del sacrificio
*arghya: cerimonia atta a venerare le grandi personalit
*Arjuna: il terzo dei Pandava; era un caro amico e devoto di 
Krishna; aveva anche altri nove appellativi
*ashrama: luogo dove si praticano i principi della vita spirituale
*ashvamedha-yajna: il sacrificio del cavallo; generalmente i re lo celebravano quando volevano essere riconosciuti come 
imperatori
*Ashvini-kumara: i gemelli medici dei deva che generarono Naku-la e Sahadeva
*Asita: grande saggio della tradizione vedica
*asura: stirpe di esseri demoniaci
*Astika: figlio di Jaratkaru (il saggio) e Jaratkaru (la sorella di Vasuki)
*Ashvatthama: il figlio di Drona
*Atiratha: il padre adottivo di Karna
*Avanti: il territorio dell'India chiamato anche Malava
*Avanti: i fratelli Vinda e Anuvinda
*avatara: colui che discende dal mondo spirituale per beneficiare gli uomini
*Ayodhya: la capitale del regno di Koshala (vedi "Il Ramayana")
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B.
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*Babruvahana: il figlio di Arjuna e Citrangada
*Badari: il luogo santo dove Vyasa si ritira per le sue pratiche 
ascetiche;  anche chiamato Badarika o Badarikashrama
*Bahlika: uno dei fratelli di Shantanu, ucciso da Bhima
*Baka: il rakshasa che terrorizzava Ekachakra, ucciso da Bhima
*Balarama: prima emanazione plenaria di Krishna; quando il Signore venne sulla Terra, cinquemila anni fa, egli apparve 
insieme a lui come suo fratello maggiore
*Bhagadatta:rispettato monarca e grande combattente; era il re di Prajyotisha
*Bhagavad-gita: il testo di base della filosofia spiritualistica 
dell'India; fu parlata da Krishna ad Arjuna prima dell'inizio della battaglia di Kurukshetra
*Bhagavan: colui che possiede pienamente tutte le perfezioni; questo nome designa la Suprema Personalit di Dio, Krishna, 
nel suo aspetto pi elevato
*bhakta: devoto
*Bhanuman: un principe di Kalinga, ucciso da Bhima
*Bharadvaja: saggio molto famoso, era il padre di Drona
*Bharata (i): i discendenti di Bharata
*Bharata: il figlio di Rishabha, da cui la nazione indiana prese il nome Bharata-varsha; divenne famoso perch cadde da una 
posizione spiritualmente elevata a causa dell'attaccamento a un cervo
*Bharata-varsha: l'antico nome della nazione indiana
*Bhima: il secondo dei Pandava
*Bhishma: il figlio di Shantanu e Ganga; era un sommo guerriero e una grande autorit in materia di conoscenza spirituale; parl, davanti alle pi grandi autorit spirituali dell'universo, il Shanti Parva
*Bhishma Parva: uno dei capitoli del Maha-bharata
*Bhoja: il re del territorio di Marttikavata; fu ucciso da Abhimanyu
*Bhojakata: la capitale del regno di Vidarbha, dove Rukmi, fratello di Rukmini, una delle mogli di Krishna, governava
*Bhumi: la dea che governa il pianeta Terra
*Bhurishrava: il figlio di Somadatta, il quale aveva una vecchia questione con la famiglia di Satyaki; fu ucciso slealmente proprio da quest'ultimo
*Brahma: il primo essere dell'universo creato direttamente da Vishnu; da quest'ultimo ricevette il potere di costruire la 
manifestazione cosmica in cui viviamo
*brahmacharya: il primo degli stadi della vita, in cui il giovane deve essere affidato a un maestro spirituale autentico 
per essere istruito in tutti i campi dello scibile umano;
*brahman: energia spirituale
*Brahman: uno dei nomi di Dio
*brahmana: la classe degli intellettuali e dei religiosi della societ vedica
*brahmastra: la terribile arma governata da Brahma
*Brihadakshatra: principe nishada ucciso da Drishtadyumna
*Brihadakshatra: uno dei fratelli Kekaya e uno degli alleati pi fedeli dei Pandava
*Brihadashva: un grande asceta che raccont la storia di Nala 
a Yudhistira, insegnandogli poi la scienza del gioco dei dadi
*Brihadbala: il re di Koshala; combatt dalla parte dei Kurava
*Brihadratha: il figlio di Jayadratha
*Brihannala: il nome che Arjuna assunse nel periodo in cui serviva come eunuco alla corte di Virata
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C.
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*cakra-vyuha: complicata formazione a forma di cerchio che Drona usava per difendersi dagli attacchi nemici
*Chekitana: grande eroe Vrishni, fu ucciso da Duryodhana
*Chandra: il deva della Luna
*Chandra-kausika: il saggio per la quale benedizione nacque Jarasandha
*Chedi: Sishupala era il re di questo regno; alla sua morte, suo figlio Drishtaketu prese il trono e aiut i Pandava a 
Kurukshetra
*Citrangada: la moglie di Arjuna, che gener un figlio chiamato Babruvahana; suo padre era il re Citrasena di Manalur
*Citrangada: il figlio di Shantanu e Satyavati; ancora giovane per in un duello
*Citraratha: il gandharva che, sconfitto in un duello, divenne amico di Arjuna
*Citrasena: un gandharva amico dei Pandava
*Citrasena: il padre di Citrangada, moglie di Arjuna
*Citrasena: uno dei cento figli di Dritarashtra
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D.
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*Daksha: un importante essere celeste; uno dei progenitori della razza umana
*Damaghosha: padre di Sishupala e re di Chedi
*Damagranthi: il nome che Sahadeva assunse durante il periodo in incognito
*danava: figli di Danu; stirpe di esseri demoniaci
*Danbodbhava: Karna nella vita precedente; ebbe uno scontro col rishi Nara e fu da lui ucciso
*Dantavakra: una delle incarnazioni di Vijaya; per per mano di Krishna
*Daruka: l'auriga di Krishna
*Dasharna: una regione dell'antica Bharata-varsha (India)
*Dasharna-raja: il re della regione omonima che cerc di resistere all'elefante di Bhagadatta
*deva: esseri che il Signore ha dotato del potere di governare i vari settori della creazione universale, (il sole, le piogge, il fuoco ecc.), cos da provvedere alle necessit degli uomini; con questo termine ci si riferisce genericamente anche agli abitanti dei pianeti superiori
*devadatta: la conchiglia di Arjuna
*Devaki: la madre di Krishna
*Devala: un grande saggio
*Devavrata: il nome di nascita di Bhishma
*devi: dea
*dhanur-veda: la scienza militare vedica
*dharma:  un termine con diversi significati; nel testo presente viene usato per indicare l'insieme delle norme religiose e 
morali che devono regolare la vita umana
*Dharma: nome di Yamaraja, il dio della giustizia 
*Dharmaputra: uno dei nomi di Yudhistira, che significa figlio di Dharma
*Dharmaraja: vedi Dharma
*Dhaumya: il maestro spirituale dei Pandava
*Dhrishtadyumna: il figlio di Drupada nato insieme a Draupadi direttamente dal fuoco del sacrificio
*Dhrishtaketu: il figlio di Sishupala ucciso in battaglia da Drona
*Draupadi: la moglie dei Pandava, nata direttamente dal fuoco del sacrificio
*Dritarashtra: il padre di Duryodhana; non trovando il 
coraggio di andare contro i voleri di quest'ultimo, dovette vedere i suoi figli soccombere sul campo di battaglia
*Drona: il maestro d'armi dei Pandava e dei Kurava
*Drupada: il re di Panchala; tra i suoi figli ricordiamo Draupadi e Dhrishtadyumna
*Duhssala: figlia di Dritarashtra e sorella di Duryodhana; spos Jayadratha
*Durga: la dea della natura materiale
*Durjaya: uno dei figli di Dritarashtra
*Durmarshana: uno dei figli di Dritarashtra
*Durmukha: altro figlio di Dhritarashtra
*Durvasa: celebre saggio, dette a Kunti il mantra per generare figli con i deva
*Duryodhana: il principale colpevole della guerra di 
Kurukshetra; era l'incarnazione della personificazione di kali-yuga
*Dusshasana: il secondo dei 100 figli di Dhritarashtra
*Dvaipayana: uno dei nomi di Vyasa
*Dvaipayana: il lago dove Duryodhana s'immerse per recuperare le energie
*Dvaita: vedi Dvaitavana
*Dvaitavana: una delle foreste dove i Pandava trascorsero il loro esilio
*dvapara-yuga: terzo yuga di un ciclo di quattro (maha-yuga): dura 864.000 anni
*Dvaraka: la capitale del regno di Krishna.
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E.
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*Ekachakra: il paese dove i Pandava si nascosero dopo l'attentato di Varanavata
*Ekalavya: il principe nishada che fu privato del pollice da Drona.
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G.
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*Gandhamadana: montagna himalayana
*Gandhara: territorio nord-occidentale dell'India, dove Subala governava; Shakuni e Gandhari erano suoi figli
*Gandhari: spos Dritarashtra; suo padre era il re Subala di Gandhara, e suo fratello il malvagio Shakuni
*gandharva: esseri celestiali che vivono nei pianeti superiori; le loro fattezze sono del tutto simili agli angeli della cultura cristiana
*Gandiva: l'arco di Arjuna costruito personalmente da Brahma, era in possesso di Varuna; fu dato ad Arjuna da Agni
*Ganga: la dea del fiume Gange 
*Gangadevi: altro appellativo per Ganga
*Gange: il fiume santo pi famoso e sacro dell'India; le sue origini sono divine e nasce fra le vette himalayane; dopo aver 
attraversato tutta la parte settentrionale dell'india, sfocia nel golfo del Bengala
*Ganesha: il figlio di Parvati; chi lo prega ottiene grandi ricchezze
*Garuda: l'aquila divina che trasporta Vishnu
*garuda: disposizione militare a forma di aquila; fu usata durante la battaglia di Kurukshetra
*Gautama: grande saggio della tradizione vedica
*Gautama Muni: lo stesso di Gautama
*Ghatotkacha: il rakshasa nato dal matrimonio di Bhima e Hidimbi
*Goloka-vrindavana: il pianeta spirituale eterna dimora di Krishna
*Gomati: fiume sacro dell'India; scorre vicino Naimisha
*gopi: le pastorelle amiche e amanti spirituali di Krishna durante la sua giovinezza; grazie al loro puro amore per 
Krishna, esse rappresentano il pi alto stadio di realizzazione spirituale
*gosvami: colui che controlla i sensi e la mente; questo termine viene spesso usato come titolo che accompagna il nome di saggi e maestri spirituali; e' anche l'appellativo che accompagna chiunque sia nell'ordine di rinuncia della vita (sannyasa)
*Govinda: nome di Krishna, che significa "colui che d piacere alle mucche e ai sensi"
*guru: maestro, guida spirituale
*guru-dakshina: il tradizionale tributo di gratitudine che il discepolo conferisce al maestro al termine del periodo scolastico.
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H.
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*Hanuman: il grande devoto di Rama che ha le sembianze di una scimmia; fu generato da Vayu, il deva del vento, e dunque era il fratello di Bhima; per saperne di pi si legga "Il Ramayana"
*Hastinapura: la capitale del regno Kurava;  la moderna Delhi
*Hidimba: un demone ucciso da Bhima
*Hidimbi: sorella di Hidimba e sposa di Bhima
*Himalaya: enorme catena montuosa al nord dell'India, dove gli asceti ancor oggi vanno a cercare luoghi tranquilli per le 
loro pratiche spirituali
*Hiranyakashipu: grande demone ucciso da una delle incarnazioni di Vishnu
*Hiranyaksha: il fratello di Hiranyakashipu che segu la stessa sorte
*hotra: il fuoco sacrificale
*hotri: il sacerdote che durante le cerimonie si occupa del fuoco sacrificale
*Hridika: della dinastia degli Yadu; era il padre di Kritavarma e combatt nella battaglia di Kurukshetra
*Hrishikesha: uno dei nomi di Krishna che significa "il controllore (o signore) dei sensi".
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I.
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*Indra: il re dei deva e padre di Arjuna
*Indrakila: una montagna himalayana
*Indraprastha: la capitale del regno dei Pandava
*Iravan: il figlio di Arjuna e Ulupi.
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J.
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*Jalasandha: un celebre eroe che combatt dalla parte dei Kurava durante la battaglia di Kurukshetra
*Janamejaya: figlio di Parikshit, celebr un grande sacrificio per annientare tutti i serpenti del pianeta
*Janardana: appellativo di Krishna che significa "colui che fa tremare i demoni"
*Jara: la strega che ricompose il corpo di Jarasandha
*Jarasandha: il potente re di Magadha sconfitto in duello da Bhima
*Jaratkaru: la figlia di Vasuki
*Jaratkaru: il saggio che spos la figlia di Vasuki
*Jatasura: tent di rapire Draupadi, ma fu ucciso da Bhima
*Jaya: uno dei due guardiani dei pianeti spirituali maledetti dai saggi a nascere tre volte come demoni
*Jayadratha: il re di Sindhu ucciso da Arjuna; era il marito di Duhssala, l'unica figlia femmina di Dritarashtra
*Jayanta: la citt dove Duryodhana costru il suo palazzo per defraudare i Pandava con il gioco dei dadi
*Jayatsena: il nome che Nakula prese durante il periodo in incognito
*Jayatsena: uno dei figli di Jarasandha
*Jimuta: il lottatore che Bhima uccise durante il periodo in incognito.
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K.
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*Kadru: la madre della stirpe dei naga; era moglie di Kashyapa
*Kailasha: una delle vette himalayane nella quale Shiva e Kuvera risiedono
*kala: il tempo eterno
*Kala: la personalit che governa lo svolgersi del tempo
*kalakanja: stirpe di demoni che Arjuna stermin nel periodo in cui visse nei pianeti celesti
*Kali: la personalit che governa su kali-yuga
*Kalinga: territorio dell'antica India; era anche il nome di uno dei re che combatterono con Duryodhana
*kali-yuga: era di lotte e di ipocrisia; dura 432.000 anni; quella in cui viviamo  cominciata da 5.000 anni;  caratterizzata dalla progressiva scomparsa dei principi della religione e dall'interesse rivolto esclusivamente alla ricerca del benessere materiale
*Kampilya: la capitale di Drupada, re di Panchala
*Kamyaka: una delle foreste dove i Pandava trascorsero il loro esilio
*Kanka: il nome che Yudhistira assunse nel periodo in incognito
*Kanva: celebre saggio da cui poi provenne una nobile stirpe
*karma: legge della natura secondo cui ogni azione materiale, 
buona o cattiva, comporta una conseguenza che lega il suo autore all'esistenza condizionata e al ciclo delle nascite e delle 
morti
*karma-yoga: l'azione spirituale, condotta secondo le regole della coscienza di Krishna; altro nome del bhakti-yoga; insegna 
ad agire nella maniera giusta al fine di purificare le proprie attivit e quindi la propria esistenza
*Karna: figlio segreto di Kunti e Surya, fu un grande amico di Duryodhana e per lui mor
*Karna Parva: uno dei capitoli del Maha-bharata
*Kartikeya: il generale dell'esercito dei deva
*Kashi: territorio dell'India corrispondente all'odierna Benares
*Kashiraja: il re di Kashi che combatt a fianco dei Pandava
*Kashyapa: grande saggio dell'epoca vedica
*Kekaya: i cinque principi di questo regno combatterono a fianco dei Pandava
*Keshava: appellativo di Krishna che significa "uccisore del demone Keshi"
*Keshi: demone a forma di cavallo ucciso da Krishna
*Khandava: la foresta che Agni bruci con l'aiuto di Krishna e Arjuna
*Khandava-prastha: una piccola citt che era stata la capitale dei Kuru; quando i Pandava vi si trasferirono la chiamarono 
Indra-prastha
*Kichaka: il generale dell'esercito di Virata ucciso da Bhima per aver molestato la moglie
*kinnara: una specie di deva che suonano la vina, uno strumento musicale particolare
*Kirata: il cacciatore; era la forma che Shiva aveva assunto per mettere alla prova Arjuna
*Kiriti: appellativo di Arjuna, che significa "colui che porta un diadema sul capo"
*Kirmira: rakshasa ucciso da Bhima; era il fratello di Baka e un caro amico di Hidimba
*Koshala: il regno con capitale Ayodhya, dove Rama govern con grande rettitudine
*Kotikasya: un amico di Jayadratha, monarca di Trigarta
*krauncha: strategica disposizione dell'esercito a forma di uccello
*Kripa: figlio di Gautama, dette i primi rudimenti dell'educazione ai Pandava e ai Kurava; fu il maestro di Parikshit
*Kripi: la sorella di Kripa e moglie di Drona
*Krishna: la Persona Suprema e Originale; tutti i grandi saggi e santi lo riconoscono come il dio creatore di ogni cosa; questo nome significa "l'infinitamente affascinante", ma egli possiede anche altri nomi, in numero praticamente illimitato
*Krishna Dvaipayana Vyasa: vedi Vyasa
*Kritavarma: un eroe della dinastia dei Vrishni che combatt a fianco di Duryodhana
*Kshatradharma: uno dei figli di Dhrishtadyumna
*kshatriya: l'ordine guerriero della societ; il loro dovere era quello di assicurare l'ordine e la pace
*kshatriya-dharma: i doveri pertinenti alla classe kshatriya
*Kumbhakarna: il fratello di Ravana ucciso da Rama (vedi "il Ramayana")
*Kunti: la madre dei Pandava
*Kuntibhoja: il padre adottivo di Kunti
*Kurava: discendenti di Kuru; anche i Pandava erano dei Kurava, ma per distinguerli vennero usati appellativi diversi
*Kuru: antico re della dinastia dei Bharata
*Kuru: i discendenti del re Kuru; in particolare con questo nome ci si riferisce ai centi figli di Dhritarashtra
*Kurukshetra: la sacra piana dove si combatt la terribile battaglia; venne cos chiamata perch Kuru vi svolse le sue ascesi
*kusha: erba sacra, dove i saggi si siedono durante le loro meditazioni
*Kuvera: il deva delle ricchezze.
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L.
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*Lakshmana: il figlio di Duryodhana ucciso da Abhimanyu
*Lakshmi: la compagna eterna di Vishnu;  la dea della fortuna
*Lanka: isola a sud dell'India; qualche tempo fa veniva chiamata Ceylon
*lingam: divinit a forma di genitale; con questa Shiva viene adorato dai suoi devoti
*Lokapala: i guardiani dei mondi; sono Indra, Kuvera, Yama e Varuna
*Lomasa: grande asceta, port notizie di Arjuna ai suoi fratelli.
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M.
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*Madhusudana: nome di Krishna; uccise il demone Madhu
*Madra: il regno governato da Shalya
*Madri: la seconda moglie di Pandu, madre di Nakula e Sahadeva; era la sorella di Shalya
*Magadha: il regno di Jarasandha
*Maha-bharata: la storia scritta da Vyasa imperniata sulle gesta dei Pandava e sugli eventi che condussero alla guerra di 
Kurukshetra
*Mahabhishaka: Shantanu nella sua vita precedente; fu maledetto da Brahma per aver osservato con desiderio la dea Ganga
*Mahadeva: un sinonimo di Shiva
*maharaja: appellativo con cui ci si rivolgeva ai re; veniva tuttavia talvolta usato anche per i brahmana
*maharatha: un eroe capace di affrontare da solo 60.000 nemici
*maharshi: grande saggio
*mahatma: grande anima; coloro che sono avanzati spiritualmente
*Mahishmati: antica citt sulle rive del Narmada; il virtuoso Nila ne era il principe
*Mainaka: montagna himalayana
*Maitreya: saggio famoso per la sua vasta conoscenza
*makara: una delle disposizioni tattiche di un esercito
*Manalur: regno nord orientale, dove Arjuna spos Citrangada
*Mandara: montagna himalayana
*Maniman: potente rakshasa amico di Kuvera
*mantra: vibrazioni sonore, parole, preghiere; vengono recitate per purificare la propria mente o anche per evocare armi terribili
*Manu: il progenitore dell'umanit; fu il primo essere a venire in questo pianeta in precedenza disabitato; e' l'autore del Manu-samhita
*Markandeya: anziano saggio molto celebre; per la sua et avanzata aveva assistito agli avvenimenti di molti yuga, e pur 
tuttavia, grazie ai suoi poteri mistici e alle benedizioni di Shiva, aveva mantenuto il corpo giovane e fresco come quello di un ragazzo
*Matali: l'auriga di Indra
*Mathura: la citt santa dell'India in cui Krishna nacque
*Matsya: il regno di Virata
*Mayadanava: l'architetto degli asura; per ringraziare Arjuna di averlo salvato, costr il favoloso sabha
*Menaka: bellissima apsara dei pianeti celesti
*Meru: montagna himalayana; il sole circola intorno ad essa durante il suo tragitto
*Mithila: regno nord-orientale dove Janaka govern (vedi "il ramayana")
*Muka: demone a forma di cinghiale che Arjuna e Shiva uccisero
*murti: manifestazione della forma personale di Dio sotto forma di "statue", costruite con specifici materiali e che vengono adorate sugli altari.
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N.
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*naga: la razza dei serpenti
*nagastra: arma che materializzava terribili serpenti; Karna la us contro Arjuna
*Nahusha: antico re maledetto da Agastya
*Nakula: il quarto dei Pandava
*Naimisha: la foresta dove i grandi saggi si riuniscono per discutere soggetti spirituali
*Nala: re nishada la cui storia venne raccontata da Brihadashva a Yudhistira
*Nanda: il padre adottivo di Krishna
*Nara-narayana Rishi: una delle precedenti incarnazioni di Arjuna e Krishna
*Narada: celebre saggio e grande devoto di Krishna;  figlio di Brahma, e ha il potere di viaggiare costantemente in tutto l'universo diffondendo le glorie del Signore
*Narayana: emanazione plenaria di Krishna dotata di quattro braccia che rispettivamente brandiscono una conchiglia, un disco, una mazza e un fiore di loto
*narayana (i): l'esercito che Krishna accord a Duryodhana
*narayana-astra: terribile arma usata da Ashvatthama contro l'esercito dei Pandava
*Narmada: fiume sacro dell'India
*Nila: monarca che combatt a fianco dei Kurava
*Nila: il re di Mahishmati che, sebbene fosse un grande devoto di Agni, fu assoggettato da Sahadeva; combatt dalla 
parte dei Pandava
*Nishada: regno situato a nord del continente indiano; i suoi abitanti erano ritenute persone dalle abitudini incivili
*nivata-kavacha: stirpe demoniaca sterminata da Arjuna durante il periodo in cui visse nei pianeti celesti
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O.
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*om: sacra sillaba spirituale
*om namo bhagavate vasudevaya: mantra vedico; offro i miei 
omaggi al Supremo Signore Shri Krishna, figlio di Vasudeva.
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P.
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*padma-vyuha: organizzazione strategica dell'esercito a forma di loto
*panchajanya: la conchiglia di Krishna
*Panchala: il territorio governato da Drupada; cos venivano chiamati anche i suoi abitanti
*Pandava: i figli di Pandu
*Pandu: il figlio generato da Vyasa e Ambalika; grazie all'intercessione dei deva, le sue due mogli generarono cinque 
gloriosi eroi
*Paramatma: anima suprema;  la forma di Dio che dimora nel cuore di ogni essere vivente
*Parashara: il saggio che gener Vyasa, frutto dell'accoppiamento con Satyavati
*Parashurama: l'incarnazione divina che stermin 21 generazioni di guerrieri
*Parikshit: il discendente dei Pandava, a cui Krishna restitu la vita; era il nipote di Arjuna e un grande devoto del Signore; il suo nome significa "nato da una linea estinta"
*Partha: appellativo di Arjuna; significa figlio di Pritha, Kunti
*parva: capitolo
*Parvata: saggio celestiale, grande amico di Narada, che accompagna nei suoi viaggi
*Parvati: la moglie di Shiva;  la dea che governa la natura materiale
*pashupata: l'arma che Shiva accord ad Arjuna, grazie alla quale fu in grado di uccidere Jayadratha
*paulama: stirpe demoniaca
*Pavana: altro nome di Vayu, il deva del vento
*Prabhasa: il luogo dove i Vrishni si affrontarono e si sterminarono in una battaglia fraticida; era stato un luogo santo 
particolarmente adatto per celebrare cerimonie in onore di Shiva
*Pradyumna: su questa terra nacque come uno dei figli di Krishna
*Prajapati: generalmente un nome di Brahma; il significato etimologico  "padre delle genti", o "progenitore"
*Prajyotisha: il regno di Bhagadatta
*Pramataka: celebre saggio; uno dei sacerdoti che intervennero nel sacrificio dei serpenti di Janamejaya
*Pratikami: uno degli attendenti di Duryodhana
*Pratipa: il padre di Shantanu
*Prativindhya: il figlio di Draupadi e Yudhistira
*Prayaga: vedi Triveni Sangama
*Pritha: nome di nascita di Kunti
*puja: cerimonia di rispetto e venerazione offerta al maestro spirituale e al Signore
*Purana: diciotto scritti vedici destinati allo studio e alla pratica di coloro che sono soggetti alle influenze dei guna
*Purochana: il malvagio aiutante di Duryodhana.
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R.
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*Radha: la madre adottiva di Karna
*Radha: la compagna eterna di Krishna; era la preferita fra le gopi
*Radharani: vedi Radha
*Radheya: altro nome di Karna
*rajasuya: grandiosa cerimonia celebrata di frequente dai monarchi dell'epoca vedica
*rajasuya-yajna: vedi rajasuya
*rakshasa: stirpe demoniaca dedita a ogni tipo di misfatti
*rakshasi: femmina della stirpe rakshasa
*Rama: il protagonista del Ramayana; era un'incarnazione di Vishnu
*Ramayana: la storia, scritta da Valmiki, che tratta delle gesta di Rama 
*Rambha: una delle apsara pi belle
*Ravana: il rakshasa che rap Sita; trov la morte per mano di Rama (vedi "Il Ramayana")
*rishi: saggio, asceta
*ritvik: uno dei sacerdoti preposti all'esecuzione dei sacrifici
*Romaharshana: un saggio, padre di Suta Gosvami
*rudrastra: arma evocata con un mantra a Shiva
*Rukmaratha: uno dei valorosi figli di Shalya; cadde a Kurukshetra nel tentativo di opporsi ad Abhimanyu
*Rukmi: il re che a causa della sua tracotanza fu rifiutato prima della battaglia di Kurukshetra; era il re di Bhojakata e 
fratello di Rukmini, una delle mogli di Krishna
*Rukmini: la prima moglie di Krishna
*Ruru: saggio che ebbe motivi di maledire la razza dei serpenti.
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S.
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*sabha: un palazzo generalmente molto fastoso che veniva usato nelle grandi occasioni
*Sabha Parva: uno dei capitoli del Maha-bharata
*Saci: la moglie del re dei deva, Indra
*Sakradeva: uno dei principi Kalinga ucciso da Bhima
*Sairandhri: il nome che Draupadi assunse durante il periodo in incognito
*Samantha-panchaka: luogo sacro dove Bhima e Duryodhana combatterono il loro ultimo duello
*Samba: figlio di Krishna e Jambavati; insieme ad altri, offese dei saggi e caus la distruzione della loro casata
*samsaptaka: venivano chiamati cos coloro che prendevano il voto di vincere o morire; i Trigarta presero questo voto e 
furono sterminati da Arjuna
*Sanjaya: il discepolo di Vyasa che raccont la guerra di Kurukshetra a Dhritarashtra
*Sankarshana: una delle espansioni di Krishna; fra le altre cose, causa la dissoluzione dell'universo materiale
*sankhya: sistema filosofico insegnato dall'avatara Kapila; consiste nello studio analitico della natura spirituale, di quella materiale, e dell'analisi comparata delle due
*sankhya: sistema filosofico materialistico che enumera le componenti della natura materiale. Un tipo di Sankhyae giunge a conclusioni non accettate dai testi vedici
*sannyasa: l'ordine della rinuncia
*sannyasa: la rinuncia ai frutti dell'azione nell'adempimento del proprio dovere
*Sarasvati: fiume sacro dell'India
*Sarasvati: la dea del sapere, figlia di Brahma
*sarpa: termine che pu significare 'presto', ma anche 'serpente'; Nahusha lo us per far affrettare Agastya e da lui fu 
poi maledetto a rinascere come un rettile
*sarvato-bhadra: formazione militare impenetrabile da qualsiasi direzione
*Satanika: il figlio di Draupadi e Nakula
*Satyabhama: una delle mogli di Krishna
*Satyajit: uno dei fratelli di Drupada
*Satyaki: era un amico di Krishna e un discepolo di Arjuna
*Satyavati: la madre di Vyasa; divenne poi la moglie di Shantanu
*satya-yuga: la prima e la pi evoluta delle ere; dura 
1.728.000 anni ed  caratterizzata dal fatto che gli uomini che vivevano a quel tempo erano nella pi alta virt
*Saunaka: il pi rispettato dei rishi di Naimisha
*Savitri: la donna che affront Yama pur di riavere vivo il marito
*Seshanaga: il serpente divino
*shakata: una ruota
*shakti: l'arma che Indra cedette a Karna
*Shala: il fratello di Bhurishrava
*Shalva: il principe del quale Amba era innamorata
*Shalva: un demone ucciso da Krishna
*Shalya: lo zio dei Pandava che fu raggirato da Duryodhana e costretto a combattere dalla sua parte
*Shalya Parva: uno dei capitoli del Maha-bharata
*shami: l'albero in cima al quale i Pandava nascosero le loro armi
*Shamika: il saggio che Parikshit insult
*Shanka: uno dei figli di Virata caduto a Kurukshetra
*Shankara: altro nome di Shiva
*Shantanu: il padre di Bhishma e marito di Ganga
*Shanti Parva: la sezione del Maha-bharata parlata da Bhishma sul letto di morte
*Shibi: uno dei pi virtuosi re della dinastia dove in seguito sarebbero nati i Pandava
*Shikhandi: la reincarnazione di Amba; rinacque come figlia di Drupada, ma in seguito avrebbe cambiato sesso
*Shini: il nonno di Satyaki
*Shiva: uno dei deva pi importanti;  un'espansione parziale di Narayana; altri nomi: Rudra e Shankara;  incaricato di 
distruggere l'universo alla fine della vita di Brahma
*shiva-ratri: festa in onore di Shiva
*shri: epiteto onorifico
*Shridhama: uno degli amici d'infanzia di Krishna
*Shrimad-bhagavatam: detto anche Bhagavata Purana,  il testo pi puro ed elevato fra tutte le scritture vediche; narra le 
attivit spirituali di Krishna e dei suoi puri devoti;  considerato il commento originale e naturale del Vedanta-sutra 
da parte del suo stesso autore, Vyasa
*shringataka: formazione strategica di un esercito; si trattava di molteplici corni che avrebbero potuto penetrare facilmente la formazione nemica
*Shringi: il giovane brahmana che maledisse Parikshit
*Shrutakarma: il figlio di Sahadeva e Draupadi
*Shrutasena: vedi Shrutakarma; il figlio di Sahadeva
*Shrutayudha: trov la morte per aver fatto un uso sbagliato della sua micidiale mazza
*Shrutayus: guerriero Kurava
*Shukadeva Gosvami: era figlio di Vyasa; impar da suo padre lo Shrimad-bhagavatam mentre era ancora nel ventre della madre, e pi tardi lo trasmise a Parikshit
*Shurasena: uno stato del nord dell'India; era anche il nome del suo monarca
*Sindhu: il regno in cui governava Jayadratha
*Sishupala: ucciso da Krishna, era una delle incarnazioni di Jaya
*Soma: il deva della luna
*Somadatta: un re della dinastia kurava; era il padre di Bhurishrava
*Subahu: uno dei due fratelli di Susharma
*Subala: il re di Gandhara; era il padre di Shakuni e Gandhari
*Subhadra: sorella di Krishna e moglie di Arjuna
*Subrahmanya: Kartikeya, il figlio di Shiva, altrimenti chiamato Skanda
*Sudakshina: principe che si schier dalla parte dei Kurava
*Sudarshana: guerriero kurava
*Sudarshana: l'arma divina di Krishna a forma di disco
*Sudarshana (l'isola): si trova nell'universo in cui viviamo
*Sudeshna: la moglie di Virata
*Sudhanva: uno dei due fratelli di Susharma; per a Kurukshetra
*Sunda: un demone che litig con il fratello per il possesso dell'apsara Tilottama
*Supratika: il terribile elefante di Bhagadatta
*Sura: il padre di Vasudeva e Kunti
*sura: essere celeste, in possesso di qualit virtuose
*Surya: il deva del sole
*Susharma: il re dei Trigarta, caduto per mani di Arjuna
*suta: casta mista destinata a guidare i carri da guerra degli kshatriya;  probabile che si occupassero anche della 
costruzione dei carri da guerra
*Suta Gosvami: quando Shukadeva parl lo Shrimad-bhagavatam, egli era presente e lo insegn poi ai saggi di Naimisha, dove raccont anche il Maha-bharata
*Sutasoma: il figlio di Draupadi e Bhima
*Svarga: pianeti che appartengono al sistema planetario superiore; l gli esseri sono molto evoluti, la vita  lunga e colma di gioie materiali; le anime virtuose vengono inviate su questi pianeti per raccogliere i frutti del loro karma positivo
*Svarga-loka: vedi svarga
*svayamvara: cerimonie o tornei nel corso dei quali le principesse sceglievano o venivano vinte dai contendenti
*Sveta: uno dei figli di Virata
*Svetaki: antico re che esegu una serie di sacrifici tanto ricchi da far ammalare Agni.
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T.
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*Takshaka: il serpente amico di Indra che uccise Parikshit
*Tantripala: il nome assunto da Sahadeva durante il periodo in incognito
*Tilottama: bellissima apsara creata per distruggere i demoni Sunda e Upasunda
*tirtha-yatra: pellegrinaggio
*treta-yuga: la seconda delle epoche del mondo; dura 1.296.000 anni
*Trigarta: i principi di questo regno erano grandi amici di Duryodhana e nemici giurati dei Pandava; presero il voto 
samsaptaka e furono sterminati da Arjuna
*Triveni Sangama: antico nome di Prayaga,  uno dei luoghi pi sacri dell'India, dove le acque dorate del Gange si uniscono 
a quelle blu dello Yamuna; 
*tyaga: rinuncia, sacrifico.
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U.
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*Uddalaka: celebre saggio; Yajnavalkya fu uno dei suoi discepoli
*Udyoga Parva: uno dei capitoli del Maha-bharata
*Ugrasena: il re di Mathura e padre di Devaki
*Uluka: il figlio di Shakuni ucciso da Sahadeva
*Ulupi: una delle mogli di Arjuna; era la figlia del re dei naga
*Upaplavya: il quartier generale dei Pandava prima della guerra; era una delle citt del regno di Matsya
*Upasunda: il fratello di Sunda, con cui litig per Tilottama
*Urvashi: importante apsara; fu una delle antenate della dinastia dei Bharata; maledisse Arjuna a divenire un eunuco
*Utanka: grande saggio; ebbe un ruolo importante nella storia del sacrificio di Janamejaya
*Uttamaujas: un grande guerriero che combatteva sempre nei pressi di Arjuna
*Uttara: il figlio di Virata
*Uttara (pi precisamente Uttaraa): la figlia di Virata che spos Abhimanyu; fu la madre di Parikshit
*uttarayana: periodo positivo atteso da Bhishma per abbandonare le proprie spoglie mortali.
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V.
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*Vaisampayana: discepolo di Vyasa, narr il Maha-bharata durante il sacrificio dei serpenti di Janamejaya
*vaishya: una delle quattro divisioni sociali quella dei commercianti e dei proprietari terrieri
*Valala: il nome che Bhima assunse durante il periodo in incognito
*Valmiki: il saggio che scrisse il Ramayana
*Vana Parva: uno dei capitoli del Maha-bharata
*Vanara: il popolo di scimmie che aiut Rama a ritrovare Sita
*Varanavata: la citt dove i Pandava furono mandati per essere arsi vivi nella loro casa
*Varuna: il deva dell'oceano
*varuna-astra: l'arma presieduta da Varuna; come effetto sprigiona un'enorme quantit d'acqua
*Vasishtha: un grande saggio
*Vasu: otto importanti esseri celesti
*Vasudeva: il padre di Krishna
*Vasuki: il re dei naga
*Vayu: il deva del vento
*Veda: una vasta raccolta di libri compilati da Vyasadeva;  la conoscenza pi completa ed esatta che il genere umano abbia 
mai avuto
*Vibhishana: l'anziano re di Lanka; era il fratello minore di Ravana e Kumbhakarna
*Vicitravirya: il figlio di Shantanu e Satyavati
*Vidura: una delle incarnazione di Dharma; nacque come fratello minore di Dritarashtra
*Vijaya: uno dei due guardiani dei pianeti Vaikuntha maledetti dai Kumara a nascere tre volte come demoni in questo mondo 
materiale
*Vikarna: era uno dei pochi figli virtuosi di Dritarashtra
*Vinata: una delle mogli di Kashyapa; da lei nacque Garuda e Aruna
*Vinda: un principe che combatt dalla parte dei Kurava
*Virata: il re di Matsya che combatt per i Pandava
*Virata Parva: uno dei capitoli del Maha-bharata
*Vishnu: uno delle espansioni di Krishna; significa "sostegno di tutto ci che esiste"; attraverso di lui gli universi materiali sono manifestati
*Vishoka: l'auriga di Bhima
*Vishvakarma: l'architetto dei deva
*Vishvamitra: uno dei saggi pi grandi; fu protagonista di imprese sovrumane
*Vishvarupa: divenuto il guru di Indra, fu poi ucciso dal suo stesso discepolo
*Vivashvan: il nome proprio del deva del sole
*Vivimsati: uno dei figli di Dritarashtra
*Vraja: vedi Vrindavana
*Vrika: combatt dalla parte dei Pandava
*Vrikodara: uno dei nomi di Bhima
*Vrindavana: villaggio dell'India dove, circa 5.000 anni fa, Krishna rivel i suoi divertimenti trascendentali in compagnia 
dei puri devoti; non c' differenza tra questo luogo terreno e Goloka Vrindavana, ma tale visione  possibile solo per colui 
che  completamente purificato
*Vrishaparva: antico re degli asura che poi si dedic alla pratica dello yoga
*Vrishasena: uno dei figli di Karna
*Vrishni: la stirpe in cui Krishna apparve
*Vritra: un grande asura ucciso da Indra
*Vyasa: il saggi che dette ordine e mise per iscritto i Veda; fu il padre di Dritarashtra, Pandu e Vidura; suoi altri nomi: 
Vyasadeva, Krishna Dvaipayana, Vedavyasa
*vyuha: l'organizzazione strategica degli eserciti.
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Y.
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*Yadava: discendente di Yadu
*Yadu: antenato della casata di Krishna
*yajna: sacrificio, cerimonia
*yaksha: una popolazione generalmente dedita alla magia nera
*yakshi: femmina della stirpe degli yaksha
*Yama: il nome del deva della morte; egli assegna agli uomini la loro giusta destinazione quando questi lasciano il loro corpo
*Yamaraja: vedi Yama
*Yamuna: il fiume sacro tanto amato da Krishna
*Yashoda: la madre adottiva di Krishna
*yati: monaco shivaita
*Yavana: stirpe considerata dedita ad attivit incivili
*yoga: la disciplina che insegna a controllare la mente e i sensi, cosa indispensabile per l'avanzamento spirituale
*yogi: colui che pratica lo yoga
*Yudhamanyu: il fratello di Uttamaujas
*Yudhistira: il primo dei fratelli Pandava
*yuga: ciascuna delle quattro ere di un ciclo chiamato maha-yuga
*yuvaraja: principe ereditario
*Yuyudhana: altro nome di Satyaki
*Yuyutsu: figlio di Dritarashtra avuto da una seconda moglie della casta vaishya; faceva parte di quella folta schiera di 
kshatriya che combattevano a malincuore dalla parte di Duryodhana.
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FINE.
